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Ti sposo ma non troppo: Amore 2.0 – La recensione

Creato il 17 aprile 2014 da Oggialcinemanet @oggialcinema

Ti sposo ma non troppo: Amore 2.0 – La recensione

17 aprile 2014 • Recensioni Film, Vetrina Cinema

Ti sposo ma non troppo: Amore 2.0 – La Recensione

Dieci anni trascorsi a guadagnarsi un posto tra le tavole del palcoscenico – passando con estremo consenso di pubblico e critica dai teatri off a quelli più grandi – e a schivare ciò che definisce la ‘trappola della storia d’amore’. Poi Gabriele Pignotta si ‘arrende’ all’amore, ed è proprio con una classica love story nell’era del digitale che decide di affrontare il suo esordio alla regia sul grande schermo.  Senza però allontanarsi dal suo ‘teatro cinematografico’, che si nutre di continui cambi di location, dissolvenze e una colonna sonora sempre molto presente. Teatro che si fa cinema e viceversa: una lezione che il giovane regista fa propria anche al debutto in sala con ‘Ti sposo ma non troppo’, scegliendo di adattare l’omonima commedia teatrale da lui stesso scritta e diretta alcuni anni fa e che insieme a ‘Una notte bianca’ e ‘Scusa sono in riunione, ti posso richiamare?’, diventarono un vero e proprio fenomeno nazionale.

Ti sposo ma non troppo rappresenta ancora una volta un’occasione per sprofondare in una carrellata di tipi umani, tra vizi e virtù degli italioti alle prese con l’amore 2.0 che diventa il pretesto drammaturgico per inserire alcuni clichè noti della commedia degli equivoci: dallo scambio di identità al travestimento, agli inganni che ne conseguono.

Pignotta catapulta così sul grande schermo quattro personaggi, orchestrandone destini e amori in un bizzarro racconto che finirà per farli inevitabilmente incontrare.

Ti Sposo Ma Non Troppo

Da un lato le avventure romantiche di Andrea (Vanessa Incontrada), una giovane donna delusa dall’amore dopo essere stata abbandonata sull’altare da un promesso sposo in fuga, e di Luca (Gabriele Pignotta), un fisioterapista single che si fingerà psicologo per sedurla; dall’altra gli ormai consolidati rituali di accoppiamento di Carlotta (Chiara Arancini) e Andrea (Fabio Avaro),  che entrano in crisi alla vigilia del matrimonio. Tra una chattata e l’altra, in una bagarre di alter ego virtuali e dialoghi serrati la storia si sviluppa mantenendo una sua coerenza e un ritmo comico che vorrebbero lasciar pensare a una certa commedia romantica americana (“Love actually”, “Notting Hill”, “Quattro matrimoni e un funerale”); se non fosse che più di una battuta fa troppo spesso affidamento a clichè e stereotipi che finiscono con il banalizzare situazioni altrimenti originali e ben orchestrate.

Peccato anche che “Ti sposo ma non troppo” rimanga ancorato a un impalcatura teatrale che sul grande schermo appare fin troppo forzata ed eccessiva.  E teatrale è il background della maggior parte del cast:grande lezione di arte comica arriva dal duetto Paola Tiziana Cruciali-Paolo Triestino nei panni dei genitori dei futuri sposi; e anche gli altri componenti si dimostrano all’altezza del compito seppur dentro i limiti di certi prototipi che troppo spesso ne minano la credibilità. Menzione speciale a Francesco Foti (il fratello disabile del protagonista), capace di dar vita nei pochi minuti in cui va in scena a un personaggio ricco di sfumature. Consolatoria come solo le commedie romantiche sanno esserlo “Ti sposo ma non troppo” ha però il merito di fare da apripista, con piccoli aggiustamenti, a un rinnovamento della comicità nostrana.

Di Elisabetta Bartucca per Oggialcinema.net

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