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Le misure dell’anima di Brunetta

Creato il 12 marzo 2015 da Andreapomella

12 marzo 2015

Il deputato Renato Brunetta fa un intervento in aula, ha un discorso scritto, legge tenendo il foglio davanti a sé, mentre con l'altra mano tocca ripetutamente il microfono. Il discorso è un'aspra invettiva contro il governo, così Brunetta si accalora, ma Brunetta non è un attore di professione, cosicché il suo fervore si schianta contro la gabbia della parola scritta. Brunetta prova a interpretare la parola scritta traducendola con i toni di voce che userebbe se potesse inveire parlando a braccio, vomitando il proprio livore, e infischiandosene della consecutio temporum e delle regole grammaticali. Ma la parola scritta non gli consente di disinteressarsi della consecutio temporum e delle regole grammaticali, la parola scritta è una parola artificiale, urta con l'interpretazione della sua voce. In questa sfida chi ci rimette non è la parola scritta, è la parola orale. Se Renato Brunetta fosse un attore sarebbe capace di dare la giusta intonazione a ogni singola parola, e il risultato sarebbe un discorso efficace, che sembrerebbe sgorgare direttamente dalla sua anima. Allo stesso modo, se il testo fosse scritto come si deve, ossia tagliato su misura per l'anima di Brunetta, il risultato non sarebbe questa lacrimosa invettiva che altri trecento parlamentari sono costretti ad ascoltare smascellandosi tra gli sbadigli. Dacché ne consegue che il compito principale del ghostwriter di Brunetta è conoscere a menadito le misure dell'anima di Brunetta.


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