Magazine Cucina
La pita è stata una vera rivelazione nella cucina dell’Antro! Un pane che si prepara con pochissimi ingredienti, di facile esecuzione e ottimo ad essere farcito in mille modi essendo un pane che in cottura si gonfia lasciando vuoto l’interno.
Curiosità: la pita è un pane lievitato tipico e il più diffuso dell’area medio orientale e del Mediterraneo che va della Grecia al Nord Africa sino all’Afghanistan. Viene chiamato anche pane arabo, siriano, libanese a seconda delle zone. Le origini di questo pane sono arabe e sono antichissime mentre il termine “pita” risale alla cucina greca nella seconda metà del novecento. Sull’origine del nome “pita” ci sono diverse teorie: chi lo fa derivare dalla parola greca moderna “Vassilopita” che significa torta; chi lo fa derivare dal termine greco antico pēktos che significa denso; chi lo fa derivare dall’ebraico “pat” che significa pagnotta. Vero è che il termine pita indica in maniera più generale il pane. La particolarità di questo pane è quello di venire cotto al forno ad altissime temperature facendo si che il pane gonfi rapidamente e rimanga vuoto al suo interno permettendo così di farcire questa tasca anche con sughi o salse (Hummus, tzatziki ) o per contenere il kebab o il gyros o il felafel.
Pita con Farina Integrale Ingredienti
250 gr di farina integrale (per l’Antro Farina Integrale Macinata a Pietra Ruggeri)
130 ml di acqua calda
1 cucchiaio di olio extravergine d’oliva
8 gr sale
20 gr di lievito madre in polvere (per l’Antro Lievito Madre Attivo in polvere al Germe di Grano di Ruggeri)
Preparazione
Nella planetaria (o a mano) impastare tutti gli ingredienti sino ad ottenere una palla liscia, elastica e soda. Se dovesse risultare troppo appiccicosa aggiungete un po’ di farina, se al contrario dovesse risultare troppo dura aggiungete qualche goccia di acqua calda. Fare lievitare coperta in luogo caldo per 1 ora. Preriscaldare il forno a 230°
Dividere l’impasto in 6 pezzi, appiattirli con il mattarello allo spessore di 1 cm scarso e metterli su una teglia foderata di carta forno. Infornare per circa 7 minuti o sino a doratura della superficie. Per non farle seccare appena escono dal forno mettere le pite in un sacchetto di carta. In forno questo pane si gonfia mentre l’interno resta vuoto pertanto si presta a molteplici farciture.
Pillole di Enologia: i vini del Medio Oriente
Nel Medio Oriente troviamo la viticultura più antica del mondo, qui c’è il Monte Ararat dove si racconta che Noè piantò la prima vite del mondo, anche se oggi la produzione di vino in questa zona è molto limitata. La Turchia è tra i maggiori produttori di uva da tavola e di uva passa ma solo il 3% diventa vino. In questa zona ci sono oltre 1000 varietà di vitigni autoctoni ma solo una sessantina vengono coltivati. Inoltre troviamo dei vitigni europei come il Gamay, il Pinot Nero, il Riesling, il Grenache e il Carignan. I vini bianchi presentano un po’ tutti sentori troppo ossidati mentre i rossi sono molto alcolici, ma negli ultimi anni si sta cercando di migliorare la qualità della produzione del vino con la consulenza di enologi esperti e avvalendosi di tecniche più moderne di vinificazione. Nel Libano la viticultura si concentra tutta nella valle della Bekaa, a circa 1000 mt di altezza con notti fresche e giornate di pioggia tali da non fare maturare l’uva troppo velocemente ottenendo così una produzione di buona qualità. A causa dell’influenza francese troviamo vitigni come il Cinsault, il Carignan, il Cabernet Sauvignon e il Syrah. Molto particolare e conosciuto anche all’estero è il vino rosso di lungo invecchiamento prodotto da Chateau Musar. Il Libano è famoso anche per la produzione del distillato “arrak” con il suo particolarissimo profumo di arance. In Israele la viticoltura è da sempre stata favorita sia dagli ebrei che dai cristiani e il vino ha sempre avuto una grande importanza. Nel ‘600 però tutti i vitigni furono distrutti dalle conquiste arabe, ma nel 1800 grazie alle donazioni del barone Edmond de Rothschild di Chateau Lafitte furono impiantati nuovi vigneti con vitigni sudafricani che ben si adattavano al clima di quelle zone. L’industria del vino così rifiorì grazie anche alla richiesta estera dei vini Kosher. Attualmente i vitigni più coltivati sono il Carignan, il Grenache, l’Alicante, il Sémillon, lo Chenin Blanc, il Moscato di Alessandria, il Cabernet Sauvignon, il Merlot, lo Chardonnay e il Riesling. L’obiettivo dei produttori vitivinicoli israeliani è quello di realizzare vini sempre migliori e pregiati da offrire a livello mondiale.
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