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Renzi premier. Incarico domani

Creato il 16 febbraio 2014 da Retrò Online Magazine @retr_online

Sembrano allungarsi i tempi per l’incarico a Matteo Renzi di formare un nuovo governo. Viste le tempistiche lampo delle consultazioni, alcuni avevano ipotizzato un incarico esplorativo dato al sindaco di Firenze già nella serata di ieri, ma il capo dello Stato si Giorgio Napolitano ha preferito prendersi questa domenica come pausa di riflessione prima di conferire l’incarico, presumibilmente domani. Matteo Renzi dovrà attendere quindi meno di 24 ore, prima di poter definirsi premier in pectore e andare quindi alla ricerca di una maggioranza che gli permetta di governare in un ipotetico mandato fino al 2018, termine ultimo della legislatura.

Sicuramente è auspicabile il voto di fiducia al nuovo esecutivo entro la fine della settimana prossima, ma non saranno giorni buttati. Complice la chiusura brusca dell’esperienza del governo Letta e l’inevitabile eterogeneità della maggioranza che sosterrà il nuovo governo Renzi, i giorni prima del voto saranno fondamentali per stendere accordo e programmi tra le varie forze politiche, accordi che avranno la necessaria dose di fretta e decisionismo che hanno da sempre caratterizzato l’atteggiamento politico del sindaco di Firenze.

Nonostante il rallentamento di Angelino Alfano, leader di Nuovo Centrodestra, che non vuole scontare nulla a Matteo Renzi, il segretario Pd non teme mosse che minaccino l’equilibrio della nuova coalizione, ma solo naturale “tatticismo” in vista della nomina dei nuovi ministri.

Renzi ha trascorso quindi un’altra giornata a Firenze. Domani dovrà sicuramente tornare a Roma per incontrare il capo dello Stato e ricevere l’incarico, ma il quasi ex sindaco di Firenze ha impiegato la giornata per incontrare Alessandro Baricco  e Andrea Guerra. Il primo, scrittore famoso in Italia e accreditato per il ministero della Cultura, sembra aver declinato l’offerta, ma rimarrà come consigliere fidato e amico di Renzi. Il secondo, Ad di Luxottica, sembra invece accreditato per l’importante e fondamentale poltrona di ministro dell’economia, che non si sa ancora se verrà unito anche a quello delle finanze come ai tempi di Giulio Tremonti e del governo Berlusconi.

Il rischio di quest’attesa, però, sta anche all’interno del Pd. Pippo Civati sembra infatti sul piede di guerra e potrebbe meditare di non votare, assieme ai “suoi” senatori, la fiducia al nuovo governo Renzi, privandolo di importanti voti al Senato. Solo voci, ma che l’ex sfidante di Renzi per la poltrona di segretario Pd non liquida, alimentando ipotesi su una possibile piccola scissione.

Una corsa ad ostacoli, o meglio, un campo minato per il segretario Pd. Ma Matteo Renzi è abituato a combattere in minoranza, per poi prevalere. Vedremo se anche questa sarà l’ennesima conferma.

 


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