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Mafia Capitale, Italia Criminale

Creato il 04 dicembre 2014 da Alessandromenabue
Mafia Capitale, Italia Criminale"Bisogna chiudere le municipalizzate, ridurle al minimo: pessimi servizi, clientele e, come si è dimostrato a Roma, corruzione. Basta cialtroni che rubano!" E' indignato Ancellino Alfano, forse perchè quei cialtroni balzati all'onore delle cronache grazie all'indagine Mafia Capitale fanno seria concorrenza a quelli presenti nel suo partito, quel Nuovo Centrodestra che tra le sue fila conta più indagati e pregiudicati che parlamentari. Lo sdegno per la nuova inchiesta romana (che, vale la pena ricordarlo è solo all'inizio: non appena qualche viola del pensiero coinvolta nel malaffare aprirà bocca per collaborare con gli inquirenti se ne vedranno delle belle) è comunque bipartisan. Così mentre il democratico Lorenzo Guerini su Twitter cinguetta "dobbiamo dare risposte chiare ai militanti, #Pd è fatto di persone perbene", un insolitamente pensoso Maurizio Gasparri si chiede "perché uno come Carminati potesse continuare ad andare in giro libero dopo il suo passato". Forse dovrebbe domandarlo ad alcuni suoi amici di vecchia data, ad esempio quelli con cui condivideva le lotte politiche ai tempi del Fronte della Gioventù. E se Fabrizio Cicchitto, vista la trasversalità dell'indagine (e per non smarrire l'antica abitudine di fare a gara a chi è più rognoso), ricorda che "nessuna forza politica è certo legittimata ad agitare in questa vicenda la questione morale", il presidente dei senatori Pd Luigi Zanda non manca di notare che "l’intero assetto dell’economia italiana sarebbe molto diverso se non fosse aggredito dalle due grandi voragini della corruzione e dell’evasione che hanno inghiottito un enorme pezzo della ricchezza nazionale". David Ermini, responsabile Giustizia del Pd, la mette giù dura: "La magistratura vada avanti senza guardare in faccia nessuno" e fa presente che "la politica deve lavorare per intervenire ancora prima dei magistrati". E oggi, di buon mattino, la politica si è messa alacremente all'opera per lanciare al paese un chiaro segnale di quelle che sono le sue intenzioni: il Senato ha respinto la richiesta di utilizzo delle intercettazioni che riguardano il senatore Ncd Antonio Azzollini, presidente della commissione Bilancio, indagato nell’inchiesta sugli appalti per il porto di Molfetta (Bari). I no all'autorizzazione sono arrivati dai banchi di Pd, Lega Nord, Forza Italia e, naturalmente, Ncd; a favore della richiesta si sono espressi i senatori di Sel e di quel Movimento che, nell'immaginario di buona parte dei media, costituisce l'unico ostacolo al normale svolgimento della vita democratica e al benessere del nostro paese.
I fatti, quando si tratta di comprendere quali sono i reali obiettivi della classe politica (e non solo), valgono assai più delle parole; anzi, le parole della politica - specialmente oggi - hanno valore pressochè nullo. E se i fatti sono questi, l'unica domanda che resta da porsi è: dove e quando scoppierà il prossimo bubbone? Perchè non ci sono scuse, fantomatiche leggi anticorruzione o foglie di fico come Raffaele Cantone che tengano. Nel nostro paese politica e malaffare vanno a braccetto - in amorosa e complice armonia - da sempre, già dai tempi dell'Italia monarchica; basta ricordare l'arcinoto scandalo della Banca Romana, che travolse il governo Giolitti nel 1893. Non c'è motivo di aspettarsi improvvisi ravvedimenti, lo testimonia quanto accaduto questa mattina. E non c'è da stupirsi che nel Corruption Perception Index 2014 di Transparency International l'Italia conquisti il ben poco ragguardevole primato di nazione più corrotta di Europa. Le cronache quotidiane sono il racconto impietoso di un paese governato da una classe politica in larga parte dissoluta, disonesta, indecente. E quei pochi elementi di pulizia che tentano di dare un volto nuovo, pulito alla cosa pubblica subiscono il sistematico attacco da parte di quel potere malato - e dell'informazione ad esso asservita - che per estendere le sue metastasi deve espellere le poche cellule sane che paradossalmente rappresentano un corpo estraneo nel tessuto putrescente del paese. Non è da gufi farsi poche illusioni, prevedere un futuro di ulteriore decadenza (e indecenza) per l'Italia: è un film già visto troppe volte, un libro letto e riletto. E' "la storia che copia la storia, a sua minor gloria". Nulla è cambiato dai tempi di Mani Pulite, quando il faccendiere socialista Adriano Zampini raccontava il suo rapporto con la politica dell'epoca: "Ho sempre considerato i partiti come dei taxi. Salivo, mi facevo portare a destinazione e pagavo la corsa. Insomma, alla fine tanti saluti e amici come prima". I partiti sono ancora dei taxi e pur di non perdere una corsa fanno salire cani e porci. Soprattutto porci, perchè del maiale non si butta via nulla.

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