Magazine Psicologia

Organizzazione della conoscenza e vissuto dello stress. 2 parte

Da Psychomer
By
Maurizio Mazzani
marzo 11, 2011Posted in: psicologia clinicaOrganizzazione della conoscenza e vissuto dello stress. 2 parte

Riporto le ultime righe della prima parte:
Le tracce, dunque, non sono semplicemente “rivissute” o “riattivate”, al contrario, i frammenti memorizzati sono utilizzati quale informazione per una nuova costruzione.
Parafrasando, ciò significa che ogni qualvolta giungano delle informazioni al nostro sistema mentale (es. nuovi dati prodotti da una esperienza in corso), la loro valutazione avviene in modo prettamente soggettivo, poiché l’elaborazione dell’informazioni si fonda, sia sulla presa in atto dei dati presenti (inerenti l’esperienza), sia sui dati pregressi (la sedimentazione conoscitiva già presente in memoria), che creando le aspettative su ciò che si sta conoscendo, ne determina l’interpretazione.

Il punto più che importante sul quale soffermarci è proprio questo: se tale conoscenza pregressa si è formata in condizioni disfunzionali d’interazione (reciprocità disadattiva tra genitori e figli) l’elaborazione dei nuovi dati, sarà purtroppo colorata da tale valenza disfunzionale, compromettendone così la costruzione in atto… ed ecco, dunque, sopraggiungere la psicopatologia
L’oggettività che erroneamente si ritiene possiedano le nostre idee, cade di fronte a tale realtà in cui (visuale costruttivista della conoscenza), ogni nostra costruzione è sempre e sempre un’invenzione! (un atto creativo per eccellenza), come ho più volte asserito.

Pertanto a ciò dobbiamo che il comportamento, da individuo ad individuo, e nello stesso individuo, da momento a momento, è differente; crediamo e pensiamo cose diverse, abbiamo mentalità diverse, cioè prevediamo cose diverse.
Precisando, il progressivo cambiamento di conoscenza ha luogo nel momento d’incontro tra la conoscenza posseduta, che crea aspettative e la verifica di queste con l’esperienza. In tale momento avviene la validazione e l’invalidazione, che costituiscono il dinamismo centrale dell’acquisizione di conoscenza.
L’invalidazione in particolare rappresenta l’occasione d’arricchimento e di sviluppo delle capacità previsionali (cioè possibilità di sostituzione di costruzioni errate). Inoltre, si può dire che l’incremento conoscitivo, (aumento di complessità cognitiva) ci consente una maggiore disponibilità di soluzioni, come anche una maggiore malleabilità al decentramento dalla propria visuale soggettiva, che è elemento centrale per il buon funzionamento psichico.

E’ il sistema di conoscenza dell’individuo, le sue convinzioni centrali in particolare (l’immagine posseduta di se stessi, es. buoni, altruisti, amabili, intelligenti, ecc., ecc.), che decidono il livello di vulnerabilità posseduto, e le reazioni psicofisiologiche che saranno messe in atto di fronte ad un potenziale agente di stress (agente che agisce potenzialmente invalidando o solamente ritenendo che invalidi proprio tali aspetti, centrali per la salute dell’individuo).
Insuccessi, rifiuti, perdite, è impossibile evitarli, ma dal punto di vista psicologico “non è importante l’evento in sé” come più volte affermato, quanto il modo con cui si reagisce, cioè la propria reazione emozionale. “Non è importante ciò che succede”, ma il modo come lo prendiamo rappresenta il fondamento della salute. A riguardo, ricordiamo per esempio, affermazioni di grandi autori come: C. Du Bois, secondo il quale le idee scorrette producono disagio psicologico; A. Adler, con la sua contrapposizione tra “intelligenza privata” e “senso comune”; Kant, il quale riteneva che le malattie mentali si manifestano quando una persona non riesce a correggere il suo “senso privato” con il “senso comune”; e persino in Marco Aurelio: “se ti è data sofferenza da qualche cosa esterna, non è questa cosa che ti disturba, ma il giudizio su di essa, ed è in tuo potere eliminare questo giudizio”; ancora in Epitteto, “gli uomini non sono mossi dalle cose, ma dalle visioni che di esse hanno”.
Pare dunque accertato, che il modello personale con il quale ci si pone in rapporto con la realtà, sia di indiscutibile centralità, per cui è bene non disconoscere l’importanza della struttura cognitiva tipica dell’individuo conoscente, quando si parla di valore stress.

Gli schemi cognitivi, che ciascuno sviluppa durante tutta la sua vita, si ancorano primariamente durante i primi anni, al contatto col mondo esterno e con le esperienze interne. Essi sono una specie di “filtro” attraverso il quale osserviamo il mondo e noi stessi in un modo che è specifico per ciascuno. Inoltre definiscono da un lato, le aspettative su ogni contesto e i calcoli possibili da compiere, dall’altro, le limitazioni conoscitive tipiche all’individuo al quale lo schema appartiene. Vediamo che questi schemi costituiscono proprio la capacità predittiva dell’individuo. Con ciò s’intende che, i sistemi viventi e le persone in particolare, modificano costantemente le proprie costruzioni del mondo, degli altri e di sé e che tale cambiamento rappresenta l’aumento della conoscenza, quindi della sua capacità di previsione.

