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Quattro giornalisti in Siria e l’italica logorrea

Creato il 06 aprile 2013 da Mcc43 @mcc43_

mcc43

Amedeo Ricucci

Amedeo Ricucci

La Stampa  Da Antiochia, i giornalisti italiani sono entrati nella Siria controllata dai ribelli lo scorso 2 aprile nell’area di Guvecci facendo tappa, tra l’altro, all’ospedale da campo di Yamadiye, di fronte alla località turca di Yayladagi. Il programma era di rientrare ogni sera in territorio turco e, quindi, di mantenersi sempre vicini alla striscia frontaliera tra i due Paesi. Le loro tracce – secondo le prime ricostruzioni – si sono perse il 4 aprile, quando nel pomeriggio era previsto il collegamento con i ragazzi di San Lazzaro. I cellulari GSM e satellitare di Ricucci e degli altri componenti della troupe da quel momento sono stati irraggiungibili. Venerdì mattina fonti giornalistiche siriane e straniere presenti nella regione turca di Hatay e in contatto con gli accompagnatori di Ricucci hanno riferito che i giornalisti si trovavano nel villaggio di Yaqubiya, e nord di Idlib, in stato di fermo, probabilmente da parte di miliziani fondamentalisti. Secondo la ricostruzione offerta da queste fonti, i reporter italiani erano stati arrestati perché avevano filmato e fotografato postazioni militari sensibili.

Il disinvolto uso dei vocaboli da parte dei giornalisti (rapimento e fermo) e della Farnesina (sequestro) dice molto sulla confusione là sul posto e nelle nostre menti. 

 Il rapimento e il sequestro avvengono da parte di chi avanza delle richieste – denaro  o rivendicazione politica – e lo abbiamo sperimentato con le nostre connazionali rapite in Africa.  
La Farnesina e la Rai – sequestro – hanno chiesto il riserbo, il che è abituale quando ci si attende una richiesta per il rilascio.
Il “fermo” è messo in atto da autorità costituite, dalla polizia per esempio, e quindi rivelerebbe tutt’altra matrice finora non supportata da nessuna notizia che l’avvalori.

 Nella disinvoltura lessicale s’innesta il proselitismo alla causa dei ribelli siriani che questa  “misura” contro i quattro giornalisti mette in grande imbarazzo. I sostenitori  italiani dei ribelli  dimostrano un attivismo  ambiguo: chiedono essi pure riserbo, ma si riservano un imprudente, a mio parere, attivismo sul campo, accompagnato dalle ingiurie contro i media. Ecco qualche spigolatura da Facebook, nella pagina di Amedeo Ricucci:

 XXXX Salve ragazzi sono in contatto con la magior parte delle brigate e i vari uffici stampa nel nord della Siria. In questo momento sto chiedendo ai ragazzi di diramare un comunicato privato sui giornalisti Italiani. Per favore mi chiedono una cosa non nominate i posti. Cioe’ anche se vi arrivasse una chiamata da loro non dite il loro posto.

 YYYYY Ma infatti a far girare dettagli non ci penso neanche. Anche perché è pericoloso soprattutto per i nostri amici.

 XXXXX E una domanda che ora mi chiedono e’ chi sono i Siriani con cui i ragazzi sono entrati???? io nn saprei dare questa risposta, ma se qualcuno sapesse e’ pregato di dare una mano. I ragazzi sospettano solo sulla parte che li ha fatti entrare

Aya Homsi (cito il nome perchè compare anche in un articolo di Repubblica)

 TUTTI I RAGAZZI STANNO BENISSIMO ED ADERIAMO TUTTI QUANTI AL SILENZIO STAMPA AFFINCHE’ NON CI SIANO NOTIZIE NON VERE E LONTANISSIME DALLA REALTA’. Susan Dabbous Amedeo Ricucci Pop [email protected] VIGNALI

