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Taranto si riappropria della sua storia

Creato il 20 dicembre 2013 da Makinsud

Tredici anni dopo la sua chiusura per restauro il Marta di Taranto riapre al pubblico domenica 22 dicembre. Tredici anni di lontananza dalla storia antica dell’ex capitale della Magna Grecia (interrotti dall’apertura parziale del 2007) che si proveranno a colmare a partire da sabato mattina, giorno in cui avverrà l’inaugurazione del Museo nazionale archeologico alla presenza, tra gli altri, di Massimo Bray, ministro per i Beni culturali.

Museo Marta Taranto
All’interno del Marta è esposta una delle più rinomate collezioni di manufatti dell’epoca della Magna Grecia, tra cui i famosi Ori di Taranto, la più importante testimonianza di come la lavorazione dei metalli preziosi fosse una delle attività più sviluppate nella città jonica. Ma questa è storia nota per gli appassionati e per gran parte dei tarantini.
Le novità
che l’ex convento dei Frati alcantarini ospita al proprio interno vengono svelate da Luigi La Rocca, soprintendente per i Beni archeologici: “Tra queste spicca il cratere a mascheroni del pittore di Baltimora che  -  anticipa –  a suo tempo trafugato e finito al Paul Getty Museum di Malibu e mai stato esposto prima in Italia, se non a Roma, a Castel Sant’Angelo, dov’era fino a un mese fa fra i pezzi più significativi della grande mostra Capolavori dell’archeologia: Recuperi, ritrovamenti, confronti“.

Una riappropiazione dell’inedita storia tarantina compiuta addirittura attraverso la semplice esplorazione del magazzino del Marta, definito dalla stesso La Rocca “uno scrigno di tesori”, dove “è riapparso lo stipite dell’ingresso di un edificio che, risalente al III secolo avanti Cristo, è un esempio di graffitismo ante litteram: sopra, infatti, circa 2300 anni fa qualcuno vi ha inciso non solo dei disegni ma una frase che rimanda, inequivocabilmente, all’Iliade di Omero. Non era mai stato esposto prima“.

Taranto la si potrebbe definire un museo a cielo aperto, dove è possibile ritrovare pezzi di storia persino tra le macerie di materiale edilizio, come avvenuto nel caso di un sarcofago risalente all’età imperiale romana, adesso in parte ricostruito: “Era ridotto in frammenti che furono rinvenuti nella città vecchia nel mezzo di una discarica di materiale edilizio - conferma La Rocca – Imponente sotto il profilo scultoreo, vi è rappresentata la scena di una battaglia navale ed è caratterizzato dal fatto, non consueto, di avere sulla copertura una figura panneggiata distesa che indicava il defunto“.

Un rinnovamento arricchito e completato da “campagne di scavi recenti nella città, proprio all’interno della Taranto moderna – spiega il soprintendente - diversi reperti del nuovo allestimento provengono da queste queste ricerche. Ci auguriamo – conclude La Rocca -  che la città, attraverso la riapertura del museo, attraverso il suo passato, possa ritrovare ragioni d’orgoglio e speranza per una sua rinascita. Magari con un modello di sviluppo che possa mettere al centro la cultura“.

Un percorso di innovazioni e di intenti, quello tracciato, che avrà il suo inizio sabato mattina, con l’inaugurazione del Marta, e che procederà sino a fine 2014, data in cui i lavori di ristrutturazione saranno definitivamente completati.


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