Magazine Diario personale

Déjà-vu d’una delusione

Da Antonio

Quasi mi prendeva un colpo quando l’ho saputo. Prima che uno qualunque dei miei neuroni partisse sparato per la tangente l’ho dovuto chiedere due volte! Queste orecchie potevano essersi sbagliate, ma no, niente. Quanto di sfuggita mi era stato detto corrispondeva al vero.

Ci sono rimasto malissimo! Del resto ho sofferto, sperato, mi sono dannato e poi rassegnato, ho lottato e pregato, ci’ho creduto e mi sono battuto affinché le cose andassero come DOVEVANO  andare, in una storia nella quale vedevo più di una somiglianza col mio passato. Ma, ahimè, non è servito, non è servito a niente.

Mi han parlato di caratteri uguali e forse proprio per questo incombaciabili. Com’è che si dice? Gli opposti si attraggono…e gli uguali? Stronzate.

Ho visto cosa c’era nei loro occhi quando le cose andavano per il meglio, possibile che una spirale di incomprensioni possa aver compromesso quello che stavano costruendo insieme? No, non ci credo. Non voglio crederci! Dopo averlo saputo l’ho dovuto (intra)vedere con i miei occhi.

Fiumi di parole e momenti tristi cancellati d’un sol colpo per cedere a cosa? Alla diabolica tentazione d’una felicità usa-e-getta? Diavolo no! Anche lei così? Eppure i fatti son questi.
Forse mi son sbagliato io su tutta la linea, incapace di vedere la realtà, assuefatto da un tormento tutto mio. Ma se così non fosse? Che valore dare ai bisbigli d’amore d’una storia ancora troppo giovane per spegnersi come ha fatto se poi non si lotta, ci si danna, si prova e si riprova con seconda se non addirittura una terza chance?

Incrociato il suo sguardo per pochi istanti (colpa mia, non riesco a reggerlo, quasi avesse tradito le mie di speranze), non son sicuro, ma mi è parso di leggere una richiesta di approvazione. La stessa che veniva fuori da un semplice saluto. Evidentemente mi son dato troppa importanza. Certo non posso non augurarmi che la scelta liberamente presa (o forse dovrei dire “forzosamente” estorta?) sia quella giusta, magari tentando pure di dare un senso alla triste(?) parentesi appena chiusa, viatico per una futura felicità da costruire, ma non posso neppure nascondere sotto il tappeto dell’indifferenza il rimpianto, sincero, di quanto sarebbe potuto essere e non è stato. Certo è che pur restando comunque “amici”
trovo difficile comportarmi come se nulla fosse accaduto, troppo impetuoso nei miei ricordi è l’eco di quell’avvertimento che con nuda sincerità profetizzai (vedrai se poi non monta il rimpianto!).

In una spensierata serata come questa quando mi fermo a pensare mi vergogno per non aver ancora trovato le parole per vuotare il sacco. Ci son passato anch’io, per giunta a parti invertite (le coincidenze!), e non son rimasto certo indifferente. Meglio allora procrastinare l’improcrastinabile, un giorno di speranza (anche se falsa di fatto) in più non lo si nega a nessuno. E così vado avanti, senza nemmeno poter dire d’esser d’esempio, ma questa è un’altra storia, la mia.

Chiudo con Shakespeare. Nulla di impegnativo, solo una di quelle frasi venuta fuori da un Bacio Perugina che non son mai riuscito a togliermi dalla testa: “Amore
non è amore se muta quando scorge nell’altro mutamenti
”.

Amore non è amore se muta
quando scopre un mutamento
o tende a svanire
quando l’altro s’allontana.
Oh no! Amore è un faro sempre fisso che sovrasta la tempesta
e non vacilla mai;
Amore non muta in poche ore o settimane,
ma impavido resiste al giorno estremo del giudizio;
se questo è errore e mi sarà provato, io non ho mai scritto,
e nessuno ha mai amato.

Caro Guglielmino non sei tu a sbagliarti, è il mondo che di continuo calpesta il tuo poetico teorema, mentendo spudoratamente a sé stesso con inequivocabili scelte. Essere sinceri o
quanto meno coerenti manco per l’anticamera!



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