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Recensione "Mappe sulla Pelle" antologia di racconti a cura di Tessere Trame

Creato il 09 febbraio 2013 da Alessandraz @RedazioneDiario
Pubblicato da Francesca Pegoraro Cari lettori, 
oggi vogliamo parlarvi di Mappe sulla Pelle, una raccolta di dodici voci di donne raccontate da altrettante scrittrici che hanno provato a mettersi nei loro panni, offrendo della loro vita, esperienze e opere un’interpretazione del tutto particolare più o meno realistica, più o meno verosimile, ma sempre molto partecipata. Mappe sulla Pelle è edito da Editpress e dall’associazione culturale Tessere Trame, un’associazione culturale nata dalla volontà di combinare la passione per l’arte, l’impegno civile, la cultura.
Titolooriginale: Mappe sulla Pelle Autrici: varie Casa Editrice: Editpress Pagine: 164 Prezzo: 16,00 € Data di uscita: novembre 2012 Trama: Mappe sulla pelle è una stanza piena di storie, un tessuto di fili femminili tutti diversi, il canto combinato di più voci di donne. Come per Virginia Woolf, anche per le dodici generosissime autrici di questi monologhi la letteratura, l’arte e la vita stessa sono un’avventura che richiede uno spazio libero, un luogo simbolico e fisico nel quale modellare la propria rappresentazione del mondo. Corio, Covito, Cutrufelli, Diamanti, Gagliardo, Garlaschelli, Losini, Piegai, Spaini, Vallorani, Varvello, Vinci, diventano, per il tempo di una storia, Ella Fitzgerald, Eleonora Duse, Anna Kuliscioff, Virna, Alda Merini, Joyce Carol Oates, Coco Chanel, Artemisia Gentileschi, Niki de Sainte Phalle, Angela Carter, Alice Munro, Diane Arbus, indossando l’identità e le “scarpe” di altre donne e regalandoci un controcanto prezioso e unico. Ho incoraggiato chi mi stava attorno a cercare la propria voce: si esprimesse a parole, musica, abiti o canto. Se usi la tua voce ti riconosceranno. Bonheur di Daniela Losini in Mappe sulla Pelle p. 147

RECENSIONE

Mappe sulla Pelle è un libro difficile da recensire perché difficile è dare un giudizio globale su di esso tanto è variegata la materia che lo compone. La necessità di non poterlo considerare nella sua interezza, ma al contrario di doverlo quasi smembrare è dettata dalla constatazione che le anime che lo compongono non hanno la stessa forza espressiva. Fra le dodici voci raccolte ve ne sono, infatti, alcune che si impongono per il loro timbro cristallino e fresco e altre che al contrario, se non si perdono nella mente del lettore appena voltata pagina, si fanno invece notare solo perché stonate. È quindi proprio la presenza di questi elementi dissonanti che obbliga necessariamente a fare dei distinguo, anche se con un certo imbarazzo e dispiacere perché l’operazione culturale che si è voluta compiere con questa antologia è di sicuro e indubbio valore e interesse L’idea di prestare la propria voce a un personaggio reale e altro, provando a calarsi nei suoi panni e di mescolare più voci in un accordo polifonico, non è nuova anzi, vanta al suo attivo alcuni esempi illustrissimi come il capolavoro della Yourcenar Le Memorie di Adriano la Medea di Christa Wolf. Mappe sulla Pelle si pone dunque sulla scia di una grande tradizione letteraria che nei racconti più belli riesce sicuramente a seguire da vicino. Risplendono, infatti, di particolare luce cinque voci: quella prestata da Maria Rosa Cutruffelli ad Anna Kulishoff, da Daniela Piagai ad Artemisia Gentileschi, da Carmen Covito a Eleonora Duse, da Olivia Corio a Ella Fitzgerald e da Daniela Losini a Coco Chanel.  E a proposito degli illustri antenati cui la raccolta può rivolgersi, è proprio la voce di Maria Rosa Cutruffelli a ricordarci le già citate Memorie di Adriano. Il tono con cui la sua Anna Kulishoff inizia la sua riflessione, il modo di rivolgersi al suo interlocutore assente sul momento, ma assolutamente presente nella sua mente, riecheggia infatti il bellissimo incipit epistolare della Yourcenar. Anche il tono generale con cui il brano prosegue, con quel ripensare alla propria vita analizzando le scelte fatte con il pretesto di spiegarle o rammentarle al destinatario lontano, ma assolutamente determinato e familiare, alludono fortemente alla voce dell’imperatore romano così come la scrittrice francese ha voluto plasmarla. Il carattere così elegantemente letterario di questa prosa, il suo tono pacato, ma vivo e brillante ne avrebbero fatto un più degno incipit per la raccolta, il cui criterio ordinatore resta invece al quanto oscuro specialmente quando si consideri che proprio per la sua apertura e conclusione sono stati scelte le voci peggiori di tutta la raccolta, gracchianti, sforzatamente ricercate a mezzo di una sintassi che vorrebbe essere difficile ed ermetica, ma che al contrario risulta solo scarsamente comprensibile, ostinatamente perseveranti nella rappresentazione di un’umanità vacua e sbandata, e anche imprecise nei riferimenti storico-letterari. Di vera e autentica originalità risplende poi il quadro di Artemisia Gentileschi dipinto per noi da Daniela Piagai. Utilizzando aree semantiche afferenti al campo delle arti figurative, attenta e minuziosa nel scegliere per ogni immagine il giusto colore e la giusta luce esattamente come farebbe un pittore, l’autrice ripercorre la vita dell’artista fingendo di essere un frammento di uno specchio a lei appartenuto, riverberando così la vita di lei per immagini come in una galleria di quadri. Nel leggerlo colpisce veramente lo sforzo compiuto dalla Piagai per piegare le parole a disporsi sulla carta come colori su una tela Molto particolare è del resto anche la voce con cui Carmen Covito doppia Eleonora Duse che, se non può certo essere ascoltata come attestazione veritiera della vita della celeberrima attrice, è sicuramente suggestiva nella sua essenza che riesce a presentificare nonostante l’indubbia fantasiosità del racconto. La scrittrice veste, infatti, per un attimo le parti del commediografo e, conformemente al carattere del personaggio che vuole rappresentare, immagina un ipotetico quanto improbabile dialogo con la sua psicanalista. La sola voce presente in scena è quella dell’attrice di cui, con grande mimetismo, si offre tutta la stravaganza, la verve e perché no anche la spregiudicatezza, quasi che nella mente della scrittrice risuonasse L'istrione di Charles Aznavour. Come nelle migliori commedie non manca il colpo di scena finale, fantasioso certo, ma geniale nella sua suggestività.  Di ben altro tono è invece il racconto della vita di Ella Fitzgerald scritto da Olivia Corio. Senza ricorrere a particolari invenzioni o interpretazioni, la scrittrice ci offre un racconto veritiero e verosimile della durezza e della sofferenza che questa grande artista ha dovuto subire prima di giungere all’affermazione di sé. Mettendo le parole della sua storia direttamente sulle labbra della cantante, la Corio ci racconta senza sconti, che così bene rende giustizia alla dignità di questa donna, la vita della First Lady of Song, dall’infanzia fino alla fatidica sera dell’audizione all’Apollo Theatre che doveva cambiare per sempre il corso della sua vita e della musica contemporanea. Dignità e semplicità sono la forza e la bellezza di questo brano che si fa leggere e che commuove Ciò che maggiormente colpisce di questi racconti è in sintesi proprio il mimetismo; come le autrici siano riuscite a piegare il loro stile di scrittura allo stile della donna che volevano tratteggiare e il suo stesso campo di azione. Così la prosa della Cutruffelli si fa letteraria e storicista per adeguarsi all’attivismo politico di Anna Kulishoff, la Piagai trasforma le parole in puro colore per mescolarsi alla tavolozza di Artemisia e la Covito le rende plastiche come le pose teatrali della Duse. Daniela Losini invece, similmente a Olivia Corio per Ella Fitzgerald, semplifica, linearizza il suo discorso il più possibile affinché la sua prosa sia sobria come una collezione di Coco Chanel, la cui vita laboriosa, attiva, resa spigolosa dalle difficoltà, è narrata in modo incorporeo e assoluto. Le parole con cui la Losini chiude il suo racconto facendo svanire l’eco della voce di Coco, “Ho incoraggiato chi mi stava attorno a cercare la propria voce: si esprimesse a parole, musica, abiti o canto. Se usi la tua voce ti riconosceranno” sarebbero state una chiosa perfetta per questa antologia Ai brani citati si deve aggiungere una voce del tutto particolare, quella che Donatella Diamanti presta a Virna. Il racconto in questione merita sicuramente di essere menzionato per l’intensità dei sentimenti della protagonista, il cui disagio esistenziale è così profondamente scolpito che il personaggio sembra animarsi fra la carta delle pagine. Tuttavia, per la natura particolare della protagonista (1), siamo portati a considerarlo separatamente come una voce di controcanto. Se Mappe sulla Pelle fosse stato definito dei suoi editori come una raccolta di voci sul femminile, la storia di Virna avrebbe sicuramente rappresentato un interessante punto di vista e uno stimolo alla riflessione, diversamente in una raccolta di voci di donne, perché così è presentata l’antologia dai suoi stessi curatori, rischia di apparire una grottesca forzatura e questo a discapito del suo indubbio valore.  Ripensando alla raccolta nella sua interezza non si può fare a meno di notare come spesso i suoi punti più deboli siano proprio i racconti in cui si parla di scrittrici, quasi che per esse sia molto più facile immedesimarsi nei panni di donne completamente diversa da loro, anziché di altre autrici. Complici della indubbia caduta di tono rappresentata da questi brani, è forse l'aver scelto scrittrici non proprio famose su larga scala, la cui notorietà certamente non può reggere al confronto delle altre donne "doppiate". A questo proposito l’unico racconto che mostra una qualche originalità è la voce che Chiocca Gagliardo presta all’ombra di Alda Merini, anche se il brano soffre nel confronto con un un’altra prosa che ha dato voce alla scrittrice “matta” con ben altra intensità e profondità: Diversa di Filippo Tapparelli (2) un racconto vibrante, potente e struggente Di Mappe sulla Pelle non si può dunque dare un giudizio uniformemente positivo, ma certamente si può dire ogni bene di alcune sue pagine che valgono veramente di essere lette. (1) Virna non è, infatti, una donna, ma un transessuale. (2) In I fuochi di Samhain. Storie di streghe raccolta di racconti inediti pubblicati gratuitamente in formato digitale da Speechless Magazine. 

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