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Mani pulite: tangentopoli (5° parte)

Creato il 29 febbraio 2012 da Malpaese @IlMalpaese

MANI PULITE: TANGENTOPOLI (5° PARTE) MANI PULITE: TANGENTOPOLI (5° PARTE)

 

“MANI PULITE”:
Storia di una rivoluzione <<italiana>>

4° parte: IL POOL
E’ una <<rivoluzione italiana>>, che inciderà negli anni futuri della storia politica nazionale. “Mani Pulite” è un po’ come la rivoluzione francese: fino al 1789 le cose vanno in un modo, poi, drammaticamente, tutto cambia fino a quando non arriva la Restaurazione a rimettere le cose a posto. Come tante rivoluzioni, anche <<questa>> è piena di eroi, tradimenti, contraddizioni, morti, misteri…

5° parte: <<TANGENTOPOLI>>
In questo sistema, se sei un imprenditore e vuoi lavorare, sei già pronto a pagare. E cerchi un politico prima ancora che qualcuno ti chieda niente. E, se sei un politico, ti aspetti che qualcuno ti paghi per fare qualcosa, e ti stupiresti del contrario.

  • Antonio Di Pietro: << interrogai un ragazzo di 29 anni, appena laureato. Lui da 3 mesi faceva il mestiere del padre perché lui non c’era più. Quindi, aveva sostituito il padre. Non 8 ore, 8 secondi e aveva già confessato. Io, proprio per non chiudere il verbale troppo presto cercai di capire. Vabbè,hai pagato: hai fatto solo queste tre gare, quale hai pagato? A tutte e tre. Ma perché hai pagato? Questo che mi guardava così… Allora io ho cercato di invogliarlo a parlare e gli ho detto: ma, te li ha chiesti? No. Gliel’hai offerti? No. E perché l’hai pagato allora? Perché così faceva papà Ecco, è il meccanismo dell’ “azione ambientale”>>.

Quello che emerge dalle prime indagini e poi dall’effetto domino delle confessioni a catena è proprio questo: il sistema.

  • Roberto Mongini, ex vice-presidente SEA, DC: << Chi era alla SEA doveva far questo, chi era alla metropolitana doveva far questo… Era un meccanismo>>.

Nasce una definizione, una parola nuova per chiamare quel sistema. La inventa un giornalista di Repubblica che si chiama Piero Colaprico, che l’ha usata un anno prima per un altro scandalo di tangenti: TANGENTOPOLI, come PAPEROPOLI, la città dei paperi. Ecco, tangentopoli, la città delle tangenti.

  • Gherardo Colombo: << chi riceveva i soldi distribuiva questo denaro dando la stessa cifra, mi pare che fosse una percentuale intorno al 30% più o meno, adesso non ricordo esattamente, al Partito Socialista e alla Democrazia Cristiana. Il Partito Comunista prendeva, se mi ricordo bene, la metà di quel che prendevano gli altri. E il resto andava a partiti minori, esclusi i partiti che stavano agli estremi: il Movimento Sociale e un altro partito che ora non ricordo. Non so se non contassero niente o perché invece fossero diversi dagli altri>>.

Non c’è concorrenza tra i partiti, che si spartiscono i soldi tra le tangenti secondo il loro peso politico e secondo percentuali che sembrano corrispondere ad un tacito contratto. Nella zona di Milano, per esempio: 1/5 al PSI, 1/5 alla DC, 1/5 al Partito Comunista e il resto ai partiti minori.

E non c’è concorrenza neanche tra gli imprenditori, che sanno già quanto dovranno pagare, dal 3 al 4% per gli appalti sulle costruzioni, il 13,5% per quelli che riguardano gli impianti. E sanno anche a chi toccherò il prossimo lavoro, secondo una rotazione stabilita sulla capacità di pagare e quindi di avere peso politico. A volte gli imprenditori si consorziano in CARTELLI e mandano un rappresentante a pagare la tangente per portarsi a casa l’affare e poi dividerlo in parti prestabilite.

  • Piercamillo Davigo: << ma io non credo che gli imprenditori siano stati vittime di un sistema. Certo, ci sono stati casi di concussione, ma è una storia a se. Però complessivamente ci guadagnavano, si tenevano al riparo dalla concorrenza. O meglio, ci guadagnavano in modo miope perché tenendosi al riparo dalla concorrenza le loro imprese erano diventate inefficienti. Praticavano prezzi più alti, avevano un trattamento privilegiato. Oltretutto, il fatto che avessero fondi neri per pagare le tangenti dimostra che i loro bilanci erano falsi, con quel che ne segue anche in tema di evasione fiscale. Certo, io ho sempre pensato che fossero meno colpevoli perché, benchè il codice penale preveda la stessa pena per corrotto e corruttore, la Costituzione della Repubblica stabilisce che tutti i cittadini devono essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi. Però poi dice che i cittadini a cui sono affidate pubbliche funzioni devono adempiere ad essa con disciplina ed onore, prestando il giuramento nei casi prestabiliti dalla legge. Nessun imprenditore aveva giurato fedeltà alla Repubblica, quelli che prendevano le mazzette invece si. Erano persone che avevano pubbliche funzioni e quindi avevano doveri maggiori, e quindi secondo me responsabilità maggiori>>.

5° PARTE disponibile dal 1° marzo



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