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§ Elogio metereologico §

Creato il 20 gennaio 2011 da Faith

Non ho mai celebrato abbastanza la neve.
Siamo in viaggio per Milano, in auto, e io ammazzo il tempo scrivendo, approfittando del fatto che ormai il peggio del viaggio è passato e fra un'oretta circa saremo a destinazione.
Pronti, domani, a fare la visita allo IEO, sperando in un'accoglienza e in un trattamento più serio di quello che ti è toccato in sorte a Caserta.

L'attraversamento dell'Appennino è stato immerso nella neve.
Non l'ho mai celebrata abbastanza, la neve. E quanto mi manca, la neve.
Della mia ultima casa aquilana amavo il balcone che dava su una strada secondaria che quando nevicava si imbiancava totalmente, senza nemmeno una strisciata di pneumatico. Ricordo anche che mi incantavo di un'incantevole calma mentre guardavo la neve scendere nella controluce del lampione arancione.

Non mi ha mai dato fastidio la neve, anche se, concretamente di fastidi gliene possono essere attribuiti. Il ghiaccio, il freddo, le scivolate, i pantaloni bagnati inevitabilmente fino a metà polpaccio.
Ma è silenziosa la neve, è democratica la neve.
La neve, poi, cambia il tempo.
Non quello metereologico, ma il tuo. Con la neve, devi fare tutto più lentamente. Tutti i ritmi rallentano leggermente, quel tanto che basta perchè uno inizi a porre attenzione a gesti e azioni che con il sole, le nubi o la pioggia compie in automatico.
Mi calma la neve, perchè rende tutto più morbido, e compre tutto di bianco. Allenta il caos dei colori, senza uniformare del tutto le cose, ma lasciandoti il tempo di scoprirli, i colori, a modo tuo, con i tuoi modi, costringendoti a una distanza diversa. A fare un passo, a toccare le cose, se davvero vuoi vedere come sono. E una volta che lei hai toccate le scopri esattamente per come sono. Ma devi vincere il freddo. Così devi scegliere accuratamente cosa vuoi scoprire e cosa no.
Non è uno sbattere in faccia e nelle retine di cianfrusaglie di colori.
La neve, mi manca.


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