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Promenade en Provence. 1. Il viaggio

Creato il 12 ottobre 2011 da Paperoga
Promenade en Provence. 1. Il viaggio La versione di Paperoga. Dopo una aperta e democratica consultazione, io e Sunofyork abbiamo deciso di passare una settimana in Provenza verso la fine di settembre. Io ho proposto la zona, la Provence Vert, sotto le Gole del Verdon, lei ha scelto la casetta di campagna che ci avrebbe ospitato. (ricordatevi chi ha scelto la casa, quando leggerete il capitolo 3). L’organizzazione del viaggio ha messo in luce la profonda e opposta filosofia di vita che guida le nostre due esistenze. Secondo Paperoga un viaggio va organizzato con tutti i sacri crismi, dal controllo livelli della macchina, all’individuazione del benzinaio meno caro, al caricamento delle pile della macchina fotografica all’acquisto di beni di necessità e urgenza, che siano cerotti, torce, candele, pasta, mappe, caffè italiano, moka italiana, dizionario, un rotolo di carta igienica di emergenza, ombrello, kit di emergenza per forature, contenitori termici per acquisto cibo locale, ecc. ecc. Secondo Sunofyork basta mettere dentro alla rinfusa qualche kilonata di vestiti dentro alla valigia, comprarsi un nuovo costume da bagno e partire allegramente all’avventura. Per il viaggio avevo anche preparato alcuni cd ad hoc, come l’intera discografia dei REM appena disciolti, un Greatest Hits degli Smiths, oltre alle centinaia di cd sparsi in macchina e recanti il marchio dylaniano. Ordunque partiamo un sabato mattina, secondo l’orario da me prefissato, altrimenti Sunofyork sarebbe rimasta tranquillamente spaparanzata a guardarsi Real Time. Un viaggio molto gradevole, che percorrendo in direzione nord lasciava l’Emilia per il Pavese, l’Alessandrino e poi passando a distanza di sicurezza sopra Genova rimpiombava sulla Riviera Ligure in direzione Ventimiglia. In tutto questo, la guida salda sicura senza scosse e votata al risparmio energetico di Paperoga, e come musica i cd preparati mostravano di essere apprezzati dalla pulzella. Con qualche precisazione dovuta al fatto che Sunofyork ha la pazienza e la costanza di un tarantolato. Scoperti i Rem, Sunofyork squittiva dalla felicità e subito infornava con violenza il cd nell’apposita fessura. Io le facevo notare col ditino che la discografia andava ascoltata in modo filologicamente corretto, dal primo all’ultimo album senza saltare una canzone. Lei mi spernacchiava e si sceglieva le sue canzoni. Dopo un’oretta di ascolto, Sunofyork scagliava il cd quasi fuori dal finestrino, accompagnando l’inconsulta azione con un “Basta co sti cazzo di REM, meno male che si sono sciolti!”. Passavamo agli Smiths, che duravano ancora meno, con Sunofyork che ascoltava le canzoni per tre secondi e poi le cambiava come si masticano e si sputano i chewingum quando perdono l’iniziale sapore zuccherino. Il viaggio, nonostante le paturnie uterine della giovincella, filato liscio in 5 ore e mezzo, con una sola sosta in un autogrill del pavese preso d’assalto da decine di turisti zombie tedeschi, che mi hanno tenuto il culo incollato alla fila per 20 minuti mentre acquistavano e mangiavano qualsiasi schifezza salata e/o dolce coi visi sporchi di sugo o gelato. Ma poi il confine, una lunga galleria e poi Mentone. Siamo in Francia. Te ne accorgi perchè la corsia di mezzo dell’autostrada non è più occupata da decine di italici mentecatti, perchè non ci sono più lavori in corso, e perchè gli autogrill ti segnalano prezzi della benzina più bassi di circa 25 centesimi al litro. Si lascia l’Italia, on arrive en France. E’ l’inizio del dramma linguistico per Sunofyork. La versione di Sunofyork.

Affrontare un viaggio in macchina con Paperoga, è sempre un’esperienza surreale.  Ricordavo perfettamente l’ultima calata al sud per le ferie estive, di notte, con me svenuta al posto passeggero che mi risvegliavo di tanto in tanto, lo vedevo intento ad ascoltare Radio Radicale, e decidevo istantaneamente di ripiombare in coma pur di non sorbirmi quella noia mortale, quindi non si può di certo dire  che non fossi consapevole di ciò che mi attendeva.

