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La stagione della speranza

Creato il 05 aprile 2010 da Dragor

DDDDDDDDDDDDDDDDimagesCAMR3ZEW    Finita l’orgia religiosa di incappucciati che portano sulle spalle madonne di 4 tonnellate, di esaltati che si fanno crocifiggere, di sadomaso che si frustano a sangue o salgono gradinate in ginocchio, di cadaveri che risorgono, di papi che benedicono l’umanità dopo averla dichiarata in crisi profonda (chiaramente per far credere che la crisi sia generale e non limitata a loro), finita l’orgia commerciale di uova di cioccolato e di agnelli arrosto, è finalmente venuto il momento di dire qualcosa di serio a proposito della Pasqua. 

  

   Come festa, la Pasqua è molto più antica dei cristiani e anche degli ebrei ai quali i cristiani l’hanno rubata (non soltanto li perseguitano ma gli rubano pure le feste). La Pasqua è la Festa della Primavera, della terra che si risveglia dopo il lungo sonno invernale con tutto il suo delizioso corollario di  tenere foglioline verdi sui rami degli alberi, di fiorellini multicolori nei prati, di uccellini che cinguettano, di farfalline che svolazzano, di agnellini che sgambettano, di aprili durante i quali è bello to be in England. Per molti animali è la stagione degli amori e anche gli umani si sentono più portati per questo tipo di attività. E’ la promessa che la terra ci darà i suoi frutti da mettere da parte per affrontare un altro lungo inverno, che le donne sforneranno marmocchi per perpetuare la specie. Ed essendo una promessa, la Pasqua è la stagione della speranza.

  

   Ho detto speranza, non illusione. Non sono la stessa cosa. La speranza è la ragionevole certezza che l’evento desiderato si produrrà. Alla fine dell’inverno abbiamo buone ragioni di sperare che la terra non ci tradisca. Perché? Per il semplice fatto che l’anno scorso è stato così, e anche l’anno prima, e tutti gli anni a memoria d’uomo. E’ il ciclo delle stagioni. Certo, un  giorno finirà perché a questo mondo non c’è niente di eterno, ma abbiamo buoni motivi per sperare che non sia domani. La  nostra è speranza, vera speranza.  Anche se ci troviamo nei guai fino al collo, speriamo di avere una buona vita perché sappiamo che la buona vita esiste: si tratta soltanto di prenderla. E speriamo anche di avere una buona morte, perché sappiamo che la buona morte esiste: si tratta soltanto di prenderla. E dopo morti speriamo di poter finalmente di poter riposare in pace senza dovercela vedere con paradisi, con inferni e con tutti i marchingegni fabbricati da quegli spacciatori d’illusioni che sono i teisti.

  

   Ho detto illusioni, non speranze. Prendere i propri desideri per realtà non è sperare, è illudersi. Certo, nessuno perde volentieri il proprio ego, ma pensare di poterlo conservare in eterno non è una speranza; è un’illusione, sorella del delirio. Nessuna esperienza prova l’esistenza dell’ego dopo la morte. Qualche teista dirà: è un atto di fede. Sicuro, ma lo è anche credere che un quadrifoglio porti fortuna. Tutto questo appartiene alla sfera dell’illusione, vale a dire della superstizione.

  

   LA NOSTRA PASQUA ci dà emozioni che i teisti non si sognano nemmeno, prigionieri come sono della loro gabbia di tabù che azzera le capacità percettive e la sensibilità cosmica. Perché noi viviamo in sintonia con la natura, siamo la natura e ci sentiamo rinascere come la natura. Altro che i cadaveri volanti, noi risorgiamo sul serio, sbocciamo come i fiori nei prati, tutti nuovi, freschi e pimpanti. Non abbiamo misteri, è tutto chiaro, tutto limpido, tutto alla luce del sole. Siamo simpatici e trasparenti, non abbiamo niente da nascondere salvo le uova che poi ci divertiamo un mondo a cercare. Ci piacciono le sorprese,  la colomba con le mandorle ben spolverata di zucchero vanigliato e condanniamo i teisti che fanno strage di agnelli dopo mesi di stupido digiuno. Che si tengano i cadaveri che volano, noi preferiamo i vivi che camminano. Questa è la vera speranza.   

  

         Dragor

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