Magazine Diario personale

Gente da Marciapiede

Da Giovanecarinaedisoccupata @NonnaSo

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Lunedì ho scritto un articolo (un po’ infervorato lo ammetto, ma ripensarci mi fa arrabbiare ancora) su questa notizia “dell’ultima ora” secondo cui a causa della morsa pressante (eufemismo) della crisi sui nostri portafogli, noi italiani non andiamo più al ristorante, ma preferiamo rintanarci (come pecore) nei comodi e rifocillati ripari forniti da famiglia e amici.

“Da mo’” che lo diciamo, che i ristoranti sono vuoti, ma anche i negozi, e gli alberghi, e le spiagge questa estate, ma allora all’opinione pubblica e alla politica spicciola conveniva fingere che avessimo tutti le salamelle intere negli occhi, e sbandierare l’inesistente esodo di ferragosto, le prenotazioni che tenevano nonostante la crisi, i regali di natale cui – pur più contenuti- non avremmo rinunciato, la settimana bianca, i saldi, e ogni altra allegra occasione di spendere “nonostante la crisi, le tasse, la mancanza di lavoro”.

Bene non so voi, ma io ho pianto sangue per i regali di Natale, ho maledetto il cielo e tutto ciò che ci stava sotto per l’Imu, ho speso esattamente 20€ per i saldi, non vado al ristorante da una vita e se ci vado non mangio a mezzogiorno per sfruttare la sera l’all you can eat (e con 19€mangiare per due, anche tre).

Però cammino molto: è il mio hobby, la mia passione, la cosa che mi aiuta a staccare dalle quotidiane peripezie, dalla tristezza e dai problemi. Camminare per la strada, guardare le vetrine (e le cose che non posso permettermi di comprare – anche se le guardo senza astio un sospiro di tristezza alla fine viene), guardarmi attorno e vedere la gente cosa fa, è per me fonte di inesauribile sollazzo, quasi sempre, ma anche di molte idee.

Guardo la gente come si veste e come va in giro, ascolto le conversazioni urlate al telefono (se urli, vuol dire che non ti interessa che io ti senta), osservo gesti, piccoli dettagli, movimenti. Mi annoto appunti mentali, mi stupisco. A volte ne rido apertamente, a volte scuoto il capo.

Il più delle volte ci scrivo un post, perciò ecco quello di oggi: i ristoranti e i negozi sono vuoti, ma le strade sono piene. Questo non vi dice nulla?

Le strade sono piene, gente. Di gente.

Di gente come noi, mi vien da pensare, perché la maggior parte è gente della nostra età, che gira senza borse della spesa o con poche shopper in mano (al netto dei turisti russi o cino-giapponesi che sono in giro a fare shopping selvaggio ala faccia della nostra ecnomia, diventata debole a confronto con la loro – e poi chiediamoci chi sono gli extracomunitari adesso, eh?).

Qualcuno ha un passeggino o un bambino alla mano, ma son pochi. Qualcuno ha una 24 ore ed è vestito da lavoro: va da qualche parte con passo affrettato, sbirciando le vetrine ma senza fermarsi, e io lo invidio. Lo invidio proprio. A volte mi fermo persino a guardare incantata certi uffici del centro, con la reception tirata a lucido e l’annoiata receptionist che non sa quanto è fortunata. Poi tiro dritto anche io. Un po’ perché mi rimorde la coscienza aver studiato ed essermi fatta un c.. così per arrivare a sognare di fare la receptionist (e senza offesa per una professione bistrattata e di tutto rispetto, che ho fatto anche agli inizi della mia vita lavorativa), un po’ per invidia, che non è mai una bella cosa.

Ma le strade sono piene di gente. Che passeggia a ritmo lento, magari con le amiche, e chiacchiera del più e del meno, per tirare la giornata. E se entrano nei negozi, raramente escono con un acquisto (e questo ai commessi arcigni non piace, e non fa che aumentare il loro tasso di acidità). Se entrano nei bar, è per chiedere “dov’è il bagno?” altrimenti se ne restano fuori, sui marciapiedi, a trascorrere la loro giornata.

Gente da marciapiede, ecco cosa siamo diventati.

Il marciapiede ha sostituito la famosa riva del fiume, su cui stiamo tutti appollaiati, non più ad aspettare il cadavere del nostro nemico, ma la chiatta fluviale di un lavoro salvavita che ci carichi e ci porti via.

E intanto noi stiamo qui, sul nostro pezzetto mai uguale e sempre lo stesso, di maledetto marciapiede. E siamo in numerosa, sconfortante compagnia.


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