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Noi ci occupiamo di cosa farà Fini, loro tagliano i fondi al Terzo Settore. Tutto per la stabilità.

Creato il 20 novembre 2010 da David Incamicia @FuoriOndaBlog
Noi ci occupiamo di cosa farà Fini, loro tagliano i fondi al Terzo Settore. Tutto per la stabilità.
L’incertezza della crisi politica continua a tenere banco sui giornali, che si dilungano attorno all’interpretazione del videomessaggio di Fini, ma per fortuna qualcuno comincia ad accorgersi che i problemi reali non aspettano, e che la legge di Stabilità, appena approvata dalla Camera, sta mietendo vittime nel sociale, a partire dal taglieggiamento del 5 per mille, ridotto nelle previsioni da 400 a 100 milioni.
Parte in prima sul CORRIERE DELLA SERA il commento aspro di Isabella Bossi Fedrigotti: “La fine del cinque per mille”, mentre un ampio pezzo di Rita Querzè si trova a pagina 25. Partiamo dalle notizie e dalle reazioni del terzo settore. Taglio basso di pagina 23: “Il 5 per mille ridotto a un quarto. L’allarme delle associazioni”. Due tabelle chiarissime a corredo del pezzo. Nella prima si evidenzia l’andamento del 5 per mille negli ultimi anni: 400 milioni previsti nel 2007, 2008, 2009 e 2010, solo 100 nel 2011, a fronte di effettive erogazioni di 353 milioni nel 2007, poco di più, 397,3 milioni nel 2008, niente per ora per gli anni successivi. Nella tabella di destra l’andamento dei fondi statali di carattere sociale. In sintesi da 2520 milioni del 2008 siamo crollati a 349,4 milioni nella legge di Stabilità appena approvata, con una diminuzione in percentuale del 76,3%.
Ecco cosa scrive Rita Querzé: "Dal 2007 a oggi lo Stato ha destinato 400 milioni l'anno al 5 per mille. Per il 2011 in Finanziaria ci sono soltanto 100 milioni. Ma questo è solo l'ultimo schiaffo per il non profit. Da marzo sono state cancellate le agevolazioni sulle tariffe postali e così oggi inviare bollettini e comunicazioni ai sostenitori costa il 340% in più. Poi c'è il taglio al fondo nazionale per le politiche sociali: 435 milioni nel 2010, 35 nel 2011. «Sono questi i fondi che, una volta trasferiti alle Regioni e poi ai Comuni, servono ai municipi per finanziare le politiche sociali che nei fatti vengono portate avanti da associazioni di volontariato, onlus, cooperative sociali», fa il punto Marco Granelli, presidente di CSVnet, coordinamento nazionale dei centri di servizio per il volontariato. - racconta la giornalista del CORRIERE - Ieri le associazioni si sono mobilitate. A organizzare la protesta, insieme con CSVnet, il Forum del terzo settore e Consulta del volontariato. «Sui nostri siti le organizzazioni trovano un fax da inviare a presidente della Repubblica, presidente del Consiglio, presidenti di Camera e Senato», fa il punto Granelli. Ieri sera il taglio al 5 per mille è stato approvato dalla Camera nonostante un appello inviato al Parlamento da numerose associazioni, tra cui Emergency, Libera, Gruppo Abele, Greenpeace, Coordinamento Italiano Network internazionali, Medici senza Frontiere, Amnesty International, Telethon, Unicef, Save The Children. A presiedere l'aula l'onorevole Maurizio Lupi, Pdl, da sempre vicino al mondo delle associazioni. «Non posso che fidarmi del ministro dell'Economia - dice Lupi -. Giulio Tremonti ha assicurato che il prossimo aprile i fondi del 5 per mille saranno riportati a 400 milioni. O forse addirittura già durante l'esame al Senato. Domani il governo sarà impegnato da un ordine del giorno». Ma al mondo del non profit le rassicurazioni non bastano”.
E questo è il commento amaro di Isabella Bossi Fedrigotti, che riportiamo integralmente: “Un conto sono i tagli, mal sopportati, ma necessari; un conto è fare la cresta, pretendere una sorta di pizzo. L'espressione sembra descrivere bene l'operazione prevista dalla Finanziaria, e cioè che del 5 per mille destinato alle associazioni di volontariato e non profit, verranno distribuiti solo cento milioni; il resto lo intascherà lo Stato. Così, se negli anni passati queste organizzazioni ricevevano quattrocento milioni del totale raccolto, l'anno prossimo si dovranno accontentare di un quarto. Una mazzata, per la vasta galassia delle associazioni non profit, che, tra l'altro, non sono enti di beneficenza dediti alla carità, bensì parte integrante del welfare nazionale, nel senso che lo affiancano, lo supportano e in molti casi addirittura lo sostituiscono là dove con le proprie forze non è in grado di arrivare. Questa brutta sorpresa si aggiunge a quella arrivata nel marzo scorso che ha abolito le agevolazioni delle tariffe postali per le categorie che ne godevano, tra cui volontariato e non profit appunto, provocando un aumento di spesa del trecentoquaranta per cento che potrebbe salire l'anno prossimo fino al cinquecento per cento. - Così prosegue il suo commento - Considerando che le varie organizzazioni si fanno conoscere soprattutto grazie a comunicazioni e pubblicità postale, si può immaginare il danno. La prevedibile conseguenza è che non poche tra loro saranno obbligate a ridurre le attività se non a fermarsi del tutto. Tuttavia, a parte i pesanti vuoti che inevitabilmente si apriranno sul fronte dell'assistenza, più dannosa ancora è forse la crescente sfiducia e frustrazione che si diffonderà tra i cittadini. Non bastava che i fondi raccolti dal cinque per mille venissero distribuiti in ritardo di due anni: ora, ridotti di un quarto, saranno anche ripartiti in modo abbastanza arbitrario, senza davvero attenersi, cioè, alle indicazioni segnalate nella dichiarazione dei redditi. Sfiducia e frustrazione che contribuiranno ad allargare ulteriormente la distanza, già piuttosto marcata, tra cittadini e istituzioni”.
Mentre LA REPUBBLICA riserva solo un piccolo accenno in una breve in economia, la versione online del quotidiano diretto da Ezio Mauro approfondisce con un pezzo intitolato “5 per mille le organizzazioni non profit inviano un appello al Parlamento”. «Tagliare i fondi a disposizione del 5 x mille significherebbe limitare drasticamente la libertà dei cittadini di decidere come destinare la propria quota dell'imposta sui redditi direttamente a sostegno degli operatori del terzo settore»: denunciano alcune tra le principali associazioni non-profit, che hanno inviato un appello al Parlamento italiano e ai presidenti di Camera e Senato perché intervengano sulla legge di stabilità. «Con questo taglio del 75 per cento si bloccano o si limitano fortemente le attività delle associazioni di volontariato e degli enti di ricerca e si tradiscono sfacciatamente le scelte degli elettori», scrive Rosaria Amato.
IL SUSSIDIARIO.NET offre invece un bell'approfondimento intitolato “Perché il governo ha tolto l'80% dai fondi per il 5 per mille?”. Lo scrive Monica Poletto che va al nodo della questione: «Si pensa al cinque per mille come a un costo per il sistema e non alla sua funzione di allocazione di risorse in modo estremamente fruttuoso; allocazione che ha come ricaduta immediata un risparmio per le finanze pubbliche». Prosegue con due esempi. Il secondo è il Banco alimentare che «ha di recente stimato che il valore di un pasto distribuito agli indigenti tramite la propria rete organizzativa è pari a 0,080 euro. Pertanto 250mila euro di cinque per mille potrebbero essere la base necessaria per fornire almeno un pasto al giorno per circa 3 milioni di persone: se questo contributo venisse a mancare, quanto costerebbe allo Stato farsi carico direttamente dell’alimentazione dei cittadini indigenti?». «È veramente giunto il momento», conclude, «di iniziare a guardare le realtà del privato sociale del nostro Paese per quello che sono, cioè una risorsa. Pertanto è necessario che il Governo si impegni a stanziare in tempi brevi risorse adeguate per il cinque per mille per il 2011».
LA STAMPA ha un richiamo in prima pagina, in alto il titolo: «La scure della Finanziaria: Via il 5 per mille, Onlus in rivolta». A pagina 12 l’articolo di Giacomo Galeazzi. «La galassia del volontariato protesta per il taglio del 75% deciso dal governo e ratificato la settimana scorsa dalla commissione Bilancio di Montecitorio», scrive Galeazzi. «È una truffa ai cittadini che firmano per finanziarci», insorgono le associazioni, tra le quali vengono citate «Emergency, Libera, greenpeace, Medici senza frontiere, Amnesty International, Telethon, Unicef, Save the Children». Le onlus hanno scritto «una lettera ai presidenti di Camera e Senato per chiedere il ripristino dei 400 milioni di euro stanziati lo scorso anno» perché «la scure dell’esecutivo non rispetta la volontà dei cittadini che liberamente decidono di versare alle associazioni destinatarie la loro quota del 5 per mille con la dichiarazione dei redditi». Infatti «solo 100 milioni verranno distribuiti, mentre il resto sarà trattenuto allo Stato». C’è ancora tempo per arrestare l’iter legislativo: «Dopo Montecitorio il testo passerà al Senato, dove sarà licenziato, secondo il calendario stabilito dai capigruppo, entro la prima decade di dicembre». Spiega Galeazzi: «Le risorse sono state dirottate al finanziamento di altre voci: sono stati resi alle scuole paritarie 245 milioni dei 255 tagliati a luglio».
IL SOLE 24 ORE parla di legge di Stabilità a pagina 8, ma l’articolo di Marco Mobili non fa cenno al 5 per mille, soffermandosi su altri aspetti “Via libera a ecobonus e frequenze Tv”. IL SOLE si sofferma sulla «proroga dell'ecobonus del 55%; sostenuta da tutti i gruppi e promessa fin da subito dal governo, è stata di fatto ratificata ieri nel testo della legge di stabilità con l'approvazione unanime della Camera. E questo nonostante il bonus fiscale sia spendibile in 10 anni anziché nei cinque anni come avviene attualmente. Proprio sul cosiddetto "emendamento ecobonus", presentato dal relatore Marco Milanese (Pdl), si è vivacizzato ieri pomeriggio il dibattito dell'aula. Più in particolare per la parte della modifica relativa ai fondi da destinare alla ricerca e all'assistenza domiciliare dei malati di sclerosi laterale amiotrofica (Sla), che alla fine sono stati esplicitati in 100 milioni di euro».
AVVENIRE parla della Finanziaria alle pagine 10 e 11 sottolineando l’occasione persa sugli aiuti fiscali alle famiglie. Alla protesta per i tagli al 5 x mille è dedicato solo un piccolo box che riporta la nota congiunta del Coordinamento dei centri di servizio per il volontariato, il Forum del Terzo Settore, la Consulta nazionale del volontariato e la Conferenza delle associazioni e federazioni di volontariato e parla di “tradimento della scelta di quasi 15 milioni di contribuenti che hanno scelto di sostenere il volontariato e il Terzo settore. Irritato il deputato del Pd Luigi Bobba, che aveva presentato un emendamento per ripristinare la soglia di 400 milioni: «Il governo ci ha preso in giro, impedendo perfino la discussione della mia proposta».
Se era questa la stabilità da garantire, Presidente Napolitano, allora tanto valeva far cadere subito il governo, senza bisogno di concedere un mese per approvare qualcosa che, come si vede, entro pochi giorni avrà fatto tutti i suoi danni.
Fonte: www.vita.it/news/

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