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Marla

Da Robe

 

Non ricordo con precisione com’è iniziata, ma so bene come finirà. Del principio di questa storia ricordo solo questo: ero così concentrato sull’essere sbagliato che ho finito per fare la cosa giusta. Marla, esatto! Lei, era la cosa giusta. A dire il vero, Marla, era la persona sbagliata al momento giusto, e non è una cosa così semplice trovare una come lei, al momento giusto intendo. È strano come una persona piuttosto egocentrica, che non parla una parola della tua lingua, che non conosce virtù più grande dei suoi vizi, a cui per altro è completamente assuefatta, possa esercitare un potere salvifico così grande. Eppure così è stato, credetemi. Alle volte la persona sbagliata al momento giusto può realmente impedirci di fare qualcosa di veramente sbagliato. Beh, comunque, che ci crediate o meno, Marla, è stato questo per me.

Un metro e settanta, al limite dell’anoressia, eccezion fatta per le tette. Una seconda perfettamente disegnata, che su di lei sembrava almeno una terza, tanto era scheletrica. La sua schiena era tatuata: quattro farfalle, una per ogni amore importante, diceva lei, e una piccola stella, il figlio che non è mai nato. Sotto tutto questo un altro tatuaggio, una scritta: I’ll walk across snow without leaving footprints.

Non so perché vi parlo di Marla, ma so che la prima volta che le chiesi cosa fossero le piccole cicatrici sulla sua coscia destra, lei rispose così: long story short, sometimes we need to hit the bottom, sometimes we need someone to asks “how did you get those scars?”. I need to remember the path. Do you remember who you were? You’re not who you tell yourself you are…

Per questo scrivo qualche riga su Marla, perché magari un giorno, leggendo queste righe, qualcuno mi chiederà di lei, a quel punto mi ricorderò chi ero. Egoistico? Non credo! Dopotutto nella vita ci sono cose che devono essere fatte per noi stessi, non necessariamente su noi stessi. Il nostro rapporto è stato quanto di più profondo potessi immaginare. È incredibile come un estraneo possa scavarti dentro quando hai un bisogno disperato di farti avvicinare da te stesso.

Mentre scrivo queste righe in un quaderno, le stesse che ora state leggendo nel blog, lei sta cercando invano di bere un cappuccino troppo caldo in uno Starbucks di Londra. Lei odia le cose che scottano, ed è strano, lo so, per una persona che ha scelto di farsi delle bruciature di sigaretta in una coscia. Forse no, non è strano, forse l’ha fatto proprio per questo…

La guardo, sorrido. Vederla mi fa star bene, mi fa pensare alla sua domanda “Do you remember who you were?”. Yes, I remember. I was a scared guy.

Marla non può dirmi chi sono, nè aiutarmi più di quanto abbia già fatto, eppure resteremo insieme, anche se solo per qualche giorno.

Penso alle farfalle nella sua schiena, e fantastico su come sia riuscita per quattro volte a trasformare un bruco in farlalla, per poi lasciarla morire qualche tempo dopo. C’è chi cancella i tatuaggi legati alle storie d’amore, e chi invece, come Marla, li usa per ricordarsi chi era.

Io non so nulla di lei, oltre questo, eppure mi basta.

Incontrare qualcuno che non ti chiede di essere diverso da ciò che sei, che non crede siano le tue qualifiche, o il tuo lavoro, a renderti speciale, e che solo la reale consistenza della tua felicità nel fare ciò che fai possa realmente ripagarti nella vita, beh, come dire, finisci per abbandonarti in un sogno che non è poi così male, un sogno da cui ti sveglierai ben riposato, e con il tuo miglior sorriso dipinto in faccia.

 

Life is your career

 

Marla, è uno dei tanti nomi di Londra, questo so. Marla, è Londra.


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