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La sindrome di Rossella

Creato il 09 febbraio 2012 da Anna
La sindrome di Rossella
Chi di noi non si ricorda miss Rossella O’Hara? L’indiscussa eroina del romanzo “Via col vento” di Margaret Mitchell, resa famosa dal colossal cinematografico del 1939.  
Il romanzo è un affresco storico ambientato nel Sud degli Stati Uniti durante la Guerra di Secessione, che unisce alle vicende dei protagonisti la tragica realtà della storia americana, vista dalla parte dei sudisti. Via col Vento rappresenta la nostalgia per tutto ciò che è perduto, compresi gli amori e le forti emozioni della giovinezza e la difficoltà di vivere la cruda realtà di ogni giorno. Vi si può leggere una supposta critica alla moderna società americana. Nella recente trasposizione teatrale di Antonio Latella, Rossella è un’America portata all’eccesso, dove tutto corre e scorre troppo frettolosamente. Una nazione votata a primeggiare nel bene e nel male.
Rossella è una donna che nonostante tutto non accetta sconfitte e non si rassegna. Così come è accaduto all’America con l’attacco delle torri gemelle del 2011.
Rossella è l’America e il suo contrario.
Rossella è la metafora delle donne, di tutte quelle donne che nonostante le vicissitudini dell’esistenza hanno scelto di rimanere vive, forse un po’ naif, ma piene di emozione e sentimento.
Ecco perché “Domani è un altro giorno!” E’ il monito per tutte quelle donne, ma anche quegli uomini che corrono con le donne, per mantenere viva la Speranza nel futuro.  Domani è un altro giorno” significa domani ricomincerò e questa volta andrà bene. E andrà bene perché mi merito tutto l’amore dell’esistenza”.
Significa anche avere il coraggio di vivere il dolore del momento, farne tesoro e poi lasciarlo andare. Come quando ci muore una persona cara, quando finisce un amore, quando abbiamo perso il lavoro o la casa. Per noi c’è comunque una possibilità di un domani.
Domani ci alzeremo, ci vestiremo, ci prepareremo e adotteremo atteggiamenti socialmente accettati”. Ci relazioneremo con gli altri, incontreremo gli amici e magari cresceremo i nostri figli. Ascolteremo e capiremo le necessità della gente, senza mai dimenticare le nostre.
Non ci sono alternative. L’unica sarebbe l’inevitabile morte dei morti! Scegliere di lasciarsi vivere una morte “vivente”  o una “sofferente” vitalità, che equivale ad accettare l’anestesia sentimentale perché non si ha il coraggio di osare.
Il rischio può far paura perché quando si rischiano i sentimenti è quasi certo il contatto col dolore. Ma questa è la vita.
Ricordare ogni giorno l’esortazione di Rossella significa accettare il rischio di sbagliare, di cadere di fare fatica ma anche di godere ogni attimo di questa meravigliosa giostra che si chiama vita.

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