Treccia di Natale per impreziosire ed allietare la tua tavola delle feste.

Da Marisa

La tradizione dei dolci di Natale è talmente varia in Italia che, da nord a sud, sono presenti una miriade di  dolci tutti diversi e deliziosi: il torrone, il panettone, il croccante, il pandoro, gli struffoli..sono solo alcuni dei dolci di Natale più conosciuti ed apprezzati.

Se anche tu sei alla ricerca del perfetto dolce di Natale per impreziosire ed allietare la tua tavola delle feste, sei nel posto giusto.

In questa sezione troverai tantissimi dolci di Natale, dai più tradizionali ai più fantasiosi, per stupire i tuoi ospiti durante le feste.

Molti di questi dolci di Natale possono diventare delle graditissime idee regalo a tema culinario per fare la felicità di golosi e buongustai.

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Ingredienti: per 12 persone

Treccia:
farina speciale per dolci lievitati g 500
burro g 120
zucchero g 80
lievito di birra g 25
3 tuorli
arancia
latte
sale

Farcia e guarnizione:
albicocche secche g 40
fichi secchi g 40
uvetta g 40
mandorle pelate g 40
canditi g 40
gherigli di noce g 15
pinoli g 15
2 tuorli
2 savoiardi
buccia di limone
zucchero a velo
grappa


Preparazione: 50’

  • Preparate la pasta biscotto: rompete le uova in una ciotola e montatele con un pizzico di sale e lo zucchero finché saranno spumose e biancastre.
  • Unitevi delicatamente la farina setacciata con la fecola, facendola scendere a pioggia da un setaccino.
  • Stendete l'impasto a forma di rettangolo sulla placca del forno coperta da un foglio di carta oleata imburrata sopra e sotto.
  • Infornate per 10' a 190°.
  • Rovesciate la pasta su uno strofinaccio e lasciatela intiepidire.
  • Spalmatela con la confettura e con l'aiuto dello strofinaccio arrotolate il biscotto su se stesso, formando il tronchetto.
  • Montate ben ferma la panna, spalmatela sul tronchetto e rigatelo con i rebbi di una forchetta.
  • Spolverizzate di cacao e guarnite a piacere, formando un disegno con i canditi.

Lo sbattitore elettrico permette di montare uova e zucchero in circa 3' contro i 10/15' necessari usando un cucchiaio di legno.

Quanto nutre una porzione: 339 calorie.

Vino consigliato: Vino bianco dolce passito, caldo di alcol, fresco di acidità, abbastanza profumato: Trentino Vino Santo, Vin Santo di Montepulciano, Vernaccia di Oristano.

Il Trentino Vino Santo è un vino DOC la cui produzione è consentita nella provincia di Trento. Zona di produzione è la zona di Sarche e di Toblino nella Valle dei laghi.

Il vino santo ha una particolare produzione. Dopo aver fatto una vendemmia tardiva dell'uva per il vino santo, cioè il Nosiola, i grappoli si dispongono nei granai su dei graticoli chiamati "ARELE", dove i grappoli perdono acqua grazie al vento favorevole al nord. Dopo poco tempo che "l'asciugamento" sarà iniziato l'uva verrà attaccata dalla muffa nobile (dal marciume nobile, non da quello grigio!!), la botrytis cinerea, che favorirà l'appassimento. Nella settimana santa (da qui il nome) si procede alla pigiatura, con il poco "succo" rimasto negli acini.

Non si sa con certezza quando sia nato il Vino Santo trentino, tuttavia a guardare l’attaccamento con cui ancor oggi i vignaioli della Valle dei Laghi coltivano la vite in campi strappati alla montagna, incastonati fra le rocce e l’orgoglio con cui conservano cimeli, ricordi e vecchie bottiglie che raccontano la storia di questo passito, si ha la netta impressione che esso sia un’eredità orgogliosamente difesa e intensamente partecipata: il Vino Santo può essere considerato un ”vino corale”, un patrimonio di esperienze cui generazioni e generazioni di vignaioli hanno dato il loro contributo.

Le prime testimonianze storiche di questa tradizione risalgono al Cinquecento, quando cominciano ad essere citati dei vini bianchi dolci, veri e propri progenitori del Vino Santo. In un documento del 1508, fra i beni che vengono pagati ogni anno dal capitano di Castel Toblino al principe vescovo di Trento, si citano “sei palustri di vino bianco dolce”; il Mariani, storico del Concilio, parlando del banchetto offerto il 25 luglio 1546 dal cardinale di Trento parla di “vini squisitissimi, bianchi, rossi e rosati dei colli di Trento e vini dolci di Santa Massenza”.

Venendo a tempi più recenti la documentazione si fa più ricca, ed è così che nei primi anni del XIX secolo i Conti Wolkenstein, allora proprietari di Castel Toblino, si segnalano per la produzione di uno squisito passito di Nosiola e nel 1825 il Vino Santo di Sommadossi, amministratore dei Conti, è insignito in Australia, a Melbourne, di un diploma di merito per le sue caratteristiche di eccellenza.

Le due guerre mondiali segnano un momento di crisi: molte cantine sono costrette a chiudere o a ridimensionare la produzione sia per i danni causati dalle vicende belliche sia per l’incipiente concorrenza di vini dolci prodotti industrialmente con tecniche veloci ed economiche. Nel secondo dopoguerra, la produzione viene quasi sospesa. Solo negli anni sessanta, con uno scatto di orgoglio in nome di un’eredità vissuta come elemento identitario di un’intera comunità, un piccolo gruppo di vignaioli rilancia l’appassimento delle uve Nosiola. E’ una rinascita non facile, ma sorretta dalla convinzione di vignaioli decisi a restituire prestigio ad un prodotto indissolubilmente legato alla Valle dei Laghi.

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