È vero che, dal 1994 in poi, si è affermata una vera e propria regola convenzionale secondo la quale il Presidente della Repubblica nomina Presidente del Consiglio il leader della coalizione vincente. L’obbligo di indicazione nella scheda elettorale del nome del leader della coalizione, previsto dal Porcellum, ha però sollevato seri dubbi di incostituzionalità, poichè in contrasto con l’articolo 92 della costituzione, che recita:
Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri.
Tutto ciò, quindi, rientra nelle facoltà del capo dello Stato. Il governo tecnico (che solo tecnico sarebbe potuto non essere e comunque aspettiamo che si facciano le 11) è certamente un’anomalia, ma è giustificata laddove si configuri una situazione di emergenza. E l’emergenza, signori miei, non è lo spread in costante aumento, ma l’inerzia di un governo (quello dimissionario) incapace di evitarla, l’emergenza. Dunque, quanti tentano di districarsi tra le astruse dichiarazioni di coloro che ritenevano la permanenza di Berlusconi a Palazzo Chigi quantificabile in almeno cento o duecento punti base commette l’errore di non ricordare quanti mesi ci sono voluti per arrivare a tanto. E sia chiaro che non era Berlusconi in sé a rendere così evidente il divario tra il Btp decennale e il Bund tedesco di pari scadenza, ma le insufficienti misure adottate finora. O si vuole persino negare che dal 2008 il debito pubblico è ulteriormente lievitato? Il Paese è a crescita zero e la disoccupazione è aumentata dal 6,7 all’8,3%. Ora, sarà pure vero che nonostante tutto non stiamo messi malissimo e che non siamo la Grecia, ma di questo passo il tracollo è giocoforza dietro l’angolo. E francamente è un rischio che preferirei non correre.