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«Noi laici dobbiamo rinunciare all’aggressività»

Creato il 05 aprile 2014 da Uccronline

American HumanistSecondo Charlotte Allen l’acrimonia di tanti laicisti militanti porta a pensare che «da bambini siano stati frustrati sul sedere con una Bibbia», come ha scritto recentemente sul Los Angeles Times, cercando di spiegare i motivi di tanta aggressività. Il primatologo laico Frans De Waal li ha descritti come «ossessionati dalla non esistenza di Dio», mentre Frank Furedi, leader della “British Humanist Association”, ha rilevato che «l’ateismo moderno si è trasformato non solo in una religione laica, ma in una religione secolare fortemente intollerante e dogmatica».

Se perfino illustri membri del laicismo arrivano a denunciare questa situazione, mentre nessuno sente la necessità di denunciare una situazione a parti invertite, è perché gli episodi di intolleranza e violenza da parte di militanti atei è davvero diffusa. Le notizie infatti si rincorrono: all’università di Barcellona un’associazione anti-cattolica ha occupato l’ufficio del Servicio de Asistencia y Formación Religiosas, impedendone l’attività. In America all’Indiana University uno studente ha vandalizzato un gazebo di alcuni studenti cristiani urlando «vorrei un mondo in cui bruciassero tutte le chiese». Nell’Ohio un militante ateo, James Maxie, ha preso a pugni un pastore cristiano, rompendogli il naso, nel Regno Unito si è scoperto che milioni di persone religiose vorrebbero adottare un bambino ma temono discriminazioni a causa della loro fede. In Canada ai cattolici viene impedito di entrare nei consigli direttivi dei distretti scolastici, mentre in Inghilterra l’ateo Joseph Fretti è stato recentemente incarcerato per aver dato fuoco a due chiese. Sul web i blog atei incolpano la religione per qualunque cosa accada di brutto al mondo ed è all’ordine del giorno l’apertura di pagine Facebook con bestemmie e insulti a chi crede in Dio. Queste solo le notizie più recenti.

Non deve dunque sorprendere che Roy Speckhardt, direttore della American Humanist Association ha riconosciuto tre mesi fa che «nei nostri sforzi per mettere in rilievo i pericoli e le mancanze della religione a volte cadiamo nell’arroganza. L’”ateismo arrogante” si manifesta quando gli atei parlano come se il loro punto di vista fosse infallibile e agiscono come se la loro incrollabile fede li rendesse superiori a chi crede in Dio. Quando la critica diventa ridicolizzazione si perde il rispetto». Finalmente una presa di posizione importante, se non fosse che per Speckhardt non è sbagliata l’aggressività perché occorre sforzarsi ad un dialogo pacifico e tollerante con chi la pensa diversamente in uno spirito di fraternità, ma soltanto perché è una perdita «dal punto di vista tattico». Così facendo, spiega, facciamo allontanare possibili alleati più moderati, controproducente se «vogliamo raggiungere veramente il grande pubblico con il nostro messaggio di scetticismo».

Peccato, anche una rara manifestazione di mea cupla nasconda una mera operazione strategica. Quanta lontananza dall’insegnamento di Benedetto XVI quando ha invitato i cattolici a sentirsi «fratelli di tutti gli uomini, compagni di viaggio anche di coloro che non credono, di chi è in ricerca, di chi si lascia interrogare con sincerità dal dinamismo del proprio desiderio di verità e di bene».

La redazione


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