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Renato curcio compie 70 anni, e’ stato il fondatore e poi l’ideologo l’ideologo delle brigate rosse

Creato il 03 novembre 2011 da Madyur
Ora a settant’anni  fa l’editore , ma alle sue spalle ci sono violenze e morti ammazzati. Lui era il capo delle Brigate Rosse , Renato Curcio. Il suo modo di pensare non è cambiato molto dai tempi dell’Università, certo è cambiato il modo per diffonderlo: il mondo era diviso in buoni e cattivi, il nord e il sud, in bianco e nero, senza nessun tono grigio.
curcio PRIMA E DOPO
Sua madre si chiamava Jolanda ed era una ragazza madre. Suo padre è Renato  Zampa, fratello del regista Luigi, in quel tempo troppo distratto per occuparsi di lui. Si sarebbero conosciuti più avanti, ma non funzionò.
Jolanda era una valdese e aveva portato il piccolo Curcio a Torre Pelice, capitale di quella fede. Fu affidato a una famiglia con cui visse per anni , intrisi d’odio a causa dei  nazifascisti che imperversavano e seminavano lutti.
Si diplomò. Dissero che in quel tempo era più vicino alla destra che alla sinistra , smentì. Poteva avere  un posto sicuro alla Pirelli ma scappò quando vide qual era il suo reparto. E scappò anche da casa. Per un anno e mezzo visse a Genova come un clochard.Più tardi fu attratto dall’Università di Trento, così diversa dalla altre. Si iscrisse a Sociologia. Studi intensi e presa di coscienza, i corsi di Francesco Alberoni e di Sabino Acquaviva, la creazione di un gruppo denominato “Università Negativa”.
Conobbe Margherita Cagol nel 1966, ragazza da una rigida educazione borghese, serio impegno con Mani Tese , movimento a favore degli indios dell’Amazzonia. Si sono sposati nel santuario di San Romedio di Val di Non , poi il trasferimento a Milano. Nelle Br lui era l’ideologo, lei la “compagna Mara” la grande organizzatrice. Il 5 giugno 1975 durante una sparatoria, dove morì anche un carabiniere, rimase uccisa in una cascina dell’Alessandrino , dove teneva in sequestro l’imprenditore dello spumante Vittorio Vallarino Gancia.
Dalla strage alla Banca dell’Agricoltura ( 12 dicembre 1969) , in piazza a Fontana a Milano, l’Italia non sarebbe più stata come prima. Con la rabbia di non sapere i colpevoli si insinuava su tutti la paura di un colpo di stato fascista : l’editore Feltrinelli ne fu ossessionato e in clandestinità creò un gruppo di armi chiamato Gap. Morì il 14 marzo 1972, a Segrete, sotto il traliccio che stava minando.
Curcio faceva parte del Cpm (Comitato politico metropolitano) , subito dopo la clandestinità e la lotta armata. “Ci chiameremo Brigata Rossa” disse Margherita Cagol. Alle armi della propaganda furono sostituite con la propaganda delle armi. Gli operai, con la rabbia per le ingiustizie, sarebbero stati l’esercito rivoluzionario. Le Br dovevano essere , invece , il detonatore.
Dapprima ci furono comizi volanti, incendi dolosi, volantinaggi , espropri , che poi erano le rapine per autofinanziarsi. Tra il 1970 e il 1974 processi proletari per sindacalisti ritenuti infedeli , dirigenti d’industria e magistrati nemici del popolo. Il 17 giugno 1974 si sparse tanto sangue nella sede del Msi (Movimento Sociale Italiano) a Padova : furono trucidati Mazzola e Giralucci. Dopo anni le Br si incolparono anche di quel fatto. Si ripeteva che Curcio era l’ideologo  e secondo Carlo Alberto Dalla Chiesa , generale ucciso dalla mafia in seguito, arrestato lui le Br sarebbero morte.
Tra le Br fu infiltrato Silvano Girotto , ex frate con trascorsi nella guerriglia in America Latina. L’8 settembre 1974 caddero nelle mani dei carabinieri Curcio e Franceschini, un altro dei fondatori. Anno dopo anno furono arrestati militanti e fiancheggiatori. Pareva finita, ma fu l’inizio. Armi alla mano, un gruppo guidato da Margherita liberò Curcio dal carcere, ma fu ripreso subito dopo a Milano. E processato a Torino con il nucleo storico.
Il processo cominciato  il 17 maggio 1976 , si concluse due anni più tardi. Le Br lo chiamavano il processo di guerriglia e significava guerra totale , dentro e fuori dall’aula. Torino era terrorizzata, fu difficile organizzare una giuria popolare. Il tempo fu scandito da omicidi eccellenti : Francesco Coco , procuratore generale della Repubblica a Genova e della sua scorta; Fulvio Croce , presidente dell’Ordine degli avvocati di Torino ; Carlo Casalegno , vicedirettore de La Stampa; Rosario Berardi , maresciallo di polizia; Aldo Moro.
La sentenza arrivò il 28 giugno 1978. Tutti condannati, per Curcio 14 anni e 9 mesi. Nel 1993 uscì dal carcere ed è tornato a fare notizia. Non si è mai pentito. Nel ‘95 si risposa e diventa padre.

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