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Puglia, appalti rifiuti truccati. Assessori in manette

Creato il 14 dicembre 2013 da Makinsud

guardia di finanzaSolo poche ore fa, nell’articolo riguardante la nuova tassa sui rifiuti in vigore in Puglia dal 1°gennaio 2014, Andria risultava tra i “Comuni ricicloni” del 2013. Un premio assegnato da Legambiente Puglia alle città con la più alta percentuale di raccolta differenziata nella regione. Un primato, però, non propriamente pulito. Per la Procura di Monza, infatti,  il servizio di smistamento rifiuti di Andria era stato assegnato con una gara d’appalto truccata, con l’obiettivo di favorire l’impresa lombarda Sangalli.

Il bando in quesione, l’Ato Bari/1 valido per i comuni di Andria e Canosa,  conteneva dei requisiti molto difficili da rispettare: ad esempio, chiedeva alle imprese contendenti di aver servito almeno 120mila abitanti nell’arco di 3 anni, includendo però un Comune con un minimo di 90mila abitanti. Peccato che in Italia i Comuni con minimo 90mila abitanti sono solo 54 e solo 11 di questi hanno la raccolta rifiuti gestita da privati.  E le aziende italiane in grado di soddisfare queste richieste erano solo due:  Ecolife (di Canosa) e la Sangalli, per l’appunto. Va da sé che la Sangalli ha praticamente partecipat0 all’appalto quale unica pretendente (e ovvia vincitrice). In cambio l’azienda di Monza avrebbe accettato le condizioni di Francesco Lotito, assessore all’Ambiente di Andria: 50 posti di lavoro (quelli accertati in realtà sono però 31) e 1 milione di euro solo per lui.

Così, sono immediatamente scattati i procedimenti di arresto per lo stesso Lotito (accusato di corruzione), per i fratelli Giorgio e Daniela Sangalli, mentre per altri 12 persone sono stati chiesti i domiciliari: con un totale di 41 misure cautelari messe in atto dalla Guardia di Finanza.
Per Giancarlo Sangalli, il titolare dell’impresa, l’arresto non è stato possibile, datà la sua età, ma dovrà rispondere di corruzione, così come Vito Mauro Caputi (un dipendente della Daneco, altra impresa del settore), che secondo la Procura ha ricoperto il ruolo di intermediario tra Lotito e la Sangalli.
Gli imprenditori monzesi, infatti, sapendo che Lotito era già indagato per un altr appalto di rifiuti falsato (questa volta a Trani), hanno evitato il contatto diretto, affidandosi a Caputi il quale, tra l’altro, ha preteso una ricompensa in denaro.

Come se ce ne fosse bisogno, a complicare ulteriormente la posizione di Giorgio Sangalli ci sono delle intercettazioni telefoniche con il padre Giancarlo, nelle quali Sangalli jr assicura il padre della vittoria della gara d’appalto e che aveva dato i soldi all’assessore, alla presenza della sola moglie di Lotito.
A conferma di ciò, anche una serie di foto scattate dai finanzieri alla stazione di Termini di Roma, l’11 ottobre del 2012. Nella sequenza, si vede  Sangalli jr con una valigetta, messa poi in una busta della Coin che Lotito aveva in mano. Quella valigetta conteneva 70mila euro, è probabilmente la parte restante del milione promesso all’assessore. È lo stesso Giorgio a raccontarlo in una seconda intercettazione alla sorella Daniela,  spiegandole che la consegna era avvenuta in un angolo del Mc Donalds.

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