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Tunisi alla ricerca di non perdere il sogno della rivoluzione

Creato il 07 settembre 2011 da Madyur

La Tunisia, dopo la rivolta a primavera, non sa ancora se aspettarsi la democrazia o il regime con un colore diverso. Sono passati passati 7 mesi dalla Rivoluzione dei gelsomini e il 23 ottobre ci saranno le prime elezioni democratiche. Ma la gente aspetta ancora giustizia, come la mamma di Helmi Manai. E con lei le altre 300 madri delle vittime del dittatore Ben Ali.

TUNISIA-PROTESTS/

Saida vive in un arteria principale di Tunisi, e spiega “ Mio figlio è morto per la libertà , ma la libertà non è arrivata. Il suo assassino non è stato processato. E molti degli uomini di Ben Ali sono ai loro posti”. Helmi morì in piazza il 13 gennaio , lo raggiunse una pallottola, e il giorno dopo il funerale il despota fuggì in Arabia Saudita.

Mamma Saida è la rappresentante ufficiale delle madri dei martiri della rivoluzione. Le madri protestano , vestite di nero , foto dei martiri e striscioni sono gli slogan sono appesi agli alberi. La polizia controlla a distanza.

La rivoluzione, forse tradita , non dorme. I Consigli regionali la tengano sveglia , in ogni città della Tunisia , i cui rappresentanti sono scelti dal popolo per consenso o per elezione. Persone che hanno avuto un ruolo nell’opposizione e che ora vogliono preservare lo spirito del cambiamento.

Il Consiglio nazionale per la salvaguardia della rivoluzione (Cnsr), un comitato indipendente nel quale sono rappresentanti partiti politici e membri della società civile , ha varato la legge elettorale : ineleggibilità di tutti gli ex membri del partito di Ben Ali. E parità fra uomini e donne nelle liste elettorali.

L’11 luglio si sono aperte le iscrizioni alle liste elettorali , code di cittadini sotto i 40 gradi ogni giorno. Ma solo un terzo degli aventi diritto ha ritirato la propria tessera elettorale. Sulla consultazione regna l’incertezza. Sono 80 partiti che hanno deciso di partecipare. Uno di essi è Enahda, la costola tunisina dei Fratelli Musulmani. Tradizionalisti, islamisti , rifiutano i rapporti con Israele e uno dei punti forti del loro programma è la difesa delle donne. Cosa intende per Enahda la difesa o protezione delle donne lo spiega un attivista “Dobbiamo rendere le tunisine orgogliose di indossare gli abiti della tradizione” cioè il velo femminile.

Ma il partito più grande è quello degli indecisi. Più della metà non conosce nemmeno tre degli 80 partiti presenti in lista. Inoltre sono assenti i giovani. I leader dei cinque partiti principali hanno più di 50 anni . I giovani ci sono : organizzano associazioni culturali , eventi per la democrazia. Ma non hanno organizzazione politica.

I giovani tornano in piazza, mentre gli operai delle miniere hanno bloccato le città dei bacini minerari. Su Facebook si succedono appelli all’azione e testimonianze di nuove rivolte Ma c’è il rovescio della medaglia. I commercianti di Tunisi hanno chiesto alla polizia di far terminare le violenze dei cortei che fanno scappare i turisti. Ma le proteste continuano. Il tasso di disoccupazione tra i giovani continua a superare il 20% , l’economia fatica a riprendersi , la guerra libica pesa in termini di rifugiati e i giovani delle zone più disagiate sono impazienti.

Certo la rivoluzione non ha portato cambiamenti. Non c’è lavoro , le cose continuano ad andare bene, la polizia usa gli stessi metodi di prima. Quindi i giovani usano violenza e molotov. Anche se hanno paura di essere strumentalizzati : i partiti vogliono il consenso della piazza , e il vecchio regime vorrebbe mettere il silenziatore alle rivendicazioni e provare a rientrare nel gioco politico.

Intanto il governo gioca d’anticipo. Tutti i ministeri sono circondati da filo spinato, le vie d’accesso alla piazza delle proteste sono presidiate da poliziotti che non esitano a sgomberare gli assembramenti con metodi rudi. Il ministro per le Riforme getta acqua nel fuoco “La rivoluzione non può durare in eterno. La Tunisia ha bisogno di rimettersi a lavorare a testa bassa. Gli scioperi e le manifestazioni bloccano l’economia, creano insicurezza scoraggiano il turismo….. L’Europa dell’est ce lo insegna , ogni transizione democratica vive una prima fase di relativa instabilità , poi pian piano si conquista la normalità. Di una cosa è certa : non torneremo indietro. Da ottobre tutto passerà nelle mani della Nuova Assemblea Costituente”.


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