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Cinque dischi per... Consolare Tarantino.

Da Farmacia Serra Genova
Anche questa settimana, cari lettori, la nostra cinquina si ispira ai fatti più importanti della settimana. E cosa può esserci di più importante della tresca di François Hollande? E ancora più importante della querelle tra Paola Ferrari e Le Iene (o forse è il caso di dire proprio “querela”)? Solo una cosa: il tradimento ai danni di Quentin Tarantino. La storia, in breve, è questa: il buon Quentin ha scritto la sceneggiatura di “The Hateful Eight”, che poi era stata distribuita - per varie ragioni - a sei persone. Qualcuno, tra questi sei, l’ha pubblicata online. La cosa peggiore è che si tratta di persone di fiducia, colleghi e amici del regista che mai - a suo dire - avrebbero potuto tradirlo. Tra questi, anche tre attori, Michael Madsen, Bruce Dern, e Tim Roth (l’unico sicuramente innocente, a detta del regista). Fatto sta che il film non si fa più; non questo, almeno: non possiamo escludere, infatti, che ripresosi dal colpo, Tarantino decida di scrivere un film su questavicenda. Nel frattempo, noi prendiamo cinque canzoni dai suoi film (che hanno sempre colonne sonore degne di nota), e vi proponiamo cinque dischi per consolare Tarantino1. Da “Le iene”: George Baker – Little green bag

Il primo lungometraggio diretto da Quentin Tarantino risale al 1992, ed è quel gioiellino chiamato “Le iene”. Da subito il regista si fa conoscere coi temi che poi diventeranno gli elementi del suo marchio di fabbrica: linee narrative frammentate, dialoghi serrati, umorismo nero, violenza che spesso si fa efferata al punto da perdere l’elemento disturbante per sublimarsi in altro (comico, grottesco, surreale). Ma insomma, al di là di tutto ciò, già dal primo film Tarantino dev’esser stato particolarmente attento alla colonna sonora. E perciò diventa particolarmente difficile scegliere un solo brano, ma alla fine ce l’ho fatta.

2. Da “Pulp Fiction”: Chuck Berry – You never can tell


Due anni dopo, arriva Pulp Fiction. Un film che ormai è diventato di culto (ridendo e scherzando, son passati vent’anni esatti, potremmo addirittura definirlo “un classico del passato”, se la cosa non mi facesse sentire terribilmente vecchia). La canzone che vi proponiamo è colonna sonora di una scena altrettanto di culto, e credo che un po’ tutti ci siamo cimentati in un balletto del genere, sentendo questo brano: è proprio irresistibile, su, tra noi possiamo dircele, queste cose. 3. Da “Kill Bill vol.1”: 5, 6, 7, 8s – Woo Hoo

La narrazione di Tarantino, come abbiam detto, non segue una linea narrativa ordinata: fa continui salti avanti e indietro nel tempo, e anche di lato, nelle vite degli altri personaggi. Con “Kill Bill”, Quentin si è scatenato in questo senso, e ha raccontato l’epopea dell’eroina Beatrix Kiddo dividendola in due capitoli, strettamente interconnessi, e accompagnati anch’essi da musiche pazzesche. Le giapponesi 5, 6, 7, 8s suonano in questa scena in cui – potrete facilmente intuirlo – sta per succedere qualcosa di parecchio movimentato. Ma non vi diciamo cosa: se avete visto il film, non avete bisogno di saperlo. Se non lo avete visto (anzi, se non li avete visti, entrambi), fatelo subito!4. Da “Bastardi Senza Gloria”: David Bowie - Cat people

Spesso Tarantino trae ispirazione per i suoi film da grandi classici del cinema americano e ancor più da quelli del cinema italiano (per di più è un appassionato di b-movie, e grande fan di Edwige Fenech). È inevitabile, dunque, che anche le colonne sonore dei suoi film contengano sovente brani del passato. È il caso di Cat people, scritto da David Bowie e Giorgio Moroder per il film “Il bacio della pantera”, di Paul Schrader, del 1982. “Bastardi senza gloria”, invece, è un titolo che rende omaggio a un film italiano – “Quel maledetto treno blindato”, di Enzo Castellari, del 1977 – uscito negli Stati Uniti proprio col titolo “Inglorious Bastards”. 5. Da “Django Unchained”: Elisa + Ennio Morricone - Ancora qui

La voce di Elisa, poggiata sulle note scritte da Ennio Morricone, diventa uno strumento a fiato, lo strumento parte di un’orchestra che obbedisce a un direttore, senza tutti i fastidiosi fronzoli a cui troppo spesso troppe interpreti italiane si lasciano andare. Questo brano è un gioiello, dunque, grazie alla formidabile precisione della voce di Elisa, e all’indiscutibile maestria di Morricone nel saper evocare meglio di chiunque altro l’atmosfera western, ché ormai ne è l’autore musicale per antonomasia. La canzone è stata anche candidata all’Oscar nel 2013.Speriamo che Quentin Tarantino si rimetta a scrivere presto, e che stavolta metta tutto sotto chiave.

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