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Mae Marsh: la telefonista che diventò attrice

Creato il 16 maggio 2013 da Oggialcinemanet @oggialcinema

Mae Marsh: la telefonista che diventò attrice

Mae Marsh: la telefonista che diventò attrice

(9 Novembre 1894 Madrid ,New Mexico – USA)
13 Febbraio 1968, Hermosa Beach ,California – USA)

L’infanzia di Mary Warne Marsh non è dissimile da quella di tante altre sue colleghe che hanno trovato nell’arte della recitazione motivo di riscatto sociale oltre che la realizzazione di un sogno. I genitori di Mae divorziano quando lei è ancora una bambina; dopo la morte di suo padre con la madre e i cinque fratelli sopravvivono al terremoto di San Francisco e successivamente si trasferiscono a Los Angeles dove la ragazza trova impiego come telefonista. La sorella Margaret ha già trovato lavoro presso la Biograph, apparendo in brevi pellicole, ed è proprio Margaret a presentare Mae a Griffith il quale la sceglie per molti suoi film . “Men’s genesis” del 1912 rappresenta il primo vero successo di Mae Marsh, seguono il piccolo capolavoro “Il cappello di Parigi” dello stesso anno, “La perfidia di Mary” del 1913, “Forza bruta” del 1914; sino ad arrivare ai celebri “Giuditta di Betulia”, “Nascita di una Nazione” ed “Intolleranza”.

Mae ha tutte le carte in regola per diventare la nuova Mary Pickford, e Griffith ci mette del suo per far si che la Pickford venga sostituita degnamente. Ed ecco che anche la Marsh incarna perfettamente la ragazza ingenua , senza malizia che però riesce a risolvere situazioni di ogni tipo con la forza di volontà. Ma sa anche commuovere con il solo tremolio delle mani e di tutto il corpo nel film “The Mother and the Low”. Non certo una carriera brillante fino a questo film che le ha consentito un’interpretazione magistrale. Cosi si fa avanti anche la Goldwyn che le offre ben 2000 dollari a settimana a dispetto degli 85 di Griffith. Mae non può rifiutare, anzi è lo stesso regista a consigliarle di accettare, fare abbastanza denaro per poi ritornare da lui. I film che gira alla Goldwyn non hanno molto successo e incassano poco; l’attrice torna da Griffith per girare il film “La rosa bianca”nel 1923. Nel frattempo da’ alla luce il secondo figlio e decide di ritirarsi dalle scene cinematografiche.

Filmografia
Nonostante la sua decisione di abbandonare il cinema per dedicarsi alla famiglia a tempo pieno, Mae gira altri film , specialmente con John Ford : “La più grande avventura” (1939) con Claudette Colbert ed Henry Fonda, un western lirico sul sogno americano; “Furore” (1940) che racconta l’America rurale degli anni Trenta attraverso una famiglia di agricoltori caduti in miseria. Per diversi critici è considerato il capolavoro di Ford, in quanto unisce perfettamente il tema della famiglia a quello della gente. Ancora con Ford gira nel 1941 “La via del tabacco” tratto dal successo editoriale del romanzo di Caldwell, e “Com’era verde la mia valle” melodramma sociale che ebbe grande successo al botteghino, nonché 4 premi Oscar.

Dopo i film “Ciao amici!” di Banks con Stan Laurel e Oliver Hardy, e “Bernardette” di Henry King con Jennifer Jones e Vincent Price, torna sul grande schermo con film che portano di nuovo la firma di Ford: “Sfida infernale” del 1946 incentrato sulla sfida all’Ok Corral e sul mitico personaggio di Wyatt Earp. Epico e trionfale. Nel 1948 è la volta di un western anomalo per Ford , “Il massacro di Fort Apache”guardato dal regista criticamente, in tutta la sua follia; seguono il sentimentale ed umoristico“In nome di Dio”, la commedia “Bill sei grande!”e l’altra straordinaria commedia piena di vitalità “Un uomo tranquillo” del 1952, dove Ford per la prima volta antepone a tutto il resto una storia d’amore. “Il sole splende alto” del 1953 è il film prediletto dal regista, come dichiarò lui stesso, per sé stesso, paternalistico ed evangelico; “I dannati e gli eroi” del 1960 è invece un film liberale, sincero, più thriller che western basato su una narrazione a flashback.

Nel 1961 Mae prende parte anche al primo western cinico di Ford con un’acuta indagine sulle cause del razzismo; due anni dopo realizza, probabilmente, il film meno compreso e sottovalutato della sua carriera: “I tre della Croce del Sud” una sorta di compendio di tutti i temi cari al regista, famiglia, militarismo, cultura. Nel 1964 gira il suo ultimo film , “ Il grande sentiero”: retrospettivo e francamente un po’ pesante.

di A. Grasso

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