Decidiamo di partire, destinazione Provenza. Un po’ più vicina della nostra Puglia, ciò non toglie che sia comunque il caso di fare una raccomandazione. Porta dei cd, non le tue solite rotture di palle pseudointellettuali!. Lui, tutto uno squittire di gioia, mi sorride e mi dice rassicurante, certo, penso a tutto io. (N.B. Questa è una frase che ultimamente mi dice sin troppo spesso e che sta iniziando a inquietarmi come poche altre cose al mondo).

Arriva il giorno della partenza, la Grande Mente di Paperoga ha veramente pensato a tutto, anche a come incastrare i bagagli (4 lui, 2 io) in macchina con la precisione di un campione mondiale di tetris. Ma, per l’appunto, l’ha solo pensato. Poi s’è seduto sul divano col Mac sulle ginocchia (se un giorno ci sarà un’iconografia di Paperoga, state sicuri che verrà ritratto così) e ha atteso placido l’arrivo di due braccia – le mie – per attuare il suo piano geniale, dandomi delle dritte essenziali del tipo quello incastralo sotto il sedile, quello ruotalo, le tue valigie non ci stanno, impilale, oppure butta il tuo borsone delle scarpe (!). Quindi, soddisfatto delle sue trovate, si mette al posto di guida guardando l’orologio manco fosse Furio, mentre io ormai, trafelata, sudata e esaurita, ho bisogno di una vacanza di due mesi anziché di una settimana per riprendermi dallo stress.

Ciò nonostante, l’idea della vacanza con Paperoga mi piace, e pure tanto, quindi mi asciugo la fronte con un fazzoletto che trovo sul cruscotto (ma no, che fai, sarà pieno di batteri fecali!), mi tolgo le scarpe (e dai, il tappetino è impolverato, ti sei appena fatta la doccia), faccio indietro il sedile (non ti muovere, dietro il tuo sedile abbiamo incastrato il giò style con la spesa, ora lo rompi!), distendo le gambe (stai composta!) e mi accingo a godermi il viaggio con la guida di Paperoga, sempre esasperantemente sotto il limite di velocità.

Comunque è tutto sotto controllo, si chiacchiera serenamente, ogni tanto tento ti staccargli l’orecchio per scherzo, lui ogni cinque minuti si fa prendere da tic nervosi, movimenti a scatto, cigolii inconsulti, strani indizi che farebbero pensare alla Tourette se non lo conoscessi in tutto il suo fulgore di nevrotico conclamato. Siamo ancora prima della frontiera quando decido che è ora di ascoltare un po’ di musica. Ora, va fatta una premessa. Paperoga funziona per monografie. Se gli piace un musicista o uno scrittore o un regista, deve ascoltare/leggere/vedere l’opera omnia del musicista, scrittore, regista. Non esiste il concetto di “disco/libro/preferito”. Non a caso in macchina ha l’intera discografia di Dylan, che, ok, lo amiamo alla follia, ma ha fatto una cinquantina di dischi, e non è il massimo da sentire per ore e ore di fila. Per me è un po’ diverso. Soprattutto in macchina, se non guido, ho bisogno di ascolti più disimpegnati, di fare avanti e indietro tra le tracce fino a beccare la canzone che non sentivo da tanto e che, una  volta beccata, diventa quasi un regalo. Apriti cielo. Paperoga mi passa la discografia dei REM, uno dei miei gruppi preferiti di sempre, annunciandomi solenne che un ascolto filologicamente corretto prevede che si ascoltino tutte le tracce di tutti i dischi che lui ha masterizzato in ordine cronologico. Io rido, poi capisco che è serio, cerco di non pensare al fatto che sto con un maniaco che probabilmente mi seppellirà nel bosco circostante la nostra casetta provenzale – ma mi riprometto comunque di mandare ad amici e familiari le coordinate gps una volta arrivata, perché possano darmi degna sepoltura – e poi, al quarto ascolto di Imitation of life (ovviamente la discografia include anche molti Best of), mentre lui canta a squarciagola ormai da tre ore, impazzisco, tolgo il cd, reprimo l’istinto di spezzarlo coi denti, e ne metto un altro.

“Canzoni italiane”, si chiama. Sarà una compilation, penso dentro di me. Almeno sarà una roba varia.

E invece è la discografia di Battiato. E quindi, sulle note di Caffè della Paix, con un Paperoga in solluchero e una me scoglionata come non mai, arriviamo a Barjols.



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