Titolo: L'eleganza del riccio
Autore: Muriel Barbery
Editore: e/o edizioni
Data uscita: 11 gennaio 2012
Pagine: 336
Prezzo: 12,90 euro
Una portinaia, all'apparenza sciatta, scorbutica e teledipendente, assiste allo scorrere della vita in un palazzo elegante abitato da famiglie dell'alta borghesia. Ma all'insaputa di tutti Renée è una coltissima autodidatta che incontrerà Paloma, una dodicenne geniale e brillante che stanca di vivere ha deciso di farla finita.
GIUDIZIO:
A dispetto del grande successo e delle mie alte aspettative devo dire che l'ho trovato piuttosto deludente. Tre sole stelline, a dir la verità pure scarse, per un romanzo di cui ho sentito parlare tanto a lungo. Dopo essermi imbattuta nella nuova edizione economica, mi sono detta che era decisamente arrivato il momento di leggerlo.
Non posso dire che sia un romanzo brutto, forse semplicemente mi aspettavo tutt'altro o forse non era il genere di lettura che desideravo in quel momento. L'idea di base è originale, senz'altro, e la protagonista, la portinaia Renée Michel è senz'altro il personaggio più riuscito del libro, poliedrico ed estremamente significativo. E' interessante leggere le sue congetture, il suo sforzarsi per adeguarsi - anche nei minimi dettagli - a quanto tutti si aspettano da lei, calandosi negli insignificanti e stereotipati panni di una portinaia "standard".
Lo stile è curato, non ci troviamo certo di fronte a un'autrice - e di contro ne potrei citarne tante - che ignora bellamente sintassi e grammatica, pensando che il contenuto da solo sia già più che sufficiente.
Non mi ha stupito scoprire che la Barbery è stata in passato insegnante di filosofia: soprattutto nella prima parte del libro, molti sono i riferimenti ai grandi filosofi (Marx, Feuerbach, etc.) e alle loro opere, forse anche un po' troppi. Gli amanti del genere potrebbero apprezzare, ma in genere credo che la sensazione prevalente sia il fastidio se non addirittura l'irritazione. Premesso che non mi dispiace la filosofia e non sono estranea alle opere citate, avrei comunque preferito qualche riferimento in meno.
La narrazione è portata avanti alternando due punti di vista femminili, quello di Renée e dell'altra piccola figura centrale: Paloma, una ragazzina di dodici anni dotata di un quoziente intellettivo straordinario che programma accuratamente il proprio suicidio di lì a qualche mese. A mio avviso è un personaggio troppo forzato, ai limiti dell'irreale e saccente in modo a dir poco irritante.
La storia procede seguendo un filo che non è sempre chiaro, dove i personaggi via via s'intrecciano anche se si ha l'impressione di non sapere bene come o perché. Il finale è apprezzabile, punto di arrivo che l'autrice ha raggiunto in maniera tortuosa, perdendosi spesso e volentieri in vicoli ciechi. Un po' scontato il ripensamento della ragazzina, anche se forse è con quella decisione che l'autrice vuole giustificare il senso dell'intera storia.
In conclusione, un libro elegante ma poco coinvolgente, ben scritto ma noioso, forbito ma decisamente sopravvalutato.