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Il vecchio bipolarismo "pigliatutto" ha fallito la sfida del cambiamento: ora anche i giovani dicono #meglioMonti

Creato il 13 dicembre 2012 da David Incamicia @FuoriOndaBlog
vecchio bipolarismo
Gli avvenimenti politici degli ultimi giorni sono stati fortemente influenzati dagli effetti delle incognite circa il ruolo che Mario Monti, dopo essere stato sfiduciato da Berlusconi, deciderà di assumere nella vita pubblica del Paese. La possibilità che il Professore si metta alla guida di quella vasta area di elettori moderati da tempo privi di rappresentanza e tenuti in ostaggio dall'anomalo bipolarismo italiano, sta infatti scuotendo ciò che rimane delle vecchie coalizioni "pigliatutto" della ormai defunta seconda Repubblica. E gli appelli, anche in ambito internazionale, affinché l'attuale premier rompa gli indugi e si impegni direttamente sulla scena politica si moltiplicano di giorno in giorno.
L'ultimo in ordine di tempo non viene però dai partiti esistenti né dagli ambienti legati ai cosiddetti "poteri forti" del mondo economico e finanziario o delle gerarchie ecclesiastiche, che pure si stanno spendendo con vigore a sostegno della permanenza in campo di Mario Monti, bensì da centinaia di giovani impegnati nella società civile, in particolare con le associazioni Zero Positivo e Italia Futura, che chiedono al Prof. un atto di coraggio al fine di proseguire la necessaria azione riformatrice già intrapresa evitando di far tornare il Paese, per l'appunto, nelle mani di alleanze rissose e incapaci di governare in una fase in cui c'è bisogno, di contro, di stabilità e di credibilità.
#meglioMonti, così si chiama l'iniziativa - generazionale per ispirazione ma dai contenuti assolutamente aperti e rivolti agli interessi generali della collettività nazionale - che mira a convincere Monti a dare sostanza civica alle aspettative e alle speranze di milioni di italiani, partendo proprio dalla più che legittima voglia di protagonismo dei giovani fino ad oggi illusi e traditi da una classe dirigente non all'altezza. Mentre la partitocrazia, fedele a se stessa, continua a dare prova di assoluto distacco dalla realtà oltre che di tracotanza, attardandosi nelle consuete alchimie utili solo a ripetere gli errori di sempre e a perpetuare un sistema politico che non regge più: il Pd che teme Monti e non rinuncia a Vendola, il Pdl che spera in Monti ma non rinuncia alla Lega. E insieme, da troppo tempo, hanno rinunciato ad ascoltare il grido di dolore di un Paese esausto e privo di fiducia.
vecchio bipolarismo
Caro presidente Monti,
noi crediamo di avere un “diritto all’Italia”, a viverla, a contribuire alla sua prosperità futura, a innovarla negli anni e nei decenni che verranno. Perché questo diritto sia effettivo, noi crediamo che spetti ai cittadini Italiani offrire, fin dalle prossime elezioni politiche, una prova di maturità e responsabilità: non possiamo disperdere le scelte coraggiose e i sacrifici che famiglie e imprese hanno sostenuto nel corso dell’ultimo anno.
Tra gli opposti populismi e conservatorismi delle forze politiche che si presenteranno alle elezioni, è indispensabile una proposta politica che rivendichi e s’impegni a proseguire l’azione di risanamento e ricostruzione intrapresa dal Governo da Lei presieduto dal novembre del 2011.
Dopo anni di mancate riforme, la crisi economica e finanziaria internazionale ha colto l’Italia impreparata, mettendone a nudo le sue debolezze strutturali. A Lei è spettato il compito gravoso di governare l’emergenza e di ristabilire un quadro di affidabilità per l’Italia, operando peraltro sulla base del sostegno di forze parlamentari poco inclini alle riforme e pronte – come più volte è accaduto – a smontare ed annacquare i provvedimenti del Governo. Oggi possiamo dirLe grazie – senza timore di risultare enfatici e sottolineando persino che a volte abbiamo contestato Sue decisioni – per aver ridato dignità a 60 milioni di Italiani (e ai tanti connazionali che vivono all’estero).
In questi mesi difficili per il Paese, riteniamo che Lei abbia fatto molto, forse non tutto quel che avrebbe voluto fare. Certamente ha fatto quel che ha potuto, ma Lei ha ancora tante altre riforme da fare per far ripartire la nostra Italia.
Abbiamo letto, nella Sua decisione di dimettersi dall’incarico di presidente del Consiglio all’indomani dell’approvazione parlamentare della legge di stabilità, l’intenzione coraggiosa di sottrarre la ritrovata credibilità nazionale a ridicole beghe di condominio, a strumentalizzazioni di parte, a una campagna elettorale giocata nel segno della demagogia e dell’irresponsabilità. Non vogliamo abbandonarci a sterili populismi né alla sfiducia nei confronti della politica in quanto tale. Guardiamo però con inquietudine agli ultimi spasmi di un sistema partitico miope e autoreferenziale, dagli orizzonti ristretti e dal respiro cortissimo.
Presidente, non Le chiediamo di fondare un partito, ma di guidare un’iniziativa civica, interprete delle attese di milioni di elettori, delle speranze, delle aspettative e delle ambizioni dei più giovani. Le chiediamo di candidarsi per proseguire il lavoro intrapreso, anche per dar voce ad una generazione allargata che ha trascorso gli ultimi venti anni al di là del muro delle garanzie e dei privilegi. Una generazione il cui diritto di cittadinanza è stato, per legge, precarizzato. Una generazione costretta a considerare quotidianamente l’opzione di vivere altrove, oltre i confini dell’Italia, per sperimentare meritocrazia e senso civico. Una generazione europea. Una generazione convinta – forse anche dall’epoca che si è trovata a vivere – che la “ricerca della felicità” sia un diritto, la competizione un dovere e la responsabilità personale un valore. Una generazione che sogna che l’Italia continui a meritarsi la sua storia meravigliosa.
Governare questo Paese Le ha richiesto già coraggio, determinazione, pazienza. Però noi oggi, con l’entusiasmo dei nostri venti anni, con la voglia di costruire dei nostri trent’anni, Le chiediamo di compiere uno sforzo ulteriore. Immaginiamo quanto sia difficile prendere una decisione del genere, e quanto possa essere sconfortante vedere il proprio lavoro ridotto a merce elettorale, con i sacrifici faticosamente imposti ai cittadini italiani che vengono messi a rischio dagli egoismi della peggiore politica. Ma più che del presente, ne va del futuro di ciascuno di noi, professore.
Con molta stima.

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