Ogni martedì quando a Ballarò il buon Floris presenta il direttore dell’ Istituto Ipsos, Nando Pagnoncelli, un brivido freddo percorre la mia schiena, non un brivido sensuale provocato dalla visione della lucida pelata del Nando, ma un brivido di orrore, che richiama alla memoria tristi ricordi.
“Salve, chiamo per l’istituto di ricerche Ipsos diretto da Nando Pagnoncelli, posso rubarle qualche minuto per una breve intervista, senza che lei mi mandi a fanculo?” quante volte avrò ripetuto questa frase in quegli ultimi mesi del lontano 2008? Furono mesi di iper attività lavorativa: su suggerimento della sorella Tapirigna accettai di fare l’intervistatrice per la Ipsos part time nel turno dalle 18 alle 22. Prima ancora di cominciare arrivò una supplenza da Monza: al mattino prof, alla sera intervistatrice. Una donna dalla doppia vita. Era un ritmo che non riuscivo a sostenere, soprattutto perché fare l’intervistatrice non mi piaceva proprio.
Non sopportavo l’ufficio, il telefono, la pressione per concludere le interviste: i team leader sembravano dei negrieri in giacca e cravatta, che con fruste invisibili istigavano i loro schiavi, un esercito di non morti, a produrre. Per non parlare dell’incubo dei briefing su come effettuare un sondaggio, di cosa trattava o che so io, che tanto non capivo niente, e alla fine quando i negrieri ti chiedevano Domande? l’unica che mi veniva da fare era Ma io, qui, cosa ci faccio? Ma questo era il meno: quando venivi gettato nell’arena armato di sola voce e cornetta dovevi affrontare l’umana bestialità all’altro capo del filo, un’umanità stanca, anziana, sorda, in procinto di preparare la cena o di mettere i bambini a letto, maleducata, pronta a scatenare contro di te povero innocente operatore la propria insoddisfazione su tutto. Che brutto mestiere quello dell’intervistatore.
Non si offenda, Sig. Pagnoncelli: è solo una mia opinione. Sicuramente ci saranno persone alle quali piace fare questo mestiere, stressante e pagato una miseria, che non dà nessuna prospettiva di stabilità, perché offre contratti a progetto rinnovati ogni mese. Già. A chi non piacerebbe?
Perciò, cari voi che ogni tanto passate di qui, vi prego di una cosa: quando un operatore vi chiama, sia per farvi un’offerta che per chiedervi un’opinione, siate gentili con lui, non trattatelo male, che lui fa solo il suo mestiere. Ve lo chiede una Crespa, assillata ancora dagli incubi per colpa di Nando Pagnoncelli!