  SSSSS IL MORALISMO BENPENSANTE DEI COMMENTATORI DELLA DOMENICA Provate ad andare a filmare il Parlamento inglese o un installazione militare negli Usa e vediamo se vi offrono da mangiare e un posto comodo dove stare in attesa di essere identificati. Michele Giorgio, giornalista del Manifesto, si è rivelato per quel che è, storpiando consapevolmente il nome di Aya in Haya e sparando veleno ad minchiam sulle sue rassicurazioni in merito al fermo dei quattro giornalisti italiani. Improvvisati commentatori della domenica che considerano M.G. una persona di “indubbia onestà intellettuale”, tornino a fare quel che compete loro. Gente che fino a due anni fa nemmeno sapeva dove fosse la Siria e ora si sente investita di chissà quale aura di saccenza. Fate una figura migliore ad astenervi dalla tastiera.

Aya Homsi  Michele Giorgio del manifesto deve iniziare a trovarsi un hobby diverso invece che rompere i coglioni alla gente…gente così é gente inutile che specula su una cosa grave per i loro porci limiti mentali.

 Ecco quanto scritto nella pagina Facebook del giornalista de Il Manifesto

Michele Giorgio  Perche’ Haya Homsi, grande sponsor in Italia dei “ribelli” siriani, minimizza il sequestro dei 4 giornalisti italiani? Che significa: sono in stato di fermo? Fermo da parte di chi? “Fermo” vuol forse dire che da 48 ore qualcuno non li lascia andare via liberi come vorrebbero fare? Che significa che “hanno fatto colazione”? Che i sequestratori li ospitano in un hotel e non sono ostaggi? Perche’ Haya Homsi non condanna apertamente il rapimento, perche’ di un rapimento si tratta. Un coro mediatico, anche Repubblica, tende a minimizzare l’accaduto che invece dimostra, anche in questo caso, che i ribelli sono uguali al loro nemico Assad: violenti e per niente interessati al rispetto dei diritti.

 LLLLL Questo quello che scrive la Homsi, “smacchiatutto dell’fsa” [Esercito Libero Siriano] ”LA BELLA NOTIZIA E’ CHE MENTRE VOI SIETE DISPERATI E SI LEGGONO LE NOTIZIE PIU ASSURDE DEL MONDO Amedeo Ricucci, Susan Dabbous,Elio ed Andrea STAVANO DORMENDO TRANQUILLAMENTE…ED ENTRO DOMANI SARANNO QUI A RISPONDERVI LORO.” alla domanda di un feisbokkiano “spiegati meglio”, rivolta alla Homsi, lei risponde: “NIENTE DI PIU E NIENTE DI MENO…HAN DORMITO LA NOTTE TRANQUILLAMENTE,ORA STARANNO FACENDO UNA COLAZIONE DA LEONI…E STANNO BENISSIMO”

  ****

In questo nostro paese non c’è evento dinanzi al quale si sappia assumere un atteggiamento di dignitosa riflessione e, in casi simili, di  umana attenta partecipazione. Tutto diventa occasione di tifo, di protagonismo, di disprezzo per chi ha posizioni diverse.

In quell’ inferno siriano dove le potenze straniere e le centrali terroristiche stanno tessendo i loro giochi, chi ha informazioni – credibili –  ha anche il dovere di trasmetterle alla Farnesina e tenersi sullo sfondo.  Così dovrebbero agire gli “amici” di chi si trova in una situazione dai contorni incerti che causano grave pericolo.

Spero e auspico un pronto ritorno a casa dei nostri connazionali, per il bene loro che mi sta a cuore, e per conoscere la verità dei fatti, anche questa molto desiderata.
Un pensiero particolare per Amedeo Ricucci (ved ultimo articolo del suo blog) , grande reporter la cui opera fu preziosa per comprendere fin dall’esordio la falsità mediatica sulla ribellione in Libia . (ved. Zoom Libia)


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