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Senato: le province e il braccio di ferro tra Renzi e opposizione

Creato il 25 marzo 2014 da Libera E Forte @liberaeforte

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Le opposizioni si mangiano le mani per non essere riuscite a dare “la prima, sonora scoppola” al governo Renzi sul disegno di legge Delrio. La definizione è del grillino Vito Petrocelli, che commenta così lo scarto di appena 4 voti con cui è stata respinta la pregiudiziale di costituzionalità presentata dai 5stelle. E il provvedimento ha seriamente rischiato di essere affossato, visti i 112 voti a favore della pregiudiziale, mentre i no sono stati 115, più una astensione (che al Senato vale come un no). “Una grande occasione mancata”, scrive il capogruppo di Forza Italia, Paolo Romani, in un sms di rimprovero rivolto ai 17 senatori del suo gruppo assenti dall’Aula al momento del voto. Quello che le opposizioni contestano è il ricorso alla legislazione ordinaria per modificare una materia che è in realtà disciplinata dalla Costituzione.

A dispetto delle scaramucce in Aula, però, si parla di un accordo bipartisan per la calendarizzazione urgente di un disegno di legge costituzionale per l’abolizione delle province. Il 26 marzo l’Aula vota proprio questa proposta, su richiesta del grillino Crimi. Un piccolo colpo di scena, vista anche la mattinata in commissione Affari costituzionali, dove esecutivo e maggioranza sono stati battuti due volte sugli emendamenti. Determinante è stata l’assenza del senatore di maggioranza Mario Mauro di Per l’Italia. Che ha parlato di una “assenza politica” dalla discussione su un testo che “non regge dal punto di vista costituzionale e fa acqua da tutte le parti”. Il relatore, Francesco Russo del Pd, minimizza e scommette che il disegno di legge sarà approvato.

Dopo il voto finale il testo deve tornare alla Camera e va approvato entro fine mese, per evitare che a maggio si torni a votare per le province in scadenza e per quelle già commissariate.

MC


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