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Manìaci e Maniàci

Creato il 05 dicembre 2014 da Giorgiocaccamo
Manìaci e ManiàciPino Maniàci (non "manìaci"...) è un bel personaggio. Un grande combattente per l'informazione libera, un vero attivista dell'antimafia, quella concreta di tutti i giorni. Il direttore di Telejato, la tv che trasmette in una delle aree a più alta densità mafiosa del pianeta, nel Palermitano, non ha filtri, non ha mai nascosto di essere un "comunista". Lo vidi una volta a Modica, a un incontro del Clandestino, e capii subito che si può e deve ancora essere antimafia anche con lo spirito esuberante e dissacrante che aveva Peppino.
Nel 2009 Pino fu denunciato dall'Ordine regionale dei giornalisti della Sicilia, per "esercizio abusivo della professione" (ma Telejato un direttore responsabile giornalista con tutti crismi ce l'ha, ed è Riccardo Orioles, il compagno de I Siciliani di Pippo Fava). Adesso che anche io sono iscritto a quella strana istituzione – più che l'anacronismo e il corporativismo, a me preoccupa davvero la totale assenza di buonsenso – trovo ancora più grottesca quella vicenda. Perché poi, alla fine, Maniaci, già assolto nel 2008 per la stessa questione, se la cavò giustamente con un raro atto di decenza e buonsenso dell'Ordine: intervenne direttamente il presidente nazionale Enzo Iacopino a dargli una tessera ad honorem. Lo stesso Iacopino che oggi sbraita, a ragione, contro il sensazionalismo d'accatto delle Barbare D'Urso. Lo stesso ordine, però, che a volte è stato molto prodigo nel rilasciare tessere onorarie a personaggi più o meno improbabili. Dopo che Iacopino se l'è presa con Carmela D'Urso, il Giornale ha azzardato paralleli risibili ("Barbara come Pino Maniaci"), e lo stesso Pino l'ha detto chiaramente: un conto è il gossip, altro è fare battaglie contro un nemico invisibile ma presente.

Manìaci e Maniàci

Servizio della Bbc nel 2012

A Pino Maniaci, oltre ai tentativi di bavaglio pure maldestri, compresa la storia delle frequenze rilasciate definitivamente solo nel 2012 per evitare la chiusura della tv, hanno provato a tappare la bocca anche in modi più rumorosi ed eclatanti. Minacce, intimidazioni, aggressioni, ultima solo in ordine di tempo l'orrenda uccisione dei cani di famiglia. Ecco, ora inevitabilmente il Paese della retorica ex post, quella che porta a indignarsi solo a fatti avvenuti, quella che continua a ragionare in termini di emergenza e repressione, mai di prevenzione, ecco, quel Paese urla a gran voce solidarietà a Pino Maniaci. Salvo poi, chissà, dimenticare il giorno dopo il suo nome e finire piuttosto, strumentalmente, per pronunciarlo con l'accento sbagliato...
Pare che ieri sera il presidente del Consiglio abbia telefonato a Pino, per esprimergli giusta solidarietà. Ma c'è una frase in quella chiamata che non mi convince, anzi proprio non mi piace. «La prima volta che è a Roma mi piacerebbe incontrarla e conoscerla». Ah, dunque dovrebbe essere Maniaci, giornalista minacciato dalla mafia, a spostarsi a Roma e ritagliarsi qualche minuto per un selfie d'ordinanza? Da Roma a Palermo ci sono decine di voli di linea, se proprio Renzi non volesse approfittare dei voli di Stato. Da Firenze i collegamenti sono pochi, è vero. Ma il discorso è chiaramente un altro, il mio è un pretesto. In Sicilia dovrebbe venirci Matteo Renzi, e più spesso, non solo per gli spot sulle aziende d'eccellenza. Anche Pino Maniaci, a suo modo, è una nostra eccellenza.

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