Magazine Società

[pronti a qualsiasi cosa] pur di stare qua

Creato il 20 novembre 2010 da Julesdan

Una così varia umanità si è vista qualche volta per i mercati e bazar della Medina, forse. Tutte le età, uomini e donne, tutte le altezze, ragazzi e ragazze, tutte le classi sociali. Parlavano, si scambiavano opinioni, i più navigati elargivano consigli. E la selezionatrice, con un accento squisitamente emiliano, orchestrava il dipinto umano in maniera sublime.

Siamo in via Eustachi, a Milano, il numero non me lo ricordo. L’agenzia è “New Faces” di Franco Battaglia. Per capirci meglio, se state leggendo questo articolo da un sito, blog o giornale online date un occhiata alla vostra destra, o in alto, e sicuramente troverete un accattivante annuncio che grida al successo immediato. Attori. Modelle. Indossatori. Presentatori, comici, veline, giornalisti, cabarettisti, tronisti, cubisti, elettricisti. Loro danno a tutti la possibilità di diventare qualcuno che conta, nell’era in cui chi conta sta sotto i riflettori. Mi trovavo all’agenzia perché stavo cercando lavoro, non nel mondo dello spettacolo, nemmeno della moda. Mi avevano chiamato per un posto da booker. Il booker è la persona che all’interno delle agenzie di moda si occupa di selezionare i possibili talenti. Merce umana. In realtà non ci sono booker da Franco Battaglia. Ma venditori.

Pochi minuti prima la responsabile, la selezionatrice con l’accento emiliano, mi aveva spiegato in cosa consiste il lavoro. Fai entrare il candidato, e per prima cosa ti assicuri che abbia più di 26 anni, se non li ha gli chiedi perché non è venuto accompagnato da un genitore. Ora, questa domanda mi metteva in imbarazzo quando ne avevo sedici di anni, a ventisei avrei probabilmente guardato la persona che me l’aveva rivolta con l’aria di chi non sa se si trova di fronte ad un essere umano o ad una specie di labrador parlante che fuma una pipa e impugna un bastone. Fare questa domanda serve, però, perché spesso, mi spiega, chi viene alle selezioni non è molto in grado di capire la differenza tra un lavoro per cui si è pagati e un lavoro per cui si paga. Me lo spiega. E io comunque non ci credo.

Sei un ragazzo sveglio, e attento, mi dice. Anche lei non scherza, le dico. Ho solo paura che tu non sappia chiudere, quando ci sarà da chiudere, mi dice. Chiudere cosa? Le chiedo. Il contratto, ovvio.

Le persone vengono fatte accomodare, prima in gruppo, poi una per una. Gli si chiede se sono accompagnate, se hanno compilato il modulo e se sono lì di loro spontanea volontà. Se è tutto a posto, si procede. Procedere significa mettere in piedi un provino nel quale, a seconda delle preferenze del candidato, questo verrà sottoposto a prove di canto, recitazione, dizione, portamento e ad uno shooting fotografico. Il tutto ripresi da una piccola videocamera, retta da un povero coglione incredulo. Il povero coglione incredulo ero io, in quel caso. Il tutto di fronte ad altri 30 candidati, speranzosi di fare meglio di voi.

Ora vi svelo il segreto: non serve a nulla. Le riprese del vostro provino verranno cancellate al provino successivo, la scheda di memoria con le vostre foto verrà formattata quando sarà piena, per fare spazio ai prossimi talenti da scoprire. Vi diranno cosa fare. Vi diranno cosa dire. Vi correggeranno e alla fine vi sorprenderanno con un’affermazione, sempre la stessa.

Hai talento, potresti andar bene, ma c’è qualcosa che puoi correggere.

Alla fine della selezione, la solita vamp dall’accento bolognese, al centro del suo entourage di faccendiere, tutte donne salvo il povero coglione con la telecamera (che per inciso ha assunto un’espressione a metà tra il lemure e lo ayè ayè), vi guarderà come si guardano dei cuccioli in cerca di padrone. Se il provino è andato bene, dice, sarete richiamati. Se.

Richiameranno tutti. O quasi. Sì perché ora entra in scena la figura professionale del selezionatore (finto) – booker (finto) – venditore (vero). Quello che succede dopo, quello che voi non vedrete, è una certosina selezione delle schede compilate dai candidati, dal profilo dei quali si cerca di intuire sei in possesso della necessaria motivazione per accettare, e del necessario conto in banca per pagare. Questa non ha un soldo, si vede. Questa era contenta, ma hai visto il padre che faccia ha fatto? Per me ha capito. Questa è un’idiota, richiamala subito. Subito.

Questo è l’unico metodo di selezione esistente. Non c’è altro. Non c’è talento, non c’è preparazione, non c’è aspetto fisico. Richiameranno tutti, ed al secondo colloquio, in maniera molto sottile, insinueranno nella testa dei candidati il dubbio che senza pagare 3000 euro di corso, non si possiede alcuna dote, se non quella di non avere doti. E nemmeno 3000 euro.

Un corso di dizione costa circa 3200 euro, sei mesi di corso. Un corso di portamento arriva a 4000. Questo nel sito internet, colorato e sfavillante come il mondo che rappresenta, non c’è scritto. C’è scritto che selezionano, che i provini sono aperti, che non occorre formazione artistica. Non c’è scritto che per fare la modella occorrono dei requisiti fisici senza i quali nessuna agenzia sarebbe mai disposta ad iscrivervi nel book. Siete invendibili, questo non c’è scritto. Pagando saprete camminare, ma non guadagnerete i dieci centimetri che vi mancano, nemmeno questo c’è scritto.

Però richiameranno. E vi regaleranno l’illusione del sogno. E se siete abbastanza motivati, e sprovveduti da pagare, quell’illusione durerà un po’ di più delle canoniche trentasei ore d’attesa. Poi però, essendo invendibili, Franco Battaglia non potrà fare nulla per voi. E non lavorerete.

Alla fine di questa storia, l’estatico coglione, che sarei sempre io, mente spudoratamente. Dice che il lavoro non è male. Che si potrebbe anche fare. Alla fine della storia io sono nauseato da quello che ho visto. Una maitresse dall’esotico accento emiliano ha sollevato per me il coperchio del mondo di sotto. Ci sentiamo, mi dice. Ti richiamo, mi dice. A presto, mi dice.

A presto, le dico. Fuori intanto, si era riformata la fila. Che meravigliosa umanità. GGD.

Nota dell’autore: in questo articolo ho citato l’agenzia di Franco Battaglia, New Faces. E’ un’agenzia reale, come sono reali le cose che ho scritto. Non me ne pento e non intendo ritrattare.



Potrebbero interessarti anche :

Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog

Possono interessarti anche questi articoli :