Tali schemi, quando disfunzionali, costituendo una limitazione all’incremento conoscitivo, quindi della capacità di previsione, rappresentano la limitatezza del sistema e, l’essenza della nostra “vulnerabilità individuale”. Questi attivano facilmente pensieri negativi in maniera automatica, (non preceduti da riflessione), persistenti e talvolta talmente rapidi che sfuggono alla consapevolezza dell’individuo, costituendo parte della conoscenza automatica e/o inconsapevole.
L’attivazione di schemi disfunzionali e l’occorrenza di pensieri automatici negativi, si accompagnano costantemente ad esperienze emotive negative e ad una reazione comportamentale e biologica (lo stress), che è conseguente allo schema attivato.
Dunque, se un’esperienza “dannosa” la interpretiamo come catastrofica, ecco che il cuore, il sistema immunitario e il sistema digerente ecc. sono messi a grave rischio. Se la cosa è osservata sì come negativa, ma non tanto spaventosa da non poterla assorbire, la risposta dell’organismo è meno invasiva. Pertanto, l’attività biochimica cerebrale aumenta solo quel poco da permettere una risposta efficace, senza ridurci all’impotenza.

Oggi si è in grado di poter identificare, almeno in parte, i meccanismi tramite i quali fattori psicologici e sociali agiscono sui processi biologici. Se per esempio, l’individuo può determinare troppo poco la propria esistenza, o se le circostanze contrastano con il raggiungimento dei suoi scopi e dei suoi bisogni fondamentali di amore e d’attaccamento, l’esperienza ci dice che aumenta la “vulnerabilità” non solo alle malattie in generale, ma anche alle patologie neoplastiche.
La ricerca sperimentale indica che è particolarmente importante, ai fini degli effetti psicologici e fisiologici di un evento stimolo, la possibilità per il soggetto di esercitare un qualche controllo sull’agente stressante.
Qui entra in gioco l’importanza della percezione della propria efficacia, ciò significa come la mente si ponga di fronte ad un problema da risolvere o ad un obiettivo da raggiungere; argomento già trattato precedentemente in altro articolo.
In conclusione, per conoscere se certi eventi della vita correlano con un quadro di disagio psichico (presenza di ansia, angoscia, paure irrazionali, depressione, affaticamento mentale, rituali ossessivi ecc.), principalmente bisogna vedere in che modo si valutano e si affrontano le proprie esperienze!

Ti potrebbero anche interessare:

Diario di una Maniaco-Depressiva. #1Calcio: "arbitro venduto!”La percezione della propria autoefficacia quanto influisce sulla capacità di far fronte allo stress...“Scusa, non ti avevo visto”... stereotipi e pregiudizi etnico-razziali e non solo

About the Author

Organizzazione della conoscenza e vissuto dello stress. 2 parte
Maurizio Mazzani psicologo-psicoterapeuta. Guarda il mio profilo completo sulla pagina "chi siamo".

Potrebbero interessarti anche :

Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog

Possono interessarti anche questi articoli :

  • Le erbe mediche

    Dalla medicina naturale ecco alcune erbe adatte alle cure di varie patologie di origine comune come: lo stress, la cellulite, il gonfiore delle gambe, per... Leggere il seguito

    Da  Cristina Aloisi
    PER LEI, RIMEDI NATURALI, SALUTE E BENESSERE
  • Qualche suggerimento sulle migliori creme viso

    Qualche suggerimento sulle migliori creme viso

    Generalmente ci facciamo trasportare dai consigli delle amiche, dagli spot televisivi o da foto patinate sui giornali, ma la scelta della crema giusta per la... Leggere il seguito

    Da  Benesserestaff
    BELLEZZA, PER LEI, SALUTE E BENESSERE
  • Il Ginseng

    Il termine “Ginseng” proviene dalla parola cinese “rensheng” che significa “uomo” infatti la sua radice ha la figura di un corpo umano schematico. Leggere il seguito

    Da  Cristina Aloisi
    PER LEI, RIMEDI NATURALI, SALUTE E BENESSERE
  • Curarsi con il cibo: le 10 regole dell'immunonutrizione

    Curarsi cibo: regole dell'immunonutrizione

    Quali cibi possono aiutarci a rinforzare il nostro sistema immunitario e quindi a prevenire le malattie? È quanto indaga l'”immunonutrizione”, una scienza che... Leggere il seguito

    Da  Informasalus
    SALUTE E BENESSERE
  • Lo stress riduce la fertilità delle donne

    stress riduce fertilità delle donne

    Lo stress può ridurre la fertilità delle donne. È quanto emerge da uno studio condotto da un gruppo di ricercatori americani (Ohio State University... Leggere il seguito

    Da  Informasalus
    SALUTE E BENESSERE
  • Mindfulness per dormire meglio

    Incubi, sonno leggero, tachicardia, pensieri ricorrenti, loop mentali… Aiuto, come fare a prender sonno se si è immersi nello stress? Leggere il seguito

    Da  Slowsleep
    SALUTE E BENESSERE