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Il modello tedesco

Creato il 26 marzo 2012 da Dagored

Il modello tedesco e la Cina che si avvicina

Modello tedesco anni 90

La sconvolgente scoperta fatta in questi ultimi giorni dai nostri intellettuali, politici e sindacalisti è quella che il "modello tedesco", inteso come sistema di relazioni industriali, ovvero rapporti tra patronato e sindacati, funziona molto meglio che quello italiano.
In prima fila nella straordinaria (ri)scoperta dell'acqua calda, è oggi il Fatto Quotidiano, che in un articolo a firma di Vittorio Malagutti, mette impietosamente in comparazione le due industrie automobilistiche più rappresentative dei due paesi, Fiat e VolksWagen, mostrando come davanti ad una azienda italiana da anni in difficoltà quella tedesca invece sia florida e riesca pure a premiare i proprio operai corrispondendogli un salario doppio di quello percepito dai colleghi italiani per lo stesso lavoro.
Un'inchiesta, quella di Malagutti, che non farebbe una piega, se non avesse il piccolo difetto di far credere che il divario esistente tra le condizioni delle due aziende, ma si potrebbe dire dei due paesi, sia nato in questi ultimi anni, quelli che potremmo definire "il regno di Marchionne", come pure fa il giornalista del Fatto.
In realtà però le cose non stanno per niente così: il modello tedesco, basato sul sistema della co-gestione aziendale, esiste da decenni, creato sin dal primo dopoguerra, proprio come da decenni esiste il modello italiano, nel quale i rapporti tra capitale e lavoro sono sempre stati invece imperniati sul principio della lotta di classe, nella quale gli interessi del capitale e del lavoro non possono mai collidere, ma solo confliggere.
Tutta la storia dei movimenti sindacali italiani e delle politiche del lavoro da loro promosse dal dopoguerra ad oggi stanno li a dimostrare come il principio della co-gestione sia stato accuratamente messo da parte, considerandolo un modello sfavorevole per la classe operaia, con il singolare risultato che, se mentre in Germania si è arrivati ad ottenere salari altissimi per gli operai, a fronte di sindacati forti debolmente politicizzati, in Italia si sono creati delle potentissime e ricchissime confederazioni sindacali con una classe operaia ridotta ad un livello di quasi povertà e che parlare di modello tedesco mentre si sta andando a grandi passi verso quello cinese è perlomeno di dubbio gusto..
Ma come qualcuno ha già detto, questo è un paese che non ha memoria e per questo è facile, per chi ha abbastanza faccia tosta, affermare oggi anche il contrario di quanto si fosse fatto il giorno prima, che tanto nessuno verrà a rinfacciartelo e quindi è normale che oggi perfino la Cgil della signora Susanna Camusso si faccia portatrice dell'instaurazione del "modello tedesco", nella finta opposizione alle manovre del governo Monti sul mercato del lavoro e sul famoso art. 18, contro i quali le organizzazioni sindacali non sono riuscite a mettere in piedi null'altro che uno sciopero generale. Non oggi però, il prossimo Maggio.
Non so se a maggio succederà qualcosa, ma ne dubito. Ricordo però che quando fu il governo Berlusconi a tentare di abrogare l'art 18 dello statuto dei lavoratori i sindacati organizzarono una grande manifestazione per la quale si vantarono di aver portato a Roma  oltre un milione di lavoratori. Una prova di forza che difficilmente rivedremo a Maggio.

Il modello tedesco e la Cina che si avvicina

Modello italiano anni 90

Il fatto è che per rimediare ai guasti prodotti nel passato, anche remoto, bisognerebbe che tutti accettassero di prendersi la propria parte di responsabilità, perché tutti hanno partecipato a creare il disastro che possiamo ammirare, prendendo tutti qualcosa per il proprio personale vantaggio e a scapito della collettività. Ma si può star pur certi che non sarà così e che ancora una volta politica, imprese e sindacati saranno solidali nel far pagare la crisi ai cittadini, pensando soprattutto a difendere e mantenere i propri privilegi: tanto se la Fiat va male è colpa di Sergio Marchionne, che è a capo dell'azienda dal 2003. Prima dell'arrivo di Marchionne la Fiat andava invece benissimo, vendeva tante bellissime automobili e i suoi operai erano dei veri sciuri.


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