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Il complesso di Medea

Creato il 20 settembre 2010 da Dallenebbiemantovane

Di solito mi guardo bene dal commentare la cronaca nera.
Mi sembra un gesto inutile (quel che è stato, è stato), autoreferenziale (non sono né una psichiatra né una criminologa) e di cattivo gusto (l’effetto Porta a porta è sempre in agguato).

Però mi colpisce molto il padre separato bresciano che si è suicidato dopo aver ucciso la figlia di tre anni che, a suo dire, vedeva troppo poco.
Mi colpisce non perché il delitto abbia modalità particolari o perché accaduto poco lontano da dove abito.
Ma perché non posso fare a meno di ricordare Un giorno perfetto, il bel romanzo della Mazzucco in cui un poliziotto separato uccide i due figli (in realtà la maggiore si salverà) per poi rivolgere la pistola su se stesso, sapendo che così ferirà l’ancora amata ex moglie più che se avesse ucciso lei.

Vendetta attraverso il corpo simbolico di ciò che avrebbe dovuto unire per sempre – ma non ha tenuto insieme – la coppia: i figli.
Inutili in questi casi i discorsi ormai consueti sull’incapacità maschile di accettare le separazioni, di comportarsi civilmente, di far prevalere la razionalità sull’istinto…
Queste cose sono sempre accadute e hanno sempre avuto un nome, fin da quando la mitologia greca narrò la vicenda di Medea.
Solo che oggi a farle sono gli uomini, e non più le donne.

Qual è la controparte che ha più potere?
In un discorso femminista si potrebbe dire che una volta ce l’avevano i maschi e che invece ora, vittime di separazioni spesso volute dalle donne, in cui spesso loro oltre alla moglie perdono la casa, la custodia dei figli e l’equilibrio mentale.
Ma allora che cosa bisognerebbe fare?
Tornare ai bei tempi in cui non esistevano né separazione né divorzio, i bei tempi del delitto d’onore e della patria potestà esclusivamente maschile?
Quando l’amore finisce, finisce: indipendentemente da un pezzo di carta a sancirlo.


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