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Alamar

Creato il 04 novembre 2011 da Einzige
Alamarl’estate del piccolo Natan su un atollo al largo delle coste messicane col padre e il nonno, entrambi pescatori, prima del rientro definitivo a Roma.  I.la casa della felicità
è un film su due rapporti che si compenetrano geneticamente l’un l’altro: quello tra l’Uomo e la Natura, e quello tra un Padre e un Figlio. vedere la vicinanza e l’immediatezza con cui Jorge (il padre di Natan) e suo padre Matraca, mestizos, vivono serenamente la loro esistenza in piena simbiosi con la realtà circostante, ci rende subito evidente la distanza siderale rispetto a noi- all'’uomo occidentale, che ha voltato le spalle all’ambiente (e a sé stesso), avvelenandosi l’esistenza. i due uomini non dipendono da niente, se non dal mare, per sopravvivere. si tuffano in acqua, pescano, mangiano, contemplano l'orizzonte che si dissolve sulla superficie dell'oceano, vivono empaticamente, facendosi governare solo da quel senso di giocosità che è il motore primo e fondamentale della vita. niente preoccupazioni, né dolore, né infelicità. come dice il nonno: chi vive sul mare, vive felicemente.
II. Blanquita
il legame genitoriale si rafforza in una comunicazione che non è mediata da nulla, istantanea, semplice, essenziale e, per questo, estremamente appagante. non esistono parole di rimprovero, le regole sono quelle basilari per la sopravvivenza; l’apprendimento (e, quindi, la sopravvivenza stessa) funzionano come dei giochi. giochi senza vinti né vincitori, però. ma non c’è nulla di infantile o di grossolano in questo: c’è, anzi, tutto il senso della vita, spesa in un Eden di cui noi non sapremmo mai cosa farcene, come trarne serenità. le lacrime che Natan piange nel finale, sapendo che dovrà tornare a casa e separarsi dal padre e dalla libertà dell’atollo, le piangiamo al contempo anche noi spettatori: il laghetto dell’Eur è solo un pallido, squallido riflesso dell’immensità dell’oceano che, poco prima, lo cullava.
Alamar
titolo originale: Alamarun film di Pedro Gonzàlez- Rubio2009

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