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Referendum Mirafiori, il paradosso della democrazia

Creato il 16 gennaio 2011 da Animabella
Referendum Mirafiori, il paradosso della democrazia
Alla fine hanno vinto i sì. Con una risicatissima maggioranza, ma hanno vinto. Dando così spago alla retorica della ‘volontà della maggioranza’. Ma il referendum di Mirafiori mette in drammatica evidenza uno dei paradossi più pericolosi della democrazia, che tutti i suoi teorici hanno sempre sottolineato: il rischio che la democrazia metta in discussione se stessa, con un voto della maggioranza che cancella, di fatto, i presupposti stessi della democrazia. A Mirafiori il 54 per cento dei lavoratori (e la stragrande maggioranza degli impiegati, ossia lavoratori sui quali meno incide l’accordo che hanno votato), ha deciso per tutti i lavoratori un netto peggioramento delle condizioni lavorative e un sostanziale arretramento sul fronte dei diritti.
Ecco perché, in democrazia, il principio di maggioranza è solo uno degli elementi caratterizzanti, e neanche il primo. Esso può rivendicare legittimità democratica solo dopo che una serie di presupposti, formali e materiali, siano stati rispettati. Una immaginaria situazione in cui a un gruppo di persone, ostaggi di alcuni banditi, viene ‘concesso’ di votare chi di loro deve morire per primo non può certo essere definita una situazione democratica. Il paradosso è funzionale a mostrare i limiti del principio di maggioranza.
Per tornare a Mirafiori, i lavoratori si sono trovati di fronte a «una scelta impossibile tra diritti e lavoro», come l’hanno definita le decine di economisti che hanno firmato una lettera di sostegno alla Fiom. Persino coloro che sostenevano il sì hanno più volte ammesso che si trattava, nella sostanza, di un ricatto. E a un ricatto si può cedere (e si può persino sostenere che si debba cedere), non si può democraticamente votare.

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