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Ma la squadra è una

Creato il 19 gennaio 2011 da Malvino

“Potrei dire di tutto e di più contro Berlusconi e il teatrino che si evince dalle intercettazioni sulle serate di Arcore. Potrei sfogarmi e dire che è tutto uno schifo. E come me tanti vescovi sarebbero pronti a «sparare». Ma […] serve una strategia unitaria”monsignor Domenico Mogavero
“Come in ogni uomo [anche in Silvio Berlusconi] c’è anche del bene e bisogna evitare che venga rappresentata solo una parte dell’immagine, solo la parte ombrosa”cardinale Crescenzio Sepe
Al mio lettore ho consigliato più volte di non prestare troppa considerazione a quei prelati, anche di un certo peso, che esprimono opinioni in latente o patente contraddizione con la posizione ufficiale della Cei o con quella della Santa Sede (che pure non risultano sempre del tutto coincidenti e insieme sembrerebbero ambigue). [Mi pare di aver dedicato alla questione un poco di attenzione in più, fuor dal contesto delle cose italiane, a mo’ di paradigma, parlando dei pochi vescovi tedeschi che presero posizione contro il nazismo, tornati utili alla Chiesa solo dopo la caduta del Terzo Reich: se Hitler avesse vinto la guerra e col nazismo fosse stato possibile scendere a compromessi come la Chiesa non ha mai esitato a fare con ogni regime dittatoriale disposto a trattare, poco più di niente sapremmo dei cinque o sei vescovi antinazisti che oggi con la loro santità fanno ombra a decine di vescovi filonazisti.] Il gioco è di squadra e la partita non è mai sui tempi brevi: un vescovo può essere severamente ripreso oggi, ma esser fatto santo domani. [Si pensi a monsignor Oscar Romero che Giovanni Paolo II dichiarò scassacazzi nel 1979 e martire nel 2000.]Può sembrare santa prudenza o cinico opportunismo, tutto dipende da cosa si ritiene muova la Chiesa nel mondo, se lo Spirito Santo o la bimillenaria pellaccia. Perciò oggi dico al mio lettore: è inutile far previsioni su ciò che il presidente della Cei dirà lunedì prossimo, è inutile dar peso a ciò che si legge sulla prima pagina di Avvenire, ancor meno vale pena di dar troppo peso a questo o a quel prelato, che sia un monsignor Domenico Mogavero o un cardinale Crescenzio Sepe, perché le sorti di Silvio Berlusconi e del suo governo sono ancora lontane dall’essere prevedibili, checché ne pensi chi lo ama e chi lo odia, e fino a quando non sarà possibile capire come butta, la linea ufficiale della Chiesa non potrà che mantenersi ambigua.Nessuno – nemmeno la Dc – le ha concesso tanto, ma non si tratta di gratitudine, perché la Chiesa non esita a fottere chi le ha fatto un favore, se è necessario: fino a quando Silvio Berlusconi avrà la forza di restare in piedi per dare al Vaticano ciò che il Vaticano chiede, prevarranno la condanna del peccato e un occhio di riguardo per il peccatore.“Il contegno è indivisibile dal ruolo”, ha detto il cardinale Angelo Bagnasco, e il suo giornale ha chiesto la “chiarezza necessaria” sui fatti contestati a Silvio Berlusconi dai pm di Milano, ma fino a lunedì può accadere di tutto e fino a lunedì occorre equilibrio, che è ben rappresentato da ciò che dice il cardinale Elio Sgreccia: “La privacy va sempre rispettata. E quindi penso che se la privacy del premier è stata violata la cosa non sia giusta. Insieme penso che se c’è in atto un accanimento nei suoi confronti da parte di una certa magistratura la cosa non vada bene”, e fin qui sembrerebbe la dichiarazione di un Fabrizio Cicchitto dopo assunzione di 30 gocce di Valium; poi, “però […] c’è l’aspetto dell’esemplarità di chi ricopre incarichi di governo da non eludere mai”, e qui sembrerebbe che a parlare sia un Antonio Di Pietro dopo assunzione di tre compresse di Rivotril. Mogavero e Sepe controllano le ali e Sgreccia gioca al centro, ma la squadra è una.

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