Magazine Religione

Salvate il card. Martini dallo gnostico Vito Mancuso

Creato il 25 settembre 2012 da Uccronline

Salvate il card. Martini dallo gnostico Vito Mancuso«Il diavolo sa ben citare la Sacra Scrittura per i suoi scopi», diceva William Shakespeare. L’aforisma rende abbastanza l’idea se si pensa che negli ultimi secoli i più grandi nemici della Chiesa e del cristianesimo non sono stati laicisti o anticlericali di professione -essi non hanno la forza e gli argomenti per tentare di abbordare le certezze della fede-, ma teologi, esegeti ed esperti delle Sacre Scritture.

Pensiamo soltanto agli immensi danni alla verità sulle origini del cristianesimo (oggi ricomposti parzialmente grazie alle scoperte dell’archeologia biblica) causati dal teologo evangelico Rudolf Bultmann e -per passare subito al “dopo ’68″ (anno del “boom dei teologi dissidenti)- al devastante attivismo anticlericale del teologo cattolico Hans Küng, invidiosissimo del successo riscosso dagli ultimi due pontefici nel mondo cattolico. Per non parlare dei tanti preti mediatici che si esibiscono frequentemente negli show televisivi, da Antonio Gallo e Antonio Mazzi, che adorano attirare applausi schernendo la Chiesa tramite estrapolati detti evangelici.

Arriviamo infine al più pericoloso nemico della Chiesa oggi in Italia, il teologo cattolico Vito Mancuso, unicamente conosciuto per il suo consistente e programmatico impegno anticlericale. Fino al 2011 è stato sul libro paga del prete-imprenditore don Luigi Verzé come docente di teologia, dal quale non soltanto non ha preso le distanze dalle sue anticristiane megalomanie, ma ne ha difeso la libertà intellettuale. Questo perché -come è stato fatto notare- Mancuso (e altri docenti dell’Università San Raffaele) sono «profeti di un cristianesimo antidogmatico e antichiesastico, in grado di conquistarsi il credito laico-progessista, ammantato di quell’aura di battagliera indipendenza dalla gerarchia che tanto piaceva a don Verzé, perché in fondo è stata la sua cifra esistenziale».

L’a-teologo Mancuso, alla faccia della laicità, è dal 2009 editorialista (!) di uno dei quotidiani più schierati politicamente, ovvero Repubblica”. Nel 1985 ha chiesto di essere ordinato sacerdote ed è stato accontentato, nel 1986 ha cambiato idea chiedendo di essere dispensato dalla vita sacerdotale, per dedicarsi alla teologia, ed è stato accontentato. Pochi anni dopo Mancuso ha cambiato intenzioni per l’ennesima volta e ha chiesto di spretarsi per sposare l’ingegnere civile Jadranka Korlat dalla quale ha avuto due figli. Per ora mantiene questa idea.

La sua confusione è osservabile comunque anche nelle tesi teologiche che esprime, come ha spiegato il teologo Bruno Forte. Occorre premettere che mons. Forte è una delle persone che meglio conosce Mancuso avendolo ospitato per due anni a Napoli e avendolo formato presso la Facoltà Teologica “San Tommaso d’Aquino”. Tuttavia il pretigioso teologo ha detto di lui e delle sue opere: «ha suscitato in me un senso di profondo disagio e alcune forti obiezioni, che avanzo nello spirito di quel servizio alla Verità, cui tutti siamo chiamati», il pensiero di Vito Mancuso -ha proseguito l’arcivescovo e teologo Bruno Forte smontando il volume “L’anima e il suo destino” (2007)- «non esiterei a definire una “gnosi” di ritorno, presentata nella forma di un linguaggio rassicurante e consolatorio, da cui molti oggi si sentono attratti [...], non è teologia cristiana:  è “gnosi”, pretesa di salvarsi da sé». Secondo il teologo e filosofo Antonio Livi, Mancuso «è considerato un teologo, ma il contenuto e l’impianto del suo testo contraddicono la natura della teologia. Tratta con scandalosa superficialità temi che meriterebbero ben altro rispetto, commettendo diversi notevoli svarioni». 

Lo gnostico Mancuso ha definito il card. Carlo Maria Martini “il mio padre spirituale” e non ha trovato un modo migliore per onorare la sua vita strumentalizzando la sua morte per tirare acqua al mulino dell’eutanasia, pratica da lui ampiamente sostenuta. Chissà se il card. Martini sarebbe stato contento che il suo “figlio spirituale” sfruttasse la sua morte per motivi ideologici, sostenendo ad esempio che egli «ha dato estrema testimonianza staccando, quando lo ha ritenuto inevitabile, le macchine che lo tenevano artificialmente in vita». Mancuso ha riportato questa amenità sul suo “padre spirituale” -secondo la recensione realizzata da Roberto Esposito- nel suo ultimo libro “Conversazioni con Carlo Maria Martini” (Fazi 2012) realizzato assieme a Eugenio Scalfari. Ovviamente è chiaro a tutti che il card. Martini non era attaccato a nessuna macchina (già altri hanno provato questo tentativo) e che ha soltanto chiesto di interrompere le terapie inutili per evitare l’accanimento terapeutico e -come fanno decine di malati terminali ogni giorno nel mondo- ha chiesto una sedazione palliativa per attendere la morte nel sonno, decisione condivisa anche dal dal cardinale Elio Sgreccia, presidente emerito della pontificia Accademia per la vita, che ha affermato: «Anch’io come Carlo Maria direi no a quelle terapie». Apprezzabile anche l’onestà intellettuale di Carlo Flamigni -ci si è ridotti a valorizzare le parole di un presidente onorario dell’UAAR che contraddice quelle di un teologo cattolico!- quando afferma: «Qualora Martini avesse rifiutato l’accanimento terapeutico che differenza farebbe? Non mi sembra che la Chiesa si opponga. Il cardinale ha soltanto rifiutato le cure che riteneva inutili, sicuramente non ha chiesto di essere lasciato morire. L’unico accanimento è piegarlo alla propria ideologia». 

Anche Vito Mancuso -com’era prevedibile- si è dunque accodato agli squallidi tentativi di Paolo Flores D’Arcais (Eugenio Scalfari e tanti altri, confutati dal medico personale del cardinale) di strumentalizzare la vita e la morte del card. Martini. Dopo essersi scagliato contro presunte “operazioni anestesia” compiute dalla Chiesa nei confronti di Martini (tesi confutata anche da “Il Foglio”, da Andrea Tornielli, da Antonio Spadaro, da Antonio Socci, oltre che da tutti gli articoli apparsi sul compianto biblista sull‘”Osservatore Romano” e su “Avvenire”) ha contribuito a «compiere un’incredibile distorsione della realtà, rimasticata e ripubblicata quasi con la meccanica convinzione che “ripubblicando ripubblicando alla fine si avvererà”, almeno nella testa della gente. Ma vera la “eutanasia dell’Arcivescovo” non è mai stata né mai potrà diventarlo, e rappresenta – l’ho già scritto e, qui, lo ripeto – un’autentica bestemmia, un ingiustificabile ed estremo oltraggio a un uomo di Dio che ha servito la verità e coltivato, da cattolico, le virtù della chiarezza, del rispetto e del dialogo», secondo il duro e condivisibile commento del direttore di “Avvenire”, Marco Tarquinio.


Potrebbero interessarti anche :

Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog

Possono interessarti anche questi articoli :