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I burattinai della Rete che dominano l'infosfera

Creato il 01 ottobre 2012 da Intervistato @intervistato
In queste ultime settimane le principali discussioni condivise tra gli esponenti più seguiti del web sono relative all’Agenzia Digitale e allo sviluppo dell’ecosistema delle Startup. Si tratta di discussioni estremamente importanti e che fanno bene al nostro Paese, nei casi in cui esse siano supportate da studi approfonditi o esperienze concrete, funzionali alla generazione di valore condiviso.
I burattinai della Rete che dominano l'infosfera In altri casi, purtroppo, le discussioni degenerano in una gazzarra di memi lanciati con la volontà esclusiva di  generare audience, followers e retweet capaci di alterare la visibilità dei propri “giardini recintati”: post su blog, profili Facebook e stream di Twitter ad uso e consumo dei cervelli svuotati che cliccano su “mi piace” o  pubblicano commenti  senza approfondire i reali temi delle discussioni.
A molti utenti della Rete sfugge tuttavia una visione più ampia del futuro di internet e delle sue applicazioni. Prigionieri delle discussioni in tempo reale indotte dall’infosfera nella quale tutti noi siamo immersi, rischiamo di perdere la capacità di osservare con occhio più distaccato cosa avviene intorno a noi. Temo che la miopia indotta da una visione non olistica delle istanze della Rete, oggi così assorta nelle discussioni su temi decisamente attuali ma anche fortemente locali, non ci sta facendo accorgere che i burattinai di internet stanno per tessere le trame del web per il XXI secolo. E scusate se è poco…
In pratica, non riusciamo a vedere cosa sta per accadere al di sopra del nostro naso, e in particolare le decisioni che tra poche settimane saranno prese da chi governa le infrastrutture dove scorre la linfa vitale del Web.
Dal 3 al 4 dicembre 2012 si terrà a Dubai la Conferenza Mondiale sulle Telecomunicazioni Internazionali (WCIT-12). Questa conferenza rivedrà alcuni aspetti fondamentali dei regolamenti internazionali sulle telecomunicazioni: si tratta di un trattato globale vincolante che definisce i principi che governano il modo in cui sono gestite le attività di telecomunicazione, comprese quelle online. L’ultima volta che furono rinegoziate le regole fu a Melbourne, in Australia, nel 1988. E’ chiaro che, alla luce delle evoluzioni della network society, sia necessario aggiornare i regolamenti internazionali.
Si giocherà, insomma, la partita per il dominio della Rete. Al suo interno, come afferma Luca Mainoldi sul quaderno speciale di  Limes “Media come armi”, si confronteranno due vasti schieramenti, che difendono idee diverse sui principi che sottendono alla libertà del Web.
Da un lato gli Stati Uniti e alcuni loro alleati, che intendono mantenere il regime multi-stakeholders che oggi regola la gestione di internet; dall’altro le diverse potenze non occidentali, che intendono contrastare la strategia americana volta alla full spectrum dominance tramite l’affermazione del principio della information security, imponendo cioè un controllo multi governativo basato su organizzazioni collegate all’ONU come l’ITU – International Telecommunications Union.
Prima di chiederci quale sarà il ruolo dell’Italia nello scacchiere geopolitico mondiale del governo della Rete (e sarebbe una interessante domanda da fare al Presidente del Consiglio Monti),  occorre delineare a grandi linee le caratteristiche dei due schieramenti che si affronteranno a dicembre.
Il principio della full spectrum dominance si basa sul principio che le forze USA e i loro alleati debbano mantenere il pieno controllo simultaneo delle cinque dimensioni di interesse strategico:
  • Terra;
  • Mare;
  • Aria;
  • Spazio extra-atmosferico;
  • Cyberspazio.

Il dominio avviene anche attraverso l’uso dello smart power, appoggiando movimenti e dissidenti che promuovono i principi della democrazia  occidentale nei Paesi dove, in questi ultimi due anni, stanno avvenendo rivolte e cambi di regime più o meno sanguinosi: Iran, Tunisia, Egitto, Libia, Siria.
L’utilizzo delle piattaforme web 2.0 e dei social media diventa strategico per il mantenimento della full spectrum dominance. Non tutti sanno che le tecniche utilizzate durante la Primavera Araba, che avevano l’obiettivo di utilizzare tecnologie informatiche per bypassare il controllo agli accessi a internet da parte dei regimi dittatoriali, furono sperimentate già in Moldova nel 2009. E alcuni protagonisti delle rivolte del 2011  hanno partecipato ad appositi corsi di formazione promossi dal Dipartimento di Stato, la Open Society di Soros o il National Endowment for Democracy.
Insomma, il web 2.0 è integrato nelle strategie di Intelligence, psicologiche e militari non solo americane, ma di tutti i Paesi della NATO, compresa l’Italia.
Anche nel nostro Paese, infatti, negli ambienti militari (e non solo) è aperto da anni il dibattito sull’uso dei media (non solo online) come sistema d’arma nell’ambito delle operazioni militari.
Dunque, se da un lato il governo USA, in ambito civile, promuove i principi dell’Internet Freedom, dall’altra supporta lo sviluppo del Cybercommand, incaricato di condurre azioni difensive e offensive nei teatri operativi digitali, attraverso un gigantesco apparato di sorveglianza delle telecomunicazioni mondiali basato sulla National Security Agency.
Alla visione della Full Spectrum Dominance si contrappone la visione appoggiata principalmente dai governi di Russia e Cina, che vogliono imporre una gestione della Rete basata sul principio della information security, stabilendo un controllo internazionale su internet basato sulle capacità di controllo e di supervisione dell’ITU, che è un organismo dell’ONU. L’obiettivo principale della information security è quello di affermare il principio secondo il quale occorre controllare le informazioni trasmesse via Internet che possano minare la stabilità di determinati regimi.
Coerentemente con questa visione la Russia insieme a Cina, Uzbekistan e Tagikistan, ha presentato all’Assemblea Generale dell’ONU un codice di condotta per la sicurezza globale dell’informazione. In pratica, la regolamentazione delle problematiche pubbliche relative a Internet deve rientrare nelle prerogative sovrane degli Stati, e non deve essere delegata ad organismi sovranazionali come Icann e IETF.
A dicembre, con ogni probabilità, si deciderà il destino di internet. E sarà una decisione presa direttamente da quella sovrasfera di potere che ha il potere di decidere fisicamente  se lasciare libera la Rete, imbrigliare lo scambio delle informazioni  o tagliare direttamente via i nodi considerati scomodi o pericolosi per gli interessi strategici di uno o più Paesi.
La domanda che chi vive la Rete ogni giorno dovrebbe farsi è allora: qual è il ruolo dell’Europa, e in particolare del Governo Italiano, in relazione alla Conferenza di Dubai di dicembre? Quali sono i valori e i princìpi che saranno portati all’attenzione della Conferenza?
Mi sembra che il ruolo dell’Europa, oggi così assorta nella risoluzione della più grave crisi finanziaria e politica della Storia moderna, si limiti alla gestione di tre priorità sul web:
  • La lotta al cyber terrorismo;
  • La lotta ai crimini informatici;
  • La tutela dei diritti d’autore

Occorre, insomma, essere coscienti del fatto che a dicembre, con ogni probabilità, sarà deciso:
  • Come garantire (o impedire) la funzione democratica della Rete;
  • Come stabilire limiti alle recinzioni dei suoi servizi imposte dai grandi players privati.

Occhi aperti, dunque.
Alessandro Prunesti | @prunesti


The puppetmasters of the Web that dominate the infosphere
During these last few weeks the main discussions shared among the most followed figures of the web are about the Digital Agency and the development of the startup ecosystem.
These are extremely important discussions, that are great for our country, in case they are supported by concrete experiences and good stdies, functional to the generation of shared value.
In other cases, unfortunately, discussions degenerate in a Babel of memes that only have the will of generating audience, followers and retweets capable of altering the visibility of the individual "walled gardens": posts on blogs, Facebook profiles and Twitter streams for the benefit of emptied brains that click on "Like" or publish comments without going into the real topics of the discussions.
Many users of the Web lack a wider vision of the future of the Internet and its applications. Prisoners of the real time discussiones induced by the infosphere in which we are all submerged, we risk losing the ability of observing with a detached eye what happens around us. I fear that the miopy induced by a non holistic vision of the web's instances, today so absorbed in the discussions on topics that are definitely fresh but also strongly local, is now making us impossible to see that Internet's puppetmasters are weaving the web for the XXI century. And excuse me if that's not much...
We can't see what's going to happen beyond our nose, and in particular the decisions that are being made in a few weeks by who governs the infrastructures where the vital sap of the Web flows.
From the 3rd to the 4th of December 2012 Dubai will hold the World Conference on International Telecommunications (WCIT-12). This conference will review some fundamental aspects of the international rules on telecommunications: it is a global treaty that is valid for all parties that defines the principles that rule the way the telecommunication activities are managed, online included. The last time they have been renegotiated it was in Melbourne, Australia, in 1988. It's clear that, in the light of the evolutions of the network society, updating the international rules is necessary.
The game for the domain of the Web will be played. Inside it, as Luca Mainoldi states in the special notebook "Media as weapons", two vast arrays will meet, that defend different ideas on the principles that underly the liberty of the Web. On the one side the United States and some allies, that intend maintain the multi-stakeholders regime that today regulates the management of the Internet; on the other the different non-western forces, that intend to contrast the American strategy which is aimed to the full spectrum dominance media the affirmation of the principle of information security, imposing a multi-government control based on organizations linked to ONU such as the International Telecommunications Union.
Before asking ourselves what Italy's role in the world geopolitical chessboard of the governmentof the Web will be (and it would be an interesting question to ask to Mario Monti), it is necessary to describe the characteristics of the two arrays that will face eachother in December.
The principle of the full spectrum dominance is based on the principle that the USA forces and their allies must maintain the full simultaneous control of the five dimensions of strategis interest:
  • Earth
  • Sea
  • Air
  • Extra-atmospheric space
  • Cyberspace

The domain is maintained through the use of smart power, for example sustaining movements and dissidents that promote the principles of western democracy in countries where, during the last two years, riots and changes of regime are happening in a more or less bloody fashion: Iran, Tunisia, Egypt, Libya, Syria.
The use of web 2.0 platforms and of social media becomes strategic for the maintenance of the full spectrum dominance.
Alessandro Prunesti | @prunesti 

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