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Ritorno a Puerto Escondido

Creato il 19 gennaio 2011 da Albino

Andiamo al sodo. Torniamo al post di ieri e togliamogli la veste “romantica”: il sogno, il bar sulla spiaggia, i biscotti del Mulino Bianco. Andiamo al punto, ai crudi numeri: ieri si affermava che basterebbero settecentocinquantamila euro per vivere di rendita. Vero? Falso? Troppo? Troppo poco? Pensateci, dite la vostra.
La cosa certa e’ che nell’immaginario collettivo si pensa che per vivere di rendita ci vogliano milioni e milioni, roba da superenalotto, cifre comunque ben superiori a questa. Invece ieri abbiamo mostrato un metodo per raggiungere una rendita mensile avendo a disposizione ben meno di un milione.
Ma il bello, cari lettori, e’ che non servono nemmeno quei 750.000 euro. Quella cifra puo’ fruttare sui 2000 euro al mese, netti, una cifra che permette di vivere dignitosamente in Italia o, volendo, alla grande in altri paesi. A seconda dei gusti: nessuno vi obbliga a emigrare. Pero’ guardiamoci negli occhi: sul serio abbiamo bisogno di arrivare a 2000 al mese per essere soddisfatti?

Ritorno a Puerto Escondido

Proviamo allora a diminuire questa cifra e vediamo cosa succede. Abbassiamo i 750mila euro, portiamoli a 400mila, che con gli stessi metodi spiegati ieri frutterebbero qualcosa piu’ di mille euro al mese. La domanda e’: ce la si puo’ fare con mille euro al mese, senza vivere nella casa di proprieta’? In Italia probabilmente no, anche se apparentemente molti sono costretti a farlo. Pero’, cari lettori, un conto e’ l’operaio che porta a casa 1000 e deve per forza sopravvivere con quelli, un conto e’ la nostra ipotesi. Voglio vedervi a sopravvivere con 1000 euro quando sapete di avere quasi un miliardo di vecchie lire in banca! Difficile da immaginare.
E poi, ammettiamolo: se domani vi do 400mila euro in contanti, la prima cosa che andate a fare e’ comprarvi la casa, comprarvi la macchina nuova, comprarvi il computer nuovo. E lunedi la sveglia suona di nuovo perche’ bisogna andare al lavoro.

Invece no, aspettate: facciamo come dico io. Prendete un biglietto aereo, andate a farvi una vacanzetta in Australia. Aprite un conto in banca, fatevi un TFN (Tax File Number – il codice fiscale australiano, che ti permette di pagare le tasse li’). Trasferite i 400mila. Dal mese prossimo, vedrete aumentare il conto ci circa milleduecento euro netti al mese. Alla fine dell’anno fiscale avrete sui 2-3000 euro da pagare di tasse. Totale, vi restano sui 1100 in tasca.
Mi direte: in Italia non ci si vive con 1100 se ho affitto da pagare, eccetera. Allora uno dice ok, mi trasferisco, vado alla ricerca del mio Puerto Escondido. Vado in Thailandia, o nelle Filippine, o in Cambogia, o in Messico, o in Brasile, ricomincio da zero, vivo discretamente coi miei mille euro al mese, e uso tutto il tempo libero a mia disposizione per fare quello che mi piace. Scrivo poesie, faccio surf, studio, faccio volontariato, quello che e’. O magari faccio qualche lavoretto per tenermi occupato, oppure inizio un’attivita’ in proprio senza la pressione del guadagno, solo perche’ mi piace l’idea di avere il mio negozietto di maschere veneziane a Cancun, o di insegnare italiano ai bambini a Manila. Quello che e’, a seconda dei gusti.

Pensateci. Quattrocentomila euro. Sono un sacco di soldi, ma non sono una cifra impossibile. Non sono milioni. Magari un lavoratore dipendente quei quattrocentomila euro non li avra’ mai, per lui poco importa che siano quattrocentomila o quattrocento milioni. Ma immaginate per un secondo di averli, magari quando avrete cinquanta o sessant’anni. Immaginate a quel punto di essere single, di non aver famiglia, di non avere figli. E’ solo un discorso ipotetico, quindi poniamo che sia cosi’. Immaginiamo che abbiate tutte le carte in regola per farlo, e che lo vogliate fare. Ce la fareste?
La risposta secondo me e’ no. Non ce la si fa. Per due semplici motivi.

Il primo, perche’ siamo troppo abituati ad avere, e poco a vivere.
Viviamo per accumulare, abbiamo troppa paura di perdere tutto. Quando si hanno i soldi scatta l’avidita’. Ieri Kamamuri commentava dicendo “vuoi 750mila euro per vivere di rendita? Allora sei proprio veneto”. Nossignore: e’ esattamente il contrario. E’ proprio perche’ sono veneto che non lo faro’ mai. E’ una questione di imprinting culturale: proprio in Veneto si vedono imprenditori milionari che continuano a evadere le tasse anche se hanno settant’anni. Rischiare di perdere tutto se ti passa a trovare la finanza, ma perche’? A che pro? A cosa gli serve accumulare in quel modo? A niente: e’ che sono ingordi. Quella gente non smettera’ mai ad accumulare, perche’ e’ quello il loro piacere massimo. Altro che settecentocinquantamila euro, vendere tutto e andare a Puerto Escondido: no, molto meglio lavorare quindici ore al giorno, girare in SUV per le strade del paese, fare una settimana di ferie l’anno a ferragosto a Formentera come gli sfigati in mezzo agli italiani, essere ignorante come la merda e pensare di essere il numero uno. Io sono cresciuto in mezzo a una realta’ cosi’, e per quanto mi possa sentire diverso dall’imprenditore ingordo, pure io ho sempre il pensiero che, oddio, devo farmi la casa, devo mettere via per quando saro’ vecchio, devo aumentare il conto in banca, mese dopo mese. Devo accumulare per il futuro.
Invece c’e’ chi ingordo non e’, e infatti non ha una lira. Ma dagli i soldi, e avra’ paura di perderli. O vorra’ realizzare il sogno di una vita che, scommettiamoci, e’ proprio quello di farsi una casa. Ancora: avere, al posto di vivere.

Il secondo motivo e’ perche’ siamo troppo abituati a fare, e poco a vivere. Me ne sono accorto qui in Giappone, dove tutto e’ dovere, tutto e’ obbligo. Dove sin dalla piu’ tenera eta’ i bambini sono impegnati in mille attivita’ obbligatorie ed escono da scuola a notte fonda. Qui la gente non fa piu’ di una settimana di ferie consecutiva perche’ dopo un paio di giorni di relax si e’ gia’ annoiata. Non ha niente da fare, e quando non ha niente da fare la gente e’ morta. Si sente inutile, non ha stimoli, non riesce a dare un senso alla sua vita. Non pensa a quante cose potrebbe fare, quanto potrebbe nutrire il cuore e la mente, o aiutare gli altri, o fare qualcosa per essere ricordata.

E allora. Riusciremmo a vivere senza essere schiavi di qualche costrizione, sociale o autoimposta che sia? L’idea di emigrare terrorizza moltissima gente perche’, dicono, e’ come abbandonare le proprie origini. E non e’ schiavitu’, questa? Non e’ paura di abbandonare la prigione senza sbarre di paure e sensi di colpa che ci siamo costruiti, pensando che andarsene voglia dire abbandonare, in qualche modo perdere, essere dimenticati (cosa che non succede, in realta’, a nessuno), e non invece aprirsi al mondo, a nuove esperienze, a nuove culture, a una vita piena e libera?
E non e’ forse schiavitu’ la mia, che non mi ritirei a Puerto Escondido perche’ mi direi che si, bella come idea, ma dopo essermi fatto il culo quadrato per diventare ingegnere, e dopo tutto quello che ho fatto per raggiungere la mia posizione… vale la pena buttare tutto quello su cui ho scommesso?

Ma soprattutto. Essere liberi: lo vogliamo veramente?

Ritorno a Puerto Escondido



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