
Da quando la ascoltai per la prima volta rimanendone folgorato, questa musica e la primavera sono nella mia testa un binomio inscindibile. Magari alla base della mia associazione potrebbero esserci dei motivi musicali fondati: è indubbio che questa musica abbia dentro di sè un entusiasmo e una freschezza con pochi equivalenti anche nello stesso Mozart; è indubbio che il perdono di Selim su cui l'opera si chiude non abbia la profonda, mesta dolcezza del perdono della Contessa nelle Nozze o l'amaro disincanto del perdono reciproco degli amanti infedeli di Così; è indubbio che il piacere quasi sensuale dei gorgheggi di coloratura nella parte di Konstanze non si ritroveranno più nella produzione operistica successiva. Tutto ciò è senz'altro vero. Ma forse dietro questo inevitabile assonanza c'è solo la coincidenza fortuita tra la scoperta di questa musica e la primavera della mia vita, la corrispondenza tra il calore allegro dei cori dei giannizzeri, quello dell'aria della primavera e quello delle mie speranze di allora.






