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Poesie d’amore e carnalità – di Iannozzi Giuseppe aka King Lear

Creato il 06 gennaio 2012 da Iannozzigiuseppe @iannozzi

Poesie d’amore e carnalità

di Iannozzi Giuseppe aka King Lear

Poesie d’amore e carnalità – di Iannozzi Giuseppe aka King Lear
Fotografia @ Ellens

Ti ho incontrata ieri

ad Angelika Karamella
moderna Cleopatra per un vecchio Cesare

Ti ho incontrata ieri
Ti ho ritrovata oggi
nel giorno primo
del calendario

Era ieri che alle mie labbra
chiedevi un bacio e una poesia
Ero così vicino all’Illuminazione,
ma è bastato un momento
perché la paura seppellisse
il mio cielo

Più folle d’ogni Re
entro ora in casa tua,
con la spada e nessun verso
E avrei potuto invitarti a ballare
o chiederti di tua madre
Ti ho invece strappato
le mutandine di dosso

Mai stato così tanto affamato
Per questo hai tutto dimenticato
eccetto il piacere dato

La poesia crudele e bella,
di certo la più perfetta
l’ho finalmente compresa
fra le tue gambe
Isabella, Isa bella

alla mia cara Amica, Isabella Difronzo

Un po’ di tempo fa
alla guida del mio vecchio scassone
ti ho incontrata sulla mia strada
Ero io un pugno in un occhio
scagliato sulla tua bellezza
Ancor oggi mi chiedo perché
mi desti quella carezza

Non immaginavi
che ti sarei rimasto addosso
Non conoscevo il tuo nome,
ma ti dissi subito bella
forzando la parte dello sciocco
Di me ridesti, del mio essere
un ragazzo con così poco in testa

Amica mia, cara bella mia,
lo scassone l’ho dato via
per prendere il bianco
su tempie e guance
Tu invece non sei cambiata
eccetto per quell’amore
che mi lega ancor più forte a te

Andiamo via

E adesso andiamo via,
abbiamo mandato al diavolo ogni cosa
nel pozzo del Paradiso Perduto;
abbiamo giocato a carte
e ci siamo tagliati i polsi senza vergogna;
non contenti abbiamo mostrato
segni del cielo e cicatrici sui nostri corpi nudi;
niente è servito, niente è bastato,
siamo ancora i cani randagi ch’eravamo

Vuoti di giudizio
con la testa in una bolla
ci siamo dati l’un l’altro
ed è stato lento suicidio,
stillicidio di stelle
Non un dio ha pianto su noi
figli di ingordi tagli
Eravamo preparati a questo:
ed allora perché non al silenzio?

Adesso andiamo, andiamo via
anche se manchiamo d’ogni cosa

Come sempre

Come un diamante
Come un limone spremuto
Come un ago sottopelle
Come in un pagliaio

Come caramelle da uno sconosciuto,
o come un’enciclopedia aperta
che in fondo nessuno ha mai letto

Come un attacco di panico
Come l’ultima sigaretta

La tua carne

La noia al caffè
e le risate della gente ai tavolini
Io ammiravo solamente
la lunghezza delle tue gambe
Il cuore d’un maniaco al tuo fianco,
la mia mano sulla tua con la voglia
di commettere una pazzia,
di finire in manette nel tuo letto
nel nome della sacralità della carne

La tua nudità

Non mi ha mai interessato
la profondità dell’anima
Non posso dire altrettanto
della tua selvaggia nudità
gettata su di me
come una cosa sporca,
come una cosa bella
che non si può comprare

Biondo fiore

Hai dimenticato
che in te sono stato
un momento, un’ingenuità,
una fragilità da sfruttare

Hai buttato tutto
il poco che ero,
e dovrei essere arrabbiato;
e invece a te ripenso
di tanto in tanto per una sega
scavando nella complicità
di quella giovane oscurità
che ieri ti sedusse,
mio biondo fiore

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