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La fine delle classifiche?

Da Marcofre

Sì, mi rendo conto che scritto così sembra ridicolo. Siamo circondati dalle classifiche. Se bazzichi su Amazon, IBS, App Store, che cosa guardi? Ma le classifiche! E che cosa altrimenti? Lo facciamo tutti, quindi giù la maschera.

Perché allora questo titolo, se pure io guardo le classifiche?

Perché per la prima volta nella storia (anche se può sembrare un po’ troppo retorico… e davvero è troppo retorico!) puoi davvero infischiartene. Non desideravo usare questo verbo, un po’ brutale: infischiarsene. Però non ho avuto tempo o voglia di cercare qualcosa di meno drastico e brutale.

Guardiamo alle classifiche perché siamo abituati in questo modo. Noi tutti siamo abituati a considerare quello che finisce tra i primi dieci rivelatore di qualcosa: scarsa qualità (se troviamo nomi di imbrattacarte), oppure che il mercato ha finalmente capito (quando scoviamo il nome di un autore a noi particolarmente caro).

D’accordo, diciamo che possiamo continuare a darci un’occhiata: a indignarci perché ci sono autori di pessima qualità, o a esaltarci quando invece tra i primi cinque c’è il nome del nostro scrittore preferito.

Le classifiche sono diventate uno dei termometri capaci di misurare gusti, mode, tendenze del pubblico, ma hanno perso buona parte della loro autorevolezza. Però basta ricordare che qualche anno fa erano l’unico termometro.

Con l’auto-pubblicazione, e una piccola parte del pubblico meno incline alle mode, abbiamo a che fare con un’offerta mai vista prima.

Occorre solo pazienza, impegno, e scavare. Fino a trovare ogni tanto un autore che sa scrivere.
E questo ha un impatto anche su di te, sul tuo lavoro di scrittura. O almeno dovrebbe.

Come? L’80% dei libri auto-pubblicati sono penosi? Non sarei così ottimista, a mio parere il 95% sono penosi. Ma è un problema solo se fai parte di quel 95%.

Il pubblico, almeno quella parte più allergica alle mode, non ha voltato le spalle agli “artisti da classifica”. Non li ha mai sopportati, e adesso ha la possibilità di scegliere qualcosa di diverso.

E tu hai la possibilità di intercettarli. Però ci devi essere.

È necessario mettere da parte il vecchio modo di pensare, e adottare quello nuovo. E il blog in questo, è un fattore fondamentale. Anche certe piccole case editrici lo hanno compreso. Non solo sono sul Internet, e dialogano. Ma preferiscono chi dialoga a quanti credono ancora di poter campare di monologhi.


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