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L'isola dei naufraghi

Creato il 14 maggio 2012 da Automaticjoy @nihonexpress
Natsuo Kirino, 2008
L'isola dei naufraghi Kiyoko e il marito Takashi, nel corso di un viaggio in barca intorno al mondo, naufragano su un'isola disabitata al largo di Taiwan. Dopo alcuni mesi giungono sull'isola anche ventitre giovani giapponesi in fuga da un lavoro sfiancante e undici uomini cinesi, clandestini abbandonati sulla rotta verso il Giappone. Kiyoko è l'unica donna del gruppo e per questo è contesa e desiderata da quasi tutti gli altri abitanti di Tokyojima (ovvero Isola di Tokyo, il nome che i naufraghi hanno attribuito alla loro nuova dimora): ogni due anni si tiene una lotteria il cui vincitore diventa il marito di Kiyoko, l'unico che ha diritto di godere del suo corpo e delle sue attenzioni.
A Tokyojima i cinesi - ribattezzati hongkong - sono organizzati ed efficienti, imparano presto ad essiccare il cibo e sfruttare al meglio le risorse offerte dall'isola; i giapponesi, al contrario, si lasciano prendere dalla nostalgia di casa e dalla noia, cercando di combatterla con attività frivole e vezzi bizzarri.
Col passare del tempo, man mano che il ricordo della società civile si affievolisce, vengono a galla atteggiamenti in precedenza impensabili, l'istinto e l'individualismo hanno il sopravvento e meccanismi psicologici complessi si innescano e modificano la personalità dei naufraghi in modo sostanziale.
La Kirino sovverte le convenzioni sociali giapponesi, mostra come in una situazione estrema l'uomo tenda a pensare a sé ignorando i bisogni della collettività nonostante l'educazione ricevuta e gli anni trascorsi all'interno di un sistema che privilegia l'insieme rispetto all'unità. Proprio gli elementi marginali o addirittura disprezzati, quelli meno conformi a vivere con gli altri o gli stranieri, con un diverso background di tradizioni e cultura, sono quelli che meglio si adattano alle difficili condizioni dell'isola, riuscendo a collaborare più efficacemente e a trarre dalla natura tutto ciò di cui hanno bisogno.
L'autrice si concentra sulla psicologia di pochi personaggi mentre gli altri rimangono sullo sfondo, riuscendo così a dipingere convincentemente sia le reazioni mentali di diversi soggetti, sia quelle di gruppo e le dinamiche che si creano tra i naufraghi in una continua escalation di tensione e disperazione.
Partendo da un presupposto non esattamente originale - il naufragio a più riprese in stile Lost - si giunge a una critica non proprio velata di alcuni aspetti della società nipponica. Nonostante alcuni aspetti decisamente interessanti, però, il libro fatica a decollare e i personaggi, abbrutiti dall'esperienza (o forse già meschini anche prima del naufragio), difficilmente otterranno la simpatia del lettore. Alcune parti, nelle quali si ripetono le stesse scene già lette e rilette in precedenza, trasmettono sì la sensazione provata dai protagonisti di una vita sempre uguale, come le onde che blandiscono la sabbia, ma finisce a lungo andare per annoiare.
Per questo consiglierei L'isola dei naufraghi a chi fosse particolarmente interessato al tema e ai suoi sviluppi o agli ammiratori della prosa di Natsuo Kirino; per gli altri davvero non si tratta di un romanzo imperdibile.
Voto: ★★★/5

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