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Ragazze interrotte

Creato il 27 febbraio 2014 da Valentina Orsini @Valent1naOrs1n1

Ragazze interrotte
James Mangold è uno di quei registi non troppo idolatrati a Hollywood e dintorni, nonostante questo, rivedi la sua filmografia e ti accorgi che, qualcosa di eccezionale, c'è.Un "eccezionale" che può essere moderato, chiaramente, dal proprio personalissimo gusto e da tutto ciò che si ritenga opportuno considerare, quando si valuta un percorso registico.A me bastano un paio di titoli, non capolavori, ma pellicole che sono rimaste nel mio bagaglio cinematografico e per le quali, ancora oggi, sento una forte attrattiva.
Mi vengono in mente Walk the line - Quando l'amore brucia l'anima, oppure Identità, uno dei miei thriller preferiti in assoluto; E poi io metterei anche quel Cop Land con il buon Sylvester Stallone e degli in formissima Robert De Niro e Ray Liotta. E aggiungerei l'ultimo Wolverine - L'immortale (visto il mio amore per Ugo, cercate di comprendere). Si capisce che io abbia, per motivi diversi, un debole e tanti ricordi legati a questi film, tanto che giusto un paio di giorni fa, mi capita di nuovo di vedere quello che forse amo di più del regista statunitense, ovvero Ragazze interrotte.
Ragazze interrotte
Amo questo film perché come tutte le cose che amo (davvero), non vanno a spegnersi nel tempo, anzi. Si ama un film, quasi sempre, perché riesce a dirci tante cose, o una soltanto ma forte e chiaro. Che arriva dritta dritta dove deve arrivare e rimane lì, dentro di te e insieme a te. Ragazze interrotte è un adattamento del romanzo di Susanna Kaysen (La ragazza interrotta), ed è Susanna la protagonista del film di Mangold, una fragile e tosta, splendida, Winona Ryder. Susanna ha rappresentato la parte di me più nascosta e scombinata. Quella che avevo paura a conoscere, ma che in fondo era solo la più normale e prevedibile. E a guardarlo oggi a distanza di anni (il film è del 1999), mi rendo conto di come la vita metta in conto a tutti, la fase della cosiddetta "crisi d'identità". E' un passaggio quasi obbligatorio, necessario oserei dire. Ed è tanto vero come la persona che sono oggi, non un pensiero che si proietta verso il domani, come succedeva allora. Oggi quelle domande sul futuro si sono dissolte nella vita di tutti i giorni, nella donna che sono diventata. A forza di chiedermi: "chi sono?", "sono matta io oppure lo sono gli altri?".
Ragazze interrotte
E' così che si diventa grandi e questo film ci aiuta un po' ad esorcizzare le paure più comuni dell'essere umano. Il fatto che lo si racconti dal punto di vista femminile non può che aumentare la mia empatia per certe storie. Non ho mai sofferto di sociopatia o personalità borderline (credo...), semplicemente ho avuto i miei momenti complicati, quelli che immagino abbiano avuto un po' tutte le ragazze, in quel lasso di tempo che va dai quattordici ai diciotto anni. Avere un mondo nel quale rifugiarsi può essere per molti, sintomo di pazzia, difficile da accettare come "normale". Anche Susanna aveva questo problema. Passava da momenti reali a momenti immaginati nella sua testa. Flashback continui, emicrania. Un rapporto con i genitori difficile, o meglio, inesistente. Finché non arriva il disperato gesto, quello estremo. Forte depressione e tentato suicidio, sarà questo a portare Susanna, al Claymore Hospital.
Ragazze interrotte
Qui arrivano gli incontri significativi, quelli che ti cambiano la vita davvero. Il primo con l'infermiera che, fin dal primo istante, si capisce essere fondamentale per il recupero di Susanna. Valerie, una sempre grandissima Whoopi Goldberg che ha fissato nella mia memoria quella sequenza nel bagno dell'ospedale. Susanna nella vasca mentre cerca di radersi, e così, reclamando un po' di intimità che non c'era, viene fuori la storia di una madre di colore con due figlie, e un solo bagno...uno dei momenti più toccanti del film, a mio avviso. La vita prende una piega ben precisa a seconda degli incontri che facciamo. La bugiarda patologica, la ragazzina col volto ustionato, la sociopatica e ribelle (una delle poche volte in cui non abbia detestato Angelina Jolie), e quella che non vive senza lassativi; La storia, quest'ultima, più triste da raccontare.
Ragazze interrotte
Un ospedale, un ricovero per matte e matti lasciati da genitori stanchi e pigri. Ma anche palcoscenico della vita stessa, come si stesse per strada o dentro qualsiasi casa che all'apparenza "scoppia" di gioia. Dietro la vita della gente ci sono spesso orrori, difficili da confessare, ancor di più da conviverci. Per questo motivo, i maestri inconsapevoli, diventano i reietti, quelli più brutti che si scansano per abitudine. La pazzia non sai mai dove si trovi realmente, ma sono convinta che sia passata un po' da tutti, almeno una volta. Perché poi la chiave per la serenità è la consapevolezza dei nostri limiti, delle nostre paure e di tutto ciò che possa renderci "pazzi". L'ultima cosa da fare, l'unica che dovremmo in assoluto evitare, è combattere contro noi stessi sperando di vincere. Perché siamo normali, siamo esseri umani. Viviamo bombardandoci la testa di domande assurde, tutti lo facciamo. Confondiamo la realtà che viviamo con i sogni che facciamo. Cerchiamo la follia negli altri, pur di evitarla. Eppure la incontriamo, a volte capita, lo sappiamo ma abbiamo paura ad ammetterlo. Ciò che interrompe una vita, a volte, è solamente la paura che abbiamo di non farcela. Le risposte che non abbiamo, le domande che evitiamo.
Dottoressa: No, io credo che sia perfetta. Quis hic locus, quale regno, quae mundi plaga? Quale mondo è questo? Quale regno? Quali spiagge, di quali mondi? È molto grossa la domanda a cui devi rispondere, Susanna. La scelta della tua vita. Tu quanto vuoi indulgere ai tuoi difetti? Quali sono i tuoi difetti? E sono difetti? Se ti aggrappi a loro finirai ricoverata in un ospedale per tutta la vita. Grandi domande, grandi decisioni. Non mi sorprende che tu professi non curanza in proposito.Susanna: È tutto?Dottoressa: Per ora.

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