Magazine Diario personale

Ad essere sempre io mi annoio

Da Anacronista
Ad essere sempre io
mi annoio mortalmente c'è qualcosa di indecente
in questo ripetutamente
inderogabilmente
pleonasticamente- e con che punto esclamativo -io!
devo prendermi a due maniscombinarmi un attimo le vesti- disordinare tutti i resti di un'abitudine insolente
scapestrata, e con la faccia istupidita, come dire,
fare una trovata.
specchiarmi narcisa sulla lunasenza ombre, molto bambina
a tratti livida
di indigeste stelle
- metà oscena, metà indolente -
ballando sulle gambe di una fata
decisamente mascalzona
no, non turchina - piuttosto rosso porpora
spettinata frivolezza clandestina passare, magari, allo stato liquidoscomparendomi al quadrato- dev'esser divertentefarsi bollicina!
sbuffare immateriale
nel chiuso delle stanze - oppuremolto rettamentesalutare con un piedeun occhio indaffarato ciondolante
che non vede
- il sovrintendente alla morale
o il procuratore generale
delle pere? -
o, vuoi mettere,
farmi a tradimento - così, come a perder tempo -
un vino molto stagionato
che mi scivoli alle labbra quei due tre verbi un po' balordi
che ho giusto lì, in mezzo al traffico
della punta della lingua -
e che dire, invece, se
mi stendessi in diagonalesu una qualche esanguestriscia pedonale? urtando
molto arditamente
le pretese della segnaletica stradale?
a trastullarmi tra le gomme
di molto camionizzato
camionizzante

camionista?
 ma prima di tutto, come dire, ricapitolando
circumnavigare- molto monella! e con una certa urgenza -
le tue guance umide arrossate
e poi scappare, come una ladra
colta in flagranza -
di dolcezza
(che vuoi, io funziono così -
per campi magnetici,
affinità elettive
e molto austere banalità)
poi con aria senz'altro quotidiana
mettere in circolazione
molto rispettabili scherzetti -
adoro gli sgambetti, quelli che fanno rotolare
a colazione -
ché mesdames et messieurs, con permesso,
i più indecenti son per me -
è la selezione naturale
di una danza per deserti.
 e poi insomma alla fine
tutta compatta e molto mestamente
riandare per le scale,
devaporizzata e antisiderale
coi capelli tagliati in due da certo vento
da certo desiderio di salire
qui, quasi al centro
nel bel mezzo di tutto un contrabbando
- ma della deflagrata me di nuovo riesplodendo ogni tasselloin modo da fregare,
alle spalle
e molto furbamente,
il mio cervello.
************
ora, s'il vous plait -
non state a farmi i burocratici
che di sicuro poi ci torno
ai fuffaffaccendati imbecillenti
very very
fatti pratici -
ho per l'appunto tre scartoffie in gola e certi timbri assai sbavati
lì, da qualche parte,
fra i calzini -
gli è che devo giusto un attimo
procrastinarmi ancora - nella teoria non pratica
dell'ennesimo domani-
pure, in qualche modo,
la linguaccia mi compete.
 - ops! mi è scappata una poesia
fra le cosce assai geografiche 
di fantasia mal posta -
vede, dottore, la situazione è questa:
mi si è slogato il super-io -
ha preso una storta proprio lì,
davanti alla porta
di un altrove
pirotecnico.
E va bene, d'accordo,
ritento: alla prossima certo
sarò
più ritentata.

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