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the world in the kitchen #2

Creato il 26 settembre 2010 da Ducdauge @ducdauge

Normale: non c’è parola e concetto più ambiguo. Se per gli italiani è normale “prendere due piccioni con una fava”, per gli inglesi è “normale” tentare l’omicidio dei volatili (To kill two birds with a stone) con una pietra, così come per i cinesi è “normale” l’ “uccelicidio”, preferibilmente di aquile, da infilzare “comodamente” con una spada. Cosa dire: gli italiani siamo di certo più scansafatiche ma almeno animalisti, gli inglesi sempre lì a dimostrare chissà cosa, i cinesi decisamente esagerati. Anche se la scena della cattura delle aquile con una sciabolata, magari davanti alla Grande Muraglia, nasconde un non-so-che di magico e accattivante…beh: arte uno, animalismo zero!

Insomma, ogni cultura e ogni lingua hanno modi di dire e di fare apparentemente lontani anni luce. Ma andando al succo, al significato più intrinseco, è fondamentalmente tutta una questione di forma, di lingua. Ognuno potrà dire come vuole "prendere due piccioni con una fava" o "uccidere due uccelli con una pietra" o "infilzare due aquile con una spada". Ciò che conta è il significato, il senso ultimo che ciascuno intende dire: cuociamo la pasta in una sola pentola e ognuno la condisce come vuole!

La cucina così come principale punto di aggregazione, può essere anche e soprattutto causa di intolleranze (non alimentari!) tra le diverse culture che cercano di provvedere semplicemente al proprio fabbisogno. Soprattutto se il piano cottura è dotato solamente di due fornelli e gli orari di pranzo e cena di più coinquilini si sovrappongono il 99,99 % delle volte. Naturalmente si potrebbe mangiare lo stesso menu: ma uno vuole la pasta, l’altro mangia solo riso; si potrebbe mangiare un secondo… ma cosa è un "secondo"? Su quale base si stabilisce che la pasta è un primo e un piatto di carne o pesce è un secondo? Troppo complicato da spiegare (la fame inizia a prendere il sopravvento). “Uno di noi cucina per tutti! ”(lungo silenzio)?!”: in questo caso meglio proporsi per primi. Con un bel piatto di spaghetti pomodoro e tonno la bella figura è certa. Se si è più propensi al rischio, accettando di ingurgitare la qualsiasi cosa trovata nel frigo o esportata da chissà dove, lasciatevi andare alla pigrizia e accontentatevi di lavare i piatti. Alla fine un buon vino (magari italiano) sarà sempre in grado di farvi dimenticare gli eventi e i pasti, i sapori e gli odori paranormali delle ultime ore sviluppatisi nella vostra cucina.

Ma sì, beviamoci su! In fondo, parafrasando Saint Exupéry, ciò che conta nella vita e nella convivenza è invisibile (tranne la sporcizia!). E poi ogni giorno è sempre entusiasmante conoscere mondi, modi di pensare e modi di dire “diversi”, sapere che la propria normalità è assoluta anormalità per qualcun’altro. Provate un giorno a sentirvi voi stranieri per gli altri: vedrete come tutto cambierà.



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