Vittorio Feltri, direttore editoriale de “Il Giornale”, non perde il vizio di lanciare strali dalla prima pagina del quotidiano milanese a lui affidato e non pare curarsi molto del provvedimento che gli è stato inflitto un paio di settimane fa dall’Ordine dei Giornalisti: in seguito all’ormai celebre “caso Boffo”, quando per diverse settimane ingaggiò a mezzo stampa una guerra senza quartiere con il direttore del foglio cattolico “L’Avvenire”, dopo che quest’ultimo aveva pubblicato alcuni editoriali di critica al governo Berlusconi, lo scorso 3 dicembre Feltri è stato punito con 3 mesi di sospensione dalla professione giornalistica, dunque fino al 3 marzo 2011.
Troppo ghiotta, però, l’occasione del voto di fiducia e del fallito assalto al governo Berlusconi da parte di Gianfranco Fini per non proseguire con tutti i calibri a disposizione la poderosa campagna di stampa che il quotidiano milanese ha ingaggiato ormai ininterrottamente contro l’ex leader di An dal 29 luglio scorso, quando ci fu la prima vera rottura tra l’attuale guida di Futuro e Libertà e il premier, vero deus ex machina del Popolo della Libertà.
Stante però l’impossibilità di poter affidare in modo diretto a Feltri l’affilata penna da copertina, quelli de “Il Giornale” si sono inventati un modo alternativo per aggirare il divieto dell’Ordine dei giornalisti ma ottenere lo stesso i loro scopi: nell’edizione di mercoledì 15 dicembre, all’indomani dunque del voto di fiducia alla Camera e al Senato, campeggia una maxi intervista a 6 colonne (a firma di Valeria Braghieri e reperibile integralmente sul sito web) che occupa di fatto l’intera prima pagina del quotidiano e nella quale il direttore editoriale svaria davvero a tutto campo: da Casini a Rutelli, dalla Chiesa al Terzo polo, dai finiani a Napolitano, dalla Lega Nord alle elezioni. Praticamente un super-editoriale camuffato da colloquio, con l’aggiunta dell’espediente giornalistico delle domande e risposte per non incorrere nelle eventuali sanzioni aggiuntive dell’Ordine.
Un buon parafulmine, insomma, per proseguire con il metodo del randello.
Mi sta dicendo che quella del premier è stata una vittoria di Pirro, come sostengono gli sconfitti dell’opposizione e i finiani?
«Pirro un corno. Se il voto sulla sfiducia fosse stato inutile, perché mai Gianfranco Fini e compagni lo avrebbero preteso? La verità è che volevano bocciare Berlusconi in aula per toglierselo dai piedi, visto che con lui in sella non combinano nulla eccetto qualche pasticcio dannoso per loro e per il Paese. Il dato odierno è che anche stavolta ha vinto il Cavaliere. Vince sempre. Tant’è che per scalzarlo ne inventano una al dì e usano tutti i mezzi, in particolare quelli che con la politica non c’entrano niente. Sono ricorsi all’arma giudiziaria, e hanno fallito; sono ricorsi agli scandali più o meno gonfiati, e hanno fallito; sono ricorsi alle escort, e non hanno cavato un ragno dal buco. Il presidente della Camera eletto, con i propri seguaci, nelle liste del Pdl ha addirittura fondato un partito per abbattere il governo di cui facevano parte alcuni dei sodali che lo attorniano; poi ha presentato addirittura una mozione di sfiducia al premier. Tutto vano. Berlusconi ne è uscito incolume. Mentre Fini s’è scornato. Dovrebbe andarsene in esilio per un po’. Non dico cambiare mestiere, perché non mi risulta ne abbia uno, ma una pausa gli servirebbe per riconquistare un pizzico di lucidità».