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Severgnini

Creato il 31 maggio 2010 da Astonvilla
SEVERGNINI
Gentile dottore, vorrei porLe un semplice ed unico quesito: cosa ne pensa Lei della lotta all'usura? Le spiego brevemente. Da più di 1 anno sono costretto a vivere, con la mia famiglia, lontano dalla mia città per motivi di sicurezza. Nel 2007, infatti, ho denunciato delle persone che sono state rinviate a giudizio. Questo, però, non è l'aspetto più brutto o sconcertante della storia. La cosa più sconvolgente di tutta questa vicenda, e mi creda, lo vivo ogni giorno sulla mia pelle, è il fatto che se prima della denuncia era lo strozzino a rendermi la vita un inferno, dopo la denuncia sono tante altre le cose che ti accorgi non funzionano. Tempi biblici per ottenere l'accesso al fondo per le vittime di questo reato; leggi che andrebbero cambiate poiché inadatte; pubblici funzionari totalmente impreparati ad affrontare determinati argomenti; dirigenti che cambiano ogni due o tre mesi, e si è quindi costretti a ricominciare tutto dall'inizio. Sia chiara una cosa: la denuncia è l'unico mezzo per combattere questa piaga. Si deve denunciare. Si deve, però, aiutare chi denuncia non solo prima, ma soprattutto dopo che l'usurato ha denunciato il proprio aguzzino. Chi denuncia è spesso costretto a cambiare città, a lasciare il proprio lavoro, a trovare una nuova abitazione, a "costringere" i propri figli a seguirlo. Di punto in bianco la vita non è più la stessa. Non hai più nulla. Da questo momento sei completamente solo. Da questo momento l'aiuto vero e proprio dovrebbe cominciare. Da questo momento si ha più bisogno di essere assistiti, supportati, seguiti, aiutati. Ed è questo momento di transizione che vorrei far capire a chi, fortunatamente, non lo ha vissuto. Si deve dare maggiore assistenza e aiuto a chi ha il coraggio di correggere i propri errori denunciando, perchè quello di rivolgersi ad uno strozzino non è solo un errore, ma anche un reato. Bisogna incoraggiare l'usurato a denunciare, perchè l'usura è più vicina e reale di quanto si creda.
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Caro ...........,
la sua lettera mi ha colpito, perché conferma un mio timore. L'eroismo di chi si ribella - all'usura come al pizzo, alle minacce come al ricatto - non è solo quello immediato, quello della reazione e della denuncia. C'è anche l'eroismo dell'incertezza, dell'isolamento, del timore che lo Stato dimentichi, dell'attenzione che si allenta, della guardia che si abbassa. I malintenzionati non aspettano altro, purtroppo. Ne ho parlato anche a Palermo con esponenti di "Addio Pizzo", il mese scorso; e me l'hanno confermato. Il suo riassunto è implacabile ("Tempi biblici per ottenere l'accesso al fondo per le vittime; leggi che andrebbero cambiate poichè inadatte; pubblici funzionari impreparati; dirigenti che cambiano ogni due o tre mesi, e si è quindi costretti a ricominciare"). In qualche modo fotografa le difficoltà di un Paese - il nostro - che sa trovare l'impeto generoso nell'emergenza; ma ha qualche problema con l'ordinaria ricostruzione, lontano dai riflettori. Nel suo caso è la ricostruzione di una vita lontano dagli usurai, senza minacce né ricatti. Ma il vocabolo ricostruzione serve anche per spiegare quanto rischia di accadere a l'Aquila. Lì non c'è stata usura, né pizzo, né ricatto: ma un terremoto che ha ucciso, commosso e mobilitato la nazione e il governo. Ma cosa accadrà dopo l'anniversario, le inaugurazioni, le consegne, le polemiche, gli eroismi e gli scandali? Ho visto ieri "Draquila" - ne parleremo - e ho visitato in marzo la "zona rossa", il centro sconvolto della città. Il timore - lo dico con angoscia - è che non torni più alla normalità. E' il timore che anche lei prova, quando pensa alla sua vita.

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