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Mogol ha ragione!

Creato il 08 agosto 2012 da Marvigar4

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http://www.adnkronos.com/IGN/News/Spettacolo/Mogol-Fenomeno-Morandi-Ecco-perche-non-si-ripetera_313576043267.html

   In una lunga intervista rilasciata su Adnkronos Giulio Rapetti, in arte Mogol, descrive la situazione contemporanea legata al mondo della canzone e dell’arte in generale. Considerazioni che condivido pienamente e che sembrano ancora più calzanti se applicate a tutte le professioni, anche quelle non artistiche. Ma leggiamo quanto affermato da Mogol:

   Su Gianni Morandi: “È un fenomeno, come qualcun altro della sua generazione ma come difficilmente potrà diventarlo una giovane leva”.

   “Perché gli artisti di una volta lasciavano il segno più di quelli di oggi? Perché erano artisti a 360 gradi?  Semplice: perché Morandi, come Celentano o come Battisti o Ranieri e, sul fronte opposto, come Mina o Milva o la Vanoni, erano frutto di una fortissima selezione da parte del pubblico e dei critici; quelli di oggi sono frutto solo di una promozione particolare che deriva dagli show tv, da Amici a X Factor e che li porta direttamente a vincere il Festival di Sanremo alla loro prima apparizione. Hanno più il look giusto che la preparazione adatta”.

   “Non si agisce più sulla qualità, sul concetto della bravura e della completezza d’artista. Oramai il metro è quello del probabile profitto immediato: va avanti chi si pensa possa subito garantire un ritorno in termini di successo finanziario: dov’è la passione, dov’è il rischio professionale e artistico? Non c’è: anche i dj sono impiegati costretti a passare quello che i discografici impongono. E allora si hanno personaggi che reggono sei mesi, un anno o due al massimo e poi magari scompaiono e avanti il prossimo”.

   “Tutto viene deciso nella cabina di regia di due, tre gruppi di settore, completamente staccato dal pubblico e persino dalla critica, quella oggettiva. È una situazione insovvertibile: purtroppo, nessuna autorità politica dà la giusta rilevanza alla cultura popolare di qualità; nessun governo ha capito la sua importanza”.

   “Eppure, la cultura vera, anche quelle ritenuta ‘alta’, con la C maiuscola, è sempre stata anche popolare: da Dante che anziché in latino scrive in volgare, a Shakespeare che andava in giro con il teatro ambulante, di piazza e lo stesso vale per il girovago Moliere; da Goldoni e Pirandello che scrissero in dialetto veneto e siciliano le loro commedie e, ai giorni più vicini a noi, al napoletano di Eduardo De Filippo e al grammelot di Dario Fo; allo stesso Mozart che si esibiva nelle feste popolari e private. Tutta gente che arriva selezionata dal pubblico, dalla gente; non dalle accademie o dai conservatori e men che meno dai promoter…”.

   Cosa aggiungere? La realtà italiana del mondo del lavoro, incluso il “lavoro” artistico,  è sempre più omologata: l’eccellenza deve avere poco spazio, la mediocrità costa meno e frutta maggiormente. Mogol illustra tutti i vizi del nostro tempo: scarsa professionalità, sfruttamento a tempo determinato, mobilità senza qualità, livellamento verso il basso della classe dirigente, intenta a perseguire vantaggi immediati e personali, priva ormai da tempo del senso del pubblico, inteso come servizio, come Beruf vocativo. Una tragedia! Penso alle nuove generazioni, ai nati negli ’80 e ’90, al fatto che siano tiranneggiate e stritolate da un’oligarchia di individucci nati negli anni ’30, ’40 e ’50, personaggi che hanno saltato a piè pari l’epoca a loro posteriore fissandosi su se stessi e ignorando deliberatamente le possibilità future. Si è creata una frattura insanabile tra generazioni, l’assenza di empatia dei più vecchi ricade come condanna perpetua sui giovani, alienati esattamente come i loro coetanei del XIX° secolo della prima età industriale. Ogni inizio d’epoca fa i morti che ritiene necessari, ma questi di oggi, questi morti “giovani” del XXI° secolo, non hanno nemmeno la prospettiva di lasciare delle lezioni per chi seguirà. Forse, ancora una volta, c’è da riporre le nostre esigue speranze nelle popolazioni dette un tempo del Terzo Mondo, dei paesi in via di sviluppo, ma il timore è che nascano già con l’esempio orribile dell’Occidente, del tramonto, dell’occaso… 

   a seguire…

Marco Vignolo Gargini